Barista morto per overdose, stretta sul pusher: interrogato dai carabinieri

Gli uomini dell’Arma hanno individuato l’uomo che avrebbe ceduto la dose letale al 35enne trovato senza vita il 10 giugno scorso, nella sua abitazione di via Veneto. Il pusher sarebbe stato inchiodato da un’intercettazione e da un testimone. L’indagine verso le battute finali

Non è un insospettabile e non è un incensurato, il venditore di morte che i carabinieri del nucleo operativo avrebbero inchiodato dopo mesi di accertamenti e verifiche.

I militari di via Mazzini hanno seguito la pista di un’intercettazione e poi quella di una testimonianza. Poi gli accertamenti incrociati e l’ipotesi di reato prevista nel 586 del codice penale: la morte conseguente ad altro delitto (che in questo caso è lo spaccio di stupefacenti).

Il corpo senza vita di Marco Caccavaio, giovane barista di 35 anni, fu trovato il 10 giugno scorso nella sua abitazione di via Veneto.

Fu l’inquilino del piano inferiore a dare l’allarme perché dall’appartamento (quello del 35enne) c’era un’inspiegabile perdita d’acqua. Quindi l’arrivo del 115 e il drammatico ritrovamento del giovane coricato nel bagno.

Titolare di un bar in via Garibaldi, conosciuto da molti, era morto da alcune ore e i soccorsi quella mattina non fecero altro che certificare – purtroppo – il decesso. Dunque  le indagini dei carabinieri intervenuti sul posto, durate diverse settimane, e nei prossimi giorni l’epilogo, forte anche del risultato dell’esame autoptico disposto sulla salma ed eseguito i giorni successivi al ritrovamento della salma.

 I carabinieri avrebbero quindi risposto ad una serie di interrogativi: e cioè cosa è accaduto nei drammatici momenti in cui il suo cuore ha smesso di battere? E soprattutto, chi c’era con lui?

Determinante per le risposte sarebbe stata una testimonianza ma anche una sorta di ammissione del presunto colpevole che avrebbe confessato di essere stato lui il venditore di morte. Due elementi sufficienti ad inchiodarlo assieme ad una serie di altri aspetti circostanziati e definiti dall’attività investigativa degli uomini dell’Arma e rispetto ai quali ora la procura dovrebbe formalizzare eventuali richieste a carico del pusher che fra l’altro risulta già indagato in diversi procedimenti e dunque è un nome e un volto non nuovo al fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti.