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Aree interne & sviluppo

Dalle mele alla birra, le cooperative di comunità ‘motore’ per l’economia delle aree interne

L'esempio di Castel del Giudice per questo nuovo modello di sviluppo nelle zone a rischio spopolamento. Dal 1 gennaio del 2020 fino al 31 maggio sarà attivato il secondo bando di Confcooperative-Fondo Sviluppo sulla cooperazione comunitaria: finanziamenti tra i 700mila euro e il milione per consentire l'avvio di attività nei piccoli Comuni.

Le aree interne sono il 60% del territorio, ma sono abitate solo dal 22% della popolazione. Ecco perché si parla di rischio spopolamento. Per queste zone Confcooperative intravede “uno sviluppo nuovo” che consentirà al Molise “di evitare l’accorparmento ad altre regioni”. Ne è convinto il presidente Domenico Calleo che ha illustrato il suo punto di vista nel corso del workshop – che si è svolto nella Sala della Costituzione della Provincia di Campobasso – organizzato da Confcooperative Molise e Centro Servizi.

Le cooperative di comunità possono essere un ‘motore’ per l’economia aree interne. Nella nostra regione ci sono già esempi significativi, come quello di Castel del Giudice, che ha sviluppato un modello che viene portato in giro per l‟Italia. “La partecipazione dei cittadini – la premessa del sindaco Lino Gentile che ha partecipato al seminario – è fondamentale per trasformare i piccoli centri in laboratori di progetti e per il coinvolgimento dell’imprenditoria affettiva, ovvero di persone che hanno avuto fortuna altrove”. Ed ecco di cosa si parla: “Le nostre mele biologiche forniscono le mense di Napoli e Roma ma non quelle di Campobasso e Termoli. Ancora, c’era una scuola chiusa da anni che abbiamo trasformato in Rsa. Le risorse provengono spesso da 25-30 cittadini più facoltosi che aiutano il proprio paese d‟origine. Fra poco produrremo una birra fatta al 100% con ingredienti molisani. E poi Borgotufi, che è diventato un albergo diffuso partendo da vecchie stalle abbandonate”.

Al centro del dibattito, dunque, i residenti dei piccoli Comuni, chiamati a organizzarsi e a creare imprenditoria. Un bar, un ristorante, un bene in disuso, un percorso turistico: si può partire da qui per sviluppare un progetto accattivante. E i fondi? “A partire dal 1 gennaio del 2020 fino al 31 maggio – spiega Vittoria Ventura di Fondo Sviluppo – sarà attivo il secondo bando di Confcooperative-Fondo Sviluppo sulla cooperazione comunitaria con risorse tra i 700mila euro e il milione per consentire l’avvio di attività di questo tipo, il tutto supportato dal Sistema di Servizi di Confcooperative”.Grazie al primo bando sono partite 33 cooperative di comunità, ma nessuna richiesta è arrivata dal Molise. E questa è la nota negativa emersa durante il workshop. 

In Italia, del resto, sono nate cooperative di comunità collaudate, come ha spiegato il massimo esperto in materia, Giovanni Teneggi, referente nazionale cooperazione di comunità di Confcooperative nazionale: “A Dossena, in provincia di Bergamo, è stata riaperta una vecchia miniera, chiusa da 40 anni, da parte di un gruppo di giovani che ne ha fatto un posto culturale. Sono state riprese le antiche feste, le sagre e hanno riaperto un vecchio albergo chiuso che è stato ceduto gratuitamente dal vecchio proprietario. Ora la cooperativa ha cinque assunti, una pizzeria e da valle risalgono per le serate che si organizzano a Dossena”.

Ci sono altri esempi virtuosi. Come quello di Perugia, dove un gruppo di persone “ha deciso di riaprire un teatro chiamandolo ‘Post Modernissimo’ grazie al contributo dell’intero quartiere, con un’attività di crowfounding. Poi la cooperativa ‘Briganti del Cerreto’, a Cerreto Alpi (Reggio Emilia), ha deciso di riappropriarsi dei propri boschi attirando giovani a trasferirsi lì. E ancora, a Toscolano Maderno, in provincia di Brescia, centro sul lago di Garda che vive di rendita grazie al turismo, i giovani hanno ripreso le attività delle vecchie cartiere del 1300″.

Non solo al Nord: modelli positivi ci sono anche al Sud. “C’è anche il rione Sanità a Napoli, dove spesso è difficilissimo pensarsi nel futuro. Nel 2009 è nata la cooperativa La Paranza che ha iniziato ad occuparsi delle vecchie catacombe napoletane nascoste e non utilizzate. Oggi hanno 200mila visite”.

Il docente dell’Unimol, professore Luigi Mastronardi, ha messo a punto una metodologia che definisce il ruolo delle cooperative di comunità e “individua un nuovo paradigma di sviluppo locale. Al termine degli studi è venuto fuori che 66 Comuni molisani sono afflitti da fragilità economica e sociale e come area pilota è stata presa quella del ‘cratere sismico’. In questo senso le cooperative di comunità potrebbero rinvigorire quei territori”.

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