Vino novello e piatti tipici per la sesta edizione della ‘Fèste di Sante Mërtine’

Sesta edizione della ‘Fèste di Sante Mërtine – Jelsi Borgo diVino‘, organizzata dall’associazione turistica Pro Loco di Jelsi e in programma sabato 2 novembre dalle ore 20.30.

“Dopo il successo degli ultimi anni -riferiscono gli organizzatori – la Pro Loco ha deciso di riproporre ancora una volta il percorso enogastronomico che mira a riscoprire il suggestivo borgo antico di Jelsi, con musica, ottimo vino locale e specialità di un tempo rievocando una tradizione ormai quasi in disuso”.

Saranno allestite cinque “taverne” per degustare piatti tipici. Durante la serata, quindi, i visitatori avranno la possibilità di sostare nelle “taverne” per assaporare gustosi pasti e sorseggiare dell’ottimo vino locale.

Nelle taverne anche quest’anno verranno servite diverse pietanze con alcune novità: pane indorato e fritto (pane fritto con uova); polenta, cotiche e fagioli; pancetta a cotoletta e zucca grigliata; bocconcini “cicoli” di maiale con patate e peperoni sott’aceto; dolci, sangria e vin brulè.

Una vetrina particolare sarà riservata alla Festa del Grano in onore di Sant’Anna che, nei locali della Cappella dell’Annunziata esporrà materiale storico, opere in grano e fotografie di una delle più importanti, antiche e famose manifestazioni molisane.

L’intera manifestazione sarà allietata da momenti musicali lungo tutto il percorso.

Come nasce questa manifestazione? “Da sempre – ricordano gli organizzatori – nel giorno in cui si ricorda San Martino, l’11 novembre, si è soliti assaggiare il vino novello accompagnato da una peculiarità tutta jelsese chiamata, negli altri mesi dell’anno, anche “pizzë mal lèvt” quando al suo interno non venivano inserite monete. Era usata con parsimonia dalle famiglie contadine di un tempo a causa dell’elevato costo della farina bianca, ingrediente principale, e da ciò nasce anche il detto “Chi vò mannà a casa à rruin, pizzë mal lèvt e tagliulin” (Chi vuol mandare in rovina una casa deve cucinare pizza non lievitata e tagliolini).

Gli ingredienti, farina tipo “0”, sale e acqua, venivano impastati sulla spianatoia fino ad ottenere un composto omogeneo e morbido che poi si stendeva con il mattarello, in dialetto lainatur, per dargli la forma della pizza con uno spessore di 4/5 cm. A questo punto venivano nascoste nell’impasto delle monete, precedentemente bollite per sterilizzarle, si praticavano dei fori in superficie con una forchetta, si benediceva con il segno della croce e si metteva a cuocere sulla “liscia”, il focolare del camino, opportunamente riscaldata e coperta con il “sesto”, una coppa metallica, a sua volta ricoperta di carboni e cenere calda”.

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