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Si è insediato il nuovo capo della Questura: “Campobasso? Non esistono isole felici”

Alberto Francini, 62 anni di Napoli si è insediato il due novembre scorso: è il questore della provincia di Campobasso. Schietto e diretto, dopo anni in giro per l'Italia - di cui gli ultimi mesi a Catania - ha le idee chiare su molte cose. "La criminalità è cambiata - ha detto - non usa la lupara, si infiltra nelle realtà economiche particolarmente fragili tramite le aziende in difficoltà"

E’ Alberto Francini il nuovo questore di Campobasso. Sessantadue anni, napoletano, esperienza decennale in diverse zone italiane, nell’ultimo anno è stato a capo della questura di Catania.

Il Molise lo conosce. Eccome.

Dal 1994 al 2008 è stato cultore di diritto costituzionale presso l’Unimol ma della realtà territoriale che è stato chiamato a presidiare, sa fragilità e potenzialità.

Questa mattina ha incontrato la stampa: cordiale a diretto, senza indugio  chiarito da subito la sua considerazione sulla terra molisana che non considera un’isola felice. “Perché – ha spiegato –  oggi la criminalità organizzata non va più in giro con lupara,  è cambiata. Si è modificata nelle dinamiche, nell’organizzazione. In un territorio dove la crisi è incalzante più che altrove, è facile che la criminalità si presti ad aiutare le aziende in difficoltà finendo col fagocitarle in meccanismi illegali e mortali”.

Questore Polizia Campobasso Francini

Convinto sostenitore che garantire la pubblica sicurezza significhi usufruire del contributo di ognuno ha spiegato che “Non si può fare a meno della collaborazione di tutti gli enti istituzionali e soprattutto di quella del cittadino”.

Per Francini in sostanza, la  “sicurezza si fa insieme”.

E spiega anche perché rifacendo si ad esempi pratici: “Non c’è sicurezza se in un comune la pubblica illuminazione non funziona, o se un centro non possiede le telecamere né si preoccupa del loro funzionamento, oppure se si assegnano zone abitative a interi gruppi criminali”.

Cita anche l’importanza della collaborazione con le associazioni di categoria e i gruppi di volontariato, spera nella messa a punto di gruppi di cittadini che di concerto con la polizia diventino “vedette” del proprio territorio per salvaguardarlo e proteggerlo.

Convinto che un buon questore non debba trincerarsi dietro le statistiche che periodicamente raccontano di reati in calo o della recrudescenza di un qualche fenomeno, conclude ricordando che “Abbiamo la migliore polizia investigativa del mondo, abbiamo sviluppato una conoscenza ineguagliabile e ci siamo attrezzati per contrastare i reati,  dobbiamo solo guadagnare l’interazione con tutti gli attori del territorio e rompere il  muro dell’indifferenza che spesso ci sovrasta”.