Anche i medici bocciano il nuovo Piano operativo. E il Consiglio regionale chiede modifica al Balduzzi

Anche il sindacato dei medici protesta: "Con questo Pos viene abolita la sanità molisana: non si garantiscono i livelli essenziali di assistenza". Intanto scintille e polemiche durante la riunione di palazzo D'Aimmo dedicata alla sanità: approvati due ordini del giorno. M5S contesta: "Troppo poco, ma pure dai commissari non abbiamo ricevuto tutte le risposte che ci aspettavamo".

“Invece di investire sulla sanità regionale si preferisce esternalizzare verso Benevento, Napoli, Vasto o Foggia”. Per questo motivo anche i medici bocciano il Piano operativo 2019-2021dei commissari Angelo Giustini e Ida Grossi, ascoltati ieri (10 dicembre) in Consiglio regionale.

Nelle stesse ore è scesa in piazza contro il nuovo Pos anche una delegazione di Federazione Italiana Sindacale Medici Uniti, guidata dal segretario regionale Ernesto La Vecchia. Il Piano Operativo sanitario è stato definito con un gioco di parole un “POS imPOSsibile, sordo e cieco”, “calato dall’alto” e che “non tiene conto delle necessità dei cittadini e tantomeno degli operatori del settore”. Dunque incapace di “garantire i livelli essenziali di assistenza”. Anzi, per il sindacato dei medici “si abolisce, di fatto, la sanità regionale del Molise”. 

A detta del dottor La Vecchia, è necessario pianificare “una sanità moderna e a misura d’uomo”. Invece il programma che è al vaglio dei Ministeri “non prevede investimenti, e una adeguata programmazione, per il potenziamento e la modernizzazione dei servizi sociosanitari sul territorio. Al contrario punta tutto sulla esternalizzazione di segmenti del Servizio sanitario regionale alle regioni limitrofe, Benevento, Napoli, Vasto o Foggia. Si continuano così a dilapidare risorse economiche di tutti per una mobilità passiva sempre crescente dei pazienti molisani”.

La mobilità passiva, ossia il numero di pazienti che si cura fuori regione, è aumentata: nel giro di sei anni, sono lievitate le spese che la Regione paga. Dai 51 milioni di euro del 2021 si è passati agli 80 del 2018: numeri che gli stessi commissari hanno fornito in Consiglio regionale. La sanità è stato il tema affrontato nell’Aula di palazzo D’Aimmo che ieri pomeriggio ha ospitato una seduta monotematica durante la quale il governatore Donato Toma ha annunciato di aver proposto la deroga al decreto Balduzzi insieme ad altre Regioni, nell’ambito della scrittura con il Governo del nuovo Patto per la Salute, alla Commissione Sanità della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome.

Al tempo stesso il presidente ha chiesto la revoca dei commissariamenti e lo sblocco dei fondi per l’edilizia sanitaria, richieste contenute nel documento prodotto della Commissione sanità sul nuovo Patto della Salute, che andrà all’approvazione dei Presidenti di Giunta e, ove questi lo condivideranno, al vaglio definitivo della Conferenza Stato-Regioni in riunione domani.

Poi la riunione del Consiglio regionale è entrata nel vivo. Per rafforzare la richiesta del governatore Toma l’Aula ha approvato all’unanimità un ordine del giorno, firmato dai consiglieri Filomena Calenda e Massimiliano Scarabeo, per la revisione dei parametri previsti dal dm 70 del 2015 (in pratica il decreto Balduzzi) e per concedere al Molise “le deroghe necessarie a garantire un sistema sanitario adeguato alle esigenze del territorio”, abitato da una popolazione prevalentemente anziana.

Il secondo ordine del giorno (presentato dal consigliere Adrea Di Lucente) approvato riguarda il nosocomio di Agnone, ‘Ospedale Caracciolo, linee di intervento per il polo altomolisano’. Con questo provvedimento l’Assemblea consiliare impegna il presidente della Giunta regionale a farsi portavoce con il commissario Giustini e il sub commissario Grossi di una serie di richieste: il ‘Caracciolo’ deve essere riconosciuto come ospedale di area particolarmente disagiata e dunque dotato di una serie di servizi sanitari a disposizione della popolazione.

