Addio a Terracina, fra gli ultimi sopravvissuti di Auschwitz. Pochi giorni fa è diventato “cittadino” onorario di Campobasso

Aveva 91 anni e da poco il Consiglio comunale del capoluogo gli aveva conferito il riconoscimento unitamente a Liliana Segre, Giovanni Tucci e a Michele Montagano. Dopo aver dedicato trent'anni a testimoniare l'orrore dell'Olocausto e i valori della libertà e della democrazia, l'Università degli studi del Molise ha deciso nel 2015 di conferirgli la laurea honoris causa in Scienze della Formazione primaria.

Campobasso ha fatto appena in tempo a conferirgli la cittadinanza onoraria: questa mattina – 8 dicembre – si è spento a 91 anni Piero Terracina, uno degli ultimi sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz nonchè uno dei più importanti testimoni dell’Olocausto. Proprio perchè aveva vissuto l’orrore del lager, Terracina ha dedicato gli ultimi trent’anni della sua vita proprio ai ragazzi, testimoniando i valori della libertà e della dignità.

Ed è proprio per questa sua opera di divulgazione tra le giovani generazioni che nel 2015 l’Università degli studi del Molise ha deciso nel 2015 di conferirgli la laurea honoris causa in Scienze della Formazione primaria non solo perchè è stato uno dei più lucidi testimoni della Shoah, ma anche perchè Terracina non ha avuto la possibilità di finire gli studi: nel 1938, a causa delle leggi razziali, fu espulso dalle scuole elementari del Regno d’Italia non potendo così ultimare le scuole elementari. La sua lectio magistralis è stata riproposta nell’Ateneo molisano lo scorso 27 gennaio, nel Giorno della memoria.

Terracina era un adolescente quando venne deportato: la sua famiglia venne venduta per 40 lire. Furono Poi l’arresto a soli 15 anni. Fu prima portato nel carcere di Regina Coeli, a Roma, con la famiglia, nel giorno della Pasqua ebraica del 1944, poi nel campo di Fossoli, vicino a Modena, e infine in quello di Auschwitz.

Nel 1945 la liberazione. Della sua famiglia fu l’unico a tornare vivo in Italia.

All’Università del Molise Terracina lanciò un monito ai ragazzi: “Oggi è facile prendersela con i più deboli. Quando una società attraversa una crisi, nulla è meglio di un capro espiatorio che lenisce le ansie”. 

E poi: “Credo che nessuno sia disposto a diventare servo o, peggio, schiavo. Invece, come spesso appare nel mondo della politica, ogni tanto arriva l’uomo che si ritiene, o gli altri ritengono, “l’uomo della provvidenza”, il quale dice: “ci penso io; soltanto io sono in grado di trovare la soluzione dei problemi che ci assillano”, e considera i suoi avversari delle nullità. Tanta gente ci crede; invece proprio questa rinuncia alla libertà porta alla catastrofe. Le situazioni si risolvono non con l’uomo della provvidenza”, ma con la partecipazione e l’impegno di tutti. E questo ha un nome: partecipazione nella democrazia. Pensiamoci, sempre. Non dobbiamo mai dare ragione ai falsi idoli e mai rilasciare deleghe in bianco, mai, a nessuno”.

Parole che sembrano scritte oggi.

E poche ore dopo la notizia della morte di Terracina l’intera amministrazione comunale di Campobasso ha espresso il proprio cordoglio: “All’uomo che ha speso tutta la sua vita per garantire alla nostra società la memoria della Shoah testimoniando la crudeltà perpetrata contro un intero popolo, continuerà ad andare il riconoscimento senza tempo della nostra comunità cittadina”.

 

(foto Unimol)