Le rubriche di Primonumero.it - L'Ospite

Un tempo nuovo, il tempo dell’Avvento

Più informazioni su

    Forse mai come oggi l’uomo ha bisogno di sperare. Affogato com’è nel mare dell’inquietudine, dove la smania del comprare compulsivo e del correre senza fermarsi, taglia le ali del desiderio di volare, il tempo d’Avvento accende luce di speranza.

    Inizia con l’Avvento il nuovo anno della Chiesa. Nella sua bimillenaria esperienza la liturgia della insegna l’importanza del tempo e del tempo riempito di Dio in attesa dell’Emmanuele: il Dio-con noi.

    L’Avvento è una scuola dove segni, canti, preghiere, silenzi, ci insegnano il principio-speranza. Dinanzi alla tentazione della sfiducia e della resa, dell’angoscia e della crisi interiore, la luce della speranza brilla senza arrendersi al vento del vuoto e dell’inquietudine.

    Il tempo nuovo è caratterizzato dalla gioia dell’incontro con Dio: gioia, attesa, speranza sono gli ingredienti per preparare la casa al Dio che viene.

    Non so se oggi ci piace attendere, abbiamo sempre poco tempo, e non amiamo aspettare, vogliamo tutto e subito! Qualcuno ha definito l’uomo di oggi homo velocius; lo scrittore Milan Kundera si domanda: Perchè è scomparso il piacere della lentezza? Attendere significa rivolgere l’animo a qualcuno.

    Attesa, vigilanza, gioia e speranza sono le piste di questo nuovo tempo. Il profeta Isaia invita a compiere il pellegrinaggio a Gerusalemme da dove uscirà la legge e dove il Signore trasformerà strumenti di morte e di guerra in strumenti di pace.

    Essere vigilanti vuol dire svegliarsi da un sonno morale dove l’attaccamento al fugace, al veloce, ci fa perdere di vista la meta ultima. Così il grande predicatore del primo cristianesimo, Paolo di Tarso, ci invita a gettare via le opere delle tenebre, rivestirci di luce e a comportarci onestamente.

    La speranza, inoltre, è attesa di tempo buono e ricco di Dio per cui il vangelo ci mette in guardia dal distanziarci dalla generazione Noè.

    Quella generazione, ci dice la scrittura, pensava alle sole cose materiali, poi sopraggiunse il diluvio e morirono tutti tranne Noè e la sua famiglia che si prepararono, da qui il pressante appello al vegliare, attendere svegli la venuta del Signore.

    Prima di morire (era l’anno 2005) il poeta Mario Luzi scrisse alcuni versi in cui immagina la speranza come un bulbo che vuole nascere e germogliare: “Vorrei arrivare al varco con pochi, essenziali bagagli,/ liberato dai molti inutili,/ di cui l’epoca tragica e fatua ci ha sovraccaricato…/ E vorrei passare questa soglia sostenuto da poche,/ sostanziali acquisizioni/ e da immagini irrevocabili per intensità e bellezza/ che sono rimaste/ come retaggio./ Occorre una specie di rogo purificatorio/ del vaniloquio/ cui ci siamo abbandonati/ e del quale ci siamo compiaciuti./ Il bulbo della speranza,/ ora occulto sotto il suolo/ ingombro di macerie/ non muoia,/ in attesa di fiorire alla prima primavera”.

    È questo l’augurio più bello per un tempo nuovo, dove il bulbo della speranza faccia veramente posto al Dio della speranza e della pace!

    Più informazioni su