Casa, ufficio e cocaina: in Molise le organizzazioni criminali hanno il “colletto bianco”

Si fanno spazio nuove dinamiche nel tessuto economico della regione: il traffico di stupefacenti - ma non solo quello - è sempre più gestito da broker in cravatta che lavorano per i clan della criminalità organizzata. Aspetti emersi durante un incontro organizzato all’Unimol dalla Scuola superiore della magistratura e dall’osservatorio antimafia del Molise

La normalità per coprire l’illegalità. Il perbenismo (accattivante) per mascherare spregiudicatezza e intenzioni tutt’altro che pulite. Giacca e cravatta per unire alla dialettica inappuntabile anche un aspetto piacente e rassicurante.

Quelli che in Molise – anche in queste ore – stanno provando a conquistare fette di mercato in difficoltà (riciclando denaro) o stanno lavorando alla gestione del traffico di droga con tecniche manageriali, sono insospettabili. Incensurati. Professionisti: “colletti bianchi”.

E’ l’evoluzione dello spaccato criminale che si sta facendo strada sul territorio regionale e nelle valutazioni della Direzione distrettuale antimafia.

L’occasione che il Capo della Procura Nicola D’Angelo ha colto per lanciare questo allarme  – fortificato da una consapevolezza perentoria – , è stato l’incontro che si è tenuto all’Unimol organizzato dalla Scuola superiore della Magistratura e dall’Osservatorio antimafia del Molise. Presente Nicola D’Angelo ma anche il procuratore generale Guido Rispoli. Con loro Vincenzo Musacchio e i docenti Daniele Colucci e Davide Barba.

“Mafia e droga in Molise”, un titolo che stuzzica curiosità e domande sullo stato delle cose, rispetto alle quali D’Angelo con una frase ad effetto, apre ad un momento di smarrimento tra i presenti: “La lotta alla droga la stiamo perdendo”. Una provocazione la sua, per dire che nonostante l’allarme dei numeri, gli arresti, le inchieste, gli indagati, in “Molise manca la consapevolezza che c’è in atto questa guerra”.

Nell’ultimo anno, soltanto a Campobasso, la procura ha adottato 60 misure cautelari (senza considerare gli arresti in flagranza): numeri dieci volte superiori a quelli degli anni precedenti.

Tutte le rapine accertate con l’arresto degli autori nell’80 per cento dei casi, avevano a che fare con la droga.

I furti? Quando scoperti e arrestati la maggior parte dei colpevoli era legata al mondo degli stupefacenti.

Eppure i molisani questo spettro che respira sul collo dei figli sembra non l’avvertano. Se sia per incoscienza o per esorcizzare la paura questo è difficile dirlo, ma in ogni modo la condotta della comunità locale non modifica di una virgola la difficile situazione che si respira e non solo laddove c’è degrado. Perché la cocaina, a Campobasso, gira ovunque: negli uffici, nelle strutture pubbliche e private, nelle scuole, nelle case.

“Noi continueremo con azioni di prevenzione e di repressione – ha continuato D’Angelo – ma è chiaro che qualcosa deve cambiare nella cultura dei molisani”.

Dicevamo, dunque, la cocaina: è lei l’affare molisano (e ovviamente non solo molisano).

droga e mafia in molise

La droga più costosa, quella che garantisce guadagni rilevanti, la sostanza che fa sentire “meno tossico” chi la consuma, ignaro (appunto) della devastazione che lo aspetta da lì a poco.

Fiumi di cocaina lungo le strade di Campobasso dove adepti di organizzazioni criminali pugliesi o campane fidelizzano i pusher locali, pronti a ridimensionarli appena loro, i boss, entrano in confidenza con il giro dei consumatori assumendo il controllo della piazza.

Nella sua disamina, il capo della Procura, parla quindi dei nuovi volti che si stanno affacciano alla regione: prima facie inappuntabili, celano vere e proprie associazioni a delinquere.

L’impressione è che la Dda abbia scoperchiato  una pentola bollente. Ma D’Angelo non va oltre l’allarme e la provocazione, non svela atti e né scopre le carte. Insinua però il sospetto che qui, in questo territorio, molto è cambiato e se la giustizia inquirente non si è fatta cogliere impreparata portando avanti indagini concluse o prossime alla conclusione, meno pronti ad affrontare questo scontro con l’illegalità dilagante che arriva dai sicari della criminalità organizzata è la popolazione. Probabilmente rimasta ancorata alle ormai vecchie convinzioni che questa sia una terra “immune”, un’isola felice preservata e intoccabile. Non è così. “Isole felici non ne esistono più” ha detto anche recentemente Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale antimafia.

Anche il procuratore generale Guido Rispoli citando qualche dato che anticipa la relazione dell’anno giudiziario, ammette che abbassare la guardia per come stanno le cose in questo momento sarebbe “non pericolo ma pericolosissimo”.  E l’uso del superlativo, non è casuale ma voluto.

Perché se è vero che non ci sono clan organizzati di matrice molisana, le infiltrazioni quelle invece insistono ed esistono.

Nomi apparentemente  inappuntabili, facce pulite che con giacca e cravatta sono riusciti ad introdursi nel mercato locale tramite iniziative legate ad affari scellerati, come il riciclaggio di “denaro sporco”.

Il mondo dell’economia molisana, misera e maltrattata, ha incontrato quello delle mafie con colletti bianchi vestiti di legalità che, a differenza delle tute blu (gli operai), non si sporcano le mani ma infettano il territorio con i soldi dello spaccio e del crimine.

droga e mafia in molise

Le cosche hanno bisogno di loro per conquistare terre ancora ‘inconquistate’ , e sono loro – i signor Wolf che risolvono i problemi – manager abili che hanno frequentazioni e agende telefoniche di un certo livello,  quelli sui quali la Dda di Campobasso non ha intenzione di abbassare la guardia.