Ospedali, il disastro che avanza. 60 milioni di deficit e previsioni nerissime: concorsi bloccati, reparti chiusi

Da Roma indicazioni durissime al commissario: taglio dei reparti e servizi, blocco delle assunzioni per rientrare dal debito sanitario che è tornato ad aumentare nel 2019. Secondo i bene informati, potrebbero chiudere Ortopedia a Isernia, mentre a Termoli dovrebbe essere soppressa la Cardiologia. A rischio tutti i bandi per reperire nuovo personale. Inoltre potrebbero pagare dazio pure i privati, Neuromed e Gemelli in primis.

Conti in rosso, anzi in profondo rosso. Il tavolo tecnico sulla sanità, che il 21 novembre ha visto la partecipazione dei tecnici del Ministero alle Finanze e alla Salute, ha certificato il disastro completo, sul fronte dei bilanci, per la sanità molisana. Deficit di 40 milioni di euro con una previsione al rialzo: in totale potrebbero arrivare a 60 milioni di euro entro il 2019.

Alla luce degli esiti dell’ultima riunione romana, il pareggio dello scorso anno sembra veramente un miracolo rispetto alla disastrosa situazione del 2019, ossia l’anno della prima gestione targata Giustini e Grossi, i due commissari nominati lo scorso dicembre dall’allora governo Lega-M5S.

Il traguardo del primo e unico bilancio in pareggio della storia sanitaria del Molise, quello del 2018, resterà un unicum e non sarà ripetibile. Il deficit è di 60 milioni di euro, che con la copertura rappresentata dalle tasse arriva a 40 milioni. 

Si è accumulato un disavanzo irrecuperabile secondo gli addetti ai lavori, che apre alla imminente prospettiva di tagli drastici: blocco di concorsi, stop alle nuove assunzioni (delle quali c’è disperatamente bisogno perché gli organici sono carenti) e addirittura reparti sforbiciati. Come Ortopedia di Isernia, che rischia la chiusura addirittura entro la fine dell’anno. Sarebbe la seconda mazzata per il Veneziale, dove è stato da poco ridimensionato il reparto di Senologia, diventato ormai una sorta di ambulatorio in cui si effettuano solo le visite.

I tecnici governativi hanno bastonato, molto più che bacchettato, il Molise e la sua gestione finanziaria in relazione al capitolo sanità. Reparti da accorpare, tagli da fare: tutte indicazioni arrivate da Roma finalizzate a non far aumentare oltremodo la spesa. In pratica l’esatto contrario di quanto auspicano il presidente Donato Toma e la politica, che non accettano – a parole – che gli ospedali vengano smantellati.

Il governo ora dovrà prendersi la responsabilità di approvare il piano sanitario del commissario Giustini, che sottrae peraltro qualsiasi autonomia al Molise con una serie di opzioni e accordi interregionali, con i pazienti molisani che possono essere trasferiti a Benevento, Foggia, Napoli. Un piano contrario alle indicazioni e all’auspicio di tutti i comitati e le associazioni che stanno scendendo in piazza in difesa della sanità pubblica e per il miglioramento e addirittura l’ampliamento dei servizi.

Ampliamento che oggi è davvero una utopia tanto più che, rispetto al passato, questa volta la sforbiciata non solo interesserà il pubblico, ma potrebbe colpire pure i privati: a Roma si racconta che sia arrivato l’invito, anzi l’ordine del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di risparmiare anche sui costi della sanità privata a cominciare dal Neuromed e dal Gemelli Molise, in pratica la ex Cattolica (Fondazione Giovanni Paolo II) di Campobasso.

Non solo gli ospedali: anche i concorsi sono fortemente a rischio. Quello per ginecologia no, perché l’iter che anticipa la procedura vera e propria è stato concluso con 35 ammessi su 37 istanze pervenute. Il commissario dell’Azienda sanitaria regionale Maria Virginia Scafarto, dopo tanti mesi di ritardo e stop, ha impresso una decisa accelerata almeno al concorso da ginecologo. E’ l’unica notizia positiva perché invece tutti gli altri bandi per assumere il personale sanitario (da tempo carente) sono fortemente a rischio e potrebbero non tenersi proprio visti i conti massacrati della sanità. Del resto, se chiudono i reparti, a cosa servono medici e infermieri?

Il Molise si prepara a tornare nella preistoria. Un passo all’indietro bello lungo che per la politica e la Regione Molise  è ascrivibile soprattutto alla gestione commissariale. “Il commissario ha fallito su tutti i fronti”, ha dichiarato e continua