Cambiare il Balduzzi per salvare la sanità: il Ministero apre, ma le Regioni tentennano. “Il Molise faccia la battaglia anche da solo”

Dopo le criticità sul Patto della Salute espresse dal Governatore Toma, arriva la risposta del Mef che evidenzia come le Regioni non abbiano chiesto la modifica al decreto ministero che taglia ospedali e servizi.

La modifica al Decreto Ministeriale numero 70 del 2015, quello che riorganizza la rete ospedaliera meglio conosciuto come Decreto Balduzzi, è più che mai essenziale per la sanità molisana.  Sono fondamentali le deroghe specifiche che consentono alla nostra regione di conservare i presidi ospedalieri esistenti con le specialistiche necessarie alla cura dei cittadini.

Il Comitato San Timoteo di Termoli, impegnato da anni in questa battaglia, rivolge un nuovo appello al presidente Toma affinché, “supportato dalle delegazioni parlamentari, dai consiglieri regionali ma anche dai sindaci e da tutte le associazioni di categoria, si faccia portavoce della necessità di rivedere i parametri imposti dal decreto, combattendo questa battaglia con ogni mezzo”.

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E questo, chiarisce il comitato, “anche se le altre regioni hanno poco o zero interesse alla modifica del Balduzzi”. Dopo la richiesta avanzata dal governatore Donato Toma qualche giorno fa, è arrivata la risposta del Ministero dell’Economia e delle Finanze in relazione alle rimostranze espresse per il mancato articolo di modifica del Balduzzi nell’ultima bozza del Patto per la Salute, come riferito in un articolo recente di Primonumero, in cui si mette in evidenza che l’articolo salva-Molise sarebbe sparito dal documento.

 

È chiaro, dalla risposta dei tecnici ministeriali, che le regioni non hanno mai fatto richiesta esplicita. Il documento cita testualmente: “Resta ovviamente inteso che, qualora le regioni in sede di valutazione del testo del nuovo Patto per la salute proponessero il reinserimento dell’inciso relativo alla modifica del D.M. 70/2015, detta proposta potrebbe essere valutata con attenzione, segnalando comune che in fase di redazione del testo del nuovo Patto per la salute le regioni medesime (costantemente coinvolte) non hanno avanzato richieste in tal senso”.

Ospedale Cardarelli Campobasso senologia

Una conferma pertanto che l’articolo 16 è scomparso nella nuova bozza del Piano. Probabilmente sono le stesse regioni a temerlo, anche perché con l’adozione del decreto ministeriale 70 altri territori più grandi e popolosi del Molise hanno comunque conservato una rete ospedaliera adeguata, con specialistiche previste dal Dea di II livello. Per la nostra regione invece, che non arriva 310mila abitanti, il Balduzzi ha comportato un drastico taglio, con un solo un ospedale di I livello (il Cardarelli) e due ospedali di base, il San Timoteo e il Veneziale di Isernia. Declassati a case della salute gli ospedali di Venafro e di Larino, mentre Il Caracciolo di Agnone sulla carta resta ospedale di area disagiata.

Secondo il Ministero anche in assenza di specifiche modifiche al Balduzzi  il nuovo Patto per la Salute apre comunque a “interventi di integrazione o modifica dei parametri della rete ospedaliera”, ma non può bastare, come ribadisce il Comitato San Timoteo attraverso Nicola Felice, che domani sarà a Campobasso per il Consiglio regionale monotematico sulla sanità.

Una assemblea alla quale probabilmente Toma mancherà, assente giustificato perché impegnato a Roma nella conferenza delle Regioni. “Oggi e in questo momento – chiarisce Felice – è più che mai importante chiedere esplicitamente una modifica al Balduzzi che possa salvare il salvabile”.