Al tempo stesso bisogna procedere alle assunzioni del personale sanitario (in particolar modo di medici), oltre ad estendere l’offerta sanitaria sul territorio. L’ordine del giorno prevede anche la richiesta di realizzare un polo sanitario diffuso a servizio dell’altissimo Molise e dei centri limitrofi anche di altre regioni.

Non sono mancati polemiche e scintille durante il dibattito. Ad esempio, ad un certo punto dei lavori, il Movimento 5 Stelle ha abbandonato l’Aula contestando le modalità di svolgimento del Consiglio regionale e le posizioni assunte dalla maggioranza su alcune loro proposte.

La mozione sull’extrabudget versato dalla Regione Molise ai privati accreditati (Neuromed e Gemelli Molise spa), ad esempio, non è passata. Tutte le proposte sono state bocciate dal centrodestra e oggi in una nota diramata alle redazioni giornalistiche Andrea Greco e gli altri pentastellati accusano: “Anche irri abbiamo presentato le nostre, attraverso atti sul riequilibrio del sistema pubblico-privato, atti sull’assistenza territoriale, atti che risolvono la carenza di personale nei Pronto soccorso e nei reparti, atti sulla rete ospedaliera che, ad esempio, prevedono un ospedale di area disagiata ad Agnone, Punti di primo intervento h12 integrati con le guardie mediche a Venafro e Larino e il ripristino dei parametri di sicurezza al Punto nascita di Termoli. Ma il centrodestra, ancora una volta, ha bocciato tutte le nostre proposte, ritrovando la maggioranza dei numeri ma non la compattezza che chiedeva Toma. Anche ieri, chiusi nelle loro stanze, sono stati ore a tentare di trovare il solito precario equilibrio su una posizione condivisa. Ne è venuto fuori un banale impegno al presidente che dopo mesi trascorsi a dire di avere le mani legate, ora porta al tavolo della Conferenza Stato-Regioni una deroga al Balduzzi quasi come contentino a chi è stanco di sentirlo parlare solo della battaglia personale per ottenere la nomina a commissario”.

In realtà, i pentastellati non sono soddisfatti nemmeno del confronto con i commissari. Certo, M5S ha riconosciuto l’importanza del confronto con Giustini e Grossi perchè è stato possibile chiarire una serie di aspetti: ad esempio, ci sono circa 28 milioni di euro delle tasse dei molisani che non sono state girate al conto della sanità. Oppure: “Al Molise mancano 60 milioni di euro di bonus perché chi ha gestito il vecchio Piano operativo ha raggiunto solo 85 obiettivi sui 109 concordati con i ministeri, premialità che avrebbero potuto ripianare il nostro deficit sanitario”.

Così come è stato chiarito che i concorsi per le assunzioni del personale sanitario non sono stati avviati perchè “non sono state composte le commissioni giudicanti, impedendo di assumere medici fondamentali per tanti ospedali e creando altri disagi ai cittadini”.

“Questa operazione verità sui conti sanitari – commentano dai grillini molisani – sarebbe stata impossibile, come lo è stata fino allo scorso anno, se il comparto sanitario fosse ancora gestito dalla politica. Ecco perché ancora oggi rivendichiamo la separazione delle cariche”.

Allo stesso tempo, però, “non ci bastano le risposte avute dai Commissari sui nostri temi. Bene l’apertura sul blocco totale dell’extrabudget, ma ancora non capiamo qual è la linea sul budget, cosa si sta facendo per garantire al Molise una rete dell’emergenza-urgenza completa, quali sono i benefici della mobilità attiva sul bilancio regionale, quali sono le soluzioni per arginare la mobilità passiva e cosa si sta immaginando per gli accordi di confine”.

Troppo poco il tempo ‘concesso’ ai commissari. “Giustini e Grossi – hanno argomentato i pentastellati – dovrebbero rispondere, altrimenti forniscono alla Giunta Toma l’alibi dietro il quale nascondere le proprie responsabilità sullo sfacelo sanitario”.