Vincenzo Grassi: la passione per la corsa, la maratona di New York e la sfida del ‘muro dei trenta’

L’imprenditore di San Martino in Pensilis conta di completare i 42 chilometri della maratona nella Grande Mela entro le tre ore: “È un’incognita, ma sarò felice a prescindere dal risultato che porterò a casa”.

La maratona di New York: chi non ne ha mai sentito parlare almeno una volta. È un’istituzione, una “mecca”, come la definiscono i podisti, la massima aspirazione per chi ha la forza nelle gambe e la passione della corsa. Correre la maratona nella Grande Mela è l’ultimo traguardo per sfidare se stessi, per arrivare a strappare quel nastro rosso che indica al mondo, ed a te, che ce l’hai fatta e che nulla è impossibile: più di cinquantamila passi, uno dopo l’altro e tutti di corsa, dividono i podisti dall’arrivo nell’iconico Central Park.

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Quarantadue lunghissimi chilometri che attraverseranno cinque quartieri, in una delle più belle metropoli e capitali mondiali, che ogni anno registra numeri da capogiro con le iscrizioni che salgono fino a 60mila runners registrati. Le pettorine sono tutte vendute, le iscrizioni si sono chiuse mesi fa – e a breve partiranno quelle per la 50esima edizione – negli alberghi non c’è più un singolo letto libero ed i locali si preparano ad ospitare quasi un milione di persone che visiteranno la città, accompagnando gli atleti ed assistendo alla gara. I primi a partire sul Ponte di Verrazzano, alle 14.10 ora italiana di domenica 3 novembre, saranno i professionisti, prima le donne e in seguito gli uomini e, in maniera scaglionata, gli amatori.

In quei 42 chilometri ci sono migliaia di storie da raccontare, mesi di preparazione, di fatica, di sudore, di paura di non farcela e di lotta con se stessi, come spiega Vincenzo Grassi, imprenditore 42enne di San Martino in Pensilis, che ha deciso di mettersi in gioco: “La fatica è un fatto mentale, è una sfida contro me stesso. Ho già vinto arrivando lì”. Lui, Enzo come lo chiamano gli amici, correrà a New York per la prima volta nella sua lunga carriera da podista per passione e la Maratona, con la maiuscola perché è quella più importante e l’unica ad essere trasmessa in diretta in tutti i Continenti, sarà la sua ultima gara competitiva. Da quel momento in poi la sua voglia di correre non si fermerà, del resto non puoi fermare chi ha la corsa che scorre nelle vene, ma non verrà più testata nelle competizioni: “Ho pensato che fosse il momento giusto per ritirarsi – ha commentato a Primonumero.it durante l’intervista esclusiva – Sarà la gara più dura ma la più bella”.

In questi giorni Enzo sta facendo le valigie, direzione New York, per dare al suo corpo ed alla sua mente il tempo necessario per abituarsi al clima ed al jet lag (fuso orario). Sono questi due i problemi maggiori che dovrà affrontare: la sveglia suonerà prestissimo, intorno alle 5 di domenica, il tempo di vestirsi e prendere la pettorina con il numero 5100, pagata 480 dollari, e via, sul bus che porterà gli atleti verso il parcheggio di una base militare ormai in disuso.

Resteranno lì circa tre ore – ha spiegato l’allenatore Gianni Di Blasio che ha già partecipato alla Maratona di New York quando avevo 40 anni e conta di tornarci per i suoi 60 anni – Al freddo e con l’umidità che entra nelle ossa. Faranno colazione, stretching, allenamento, potranno contare su fisioterapisti e massaggiatori, ma dovranno mantenere la concentrazione in vista del via alle 10, ora locale. Verranno divisi in gruppi che partiranno scaglionati, visto il numero eccessivo di partecipanti”.

Una volta che i giudici danno lo start inizia la vera sfida: “Saranno tutti insieme, spalla contro spalla e sarà difficilissimo correre, tra la salita e la folla – ha aggiunto Di Blasio – Dopo un paio di chilometri ci si divide in tre diverse direzioni ed è solo allora che si farà sul serio”. Il percorso è lungo, ci sono molte salite e tante curve ma c’è sempre un gran tifo pronto a darti la carica, come spiega l’allenatore: “La zona più bella, per noi italiani, è Little Italy. Lì c’è un’accoglienza eccezionale, non che negli altri quartieri non sia uguale, ma nell’esatto momento in cui arrivi lì senti l’aria di casa. Tutti che ti danno il cinque, fanno il tifo, corrono per un po’ accanto a te per invogliarti a dare il massimo. È un’esperienza unica”.

L’unico scoglio, quasi insormontabile, quello più difficile di tutti, arriva solo a Manhattan, dopo circa 28 chilometri quando il rettilineo è così lungo che vedi i grattacieli come minuscoli puzzle. Da qui in poi si è in lotta contro il cosiddetto ‘muro dei trenta’: “È la crisi dei trenta chilometri – ci confida Enzo – Di qui in poi crollano le prestazioni: le gambe iniziano a bruciare, la respirazione è pesante, la mente sembra abbandonarti”.

Come ti stai preparando a superarlo?

Dieta in primis – specifica Grassi – È  importante consumare una buona dose di carboidrati, i giorni prima della gara, per riuscire a resistere. Poi tanto allenamento, da effettuare in maniera costante, bere tanta acqua ed integratori, per non rischiare di lasciare il corpo senza liquidi e convincere te stesso che puoi farcela”.

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Abbattuto il muro ci si trova dinanzi agli ultimi chilometri, i più difficili, quelli che sembrano essere infiniti. Si entra nella natura, nel cuore pulsante di New York: “Superato l’ostacolo dei 30 chilometri sarò a Central Park dove concluderò la mia gara”. In quanto tempo conti di terminarla? “Cercherò di rientrare nelle tre ore, anche se tenterò, con tutte le mie forze, di scendere sotto i 180 minuti. Se dovessi riuscirci mi intervisterai di nuovo”.

Vincenzo Grassi non sarà l’unico molisano a gareggiare nella maratona che quest’anno taglia il traguardo della 49esima edizione: da Campobasso partiranno anche Silvio Alberti ed Ilaria Novelli. Durante il corso degli anni sono stati diversi i molisani ad essersi iscritti alla gara ed aver completato il circuito nella splendida cornice della Grande Mela: l’imprenditore termolese Dante Cianciosi, il venafrano Paolo Visone, il campobassano Paolo Di Paolo, il campione Andrea Lalli, Aquilino Compagnone, Fortunato Niro, Antonio Martino, Roberto Berardi, Angelo Di Domizi dell’AMA accompagnato dai cugini Antonio e Tonino Leone, Michele Carrelli, Domenico De Marco dell’Avis campobassana, Gennaro Cefalo, Giovanni Grano miglior tempo italiano nel 2018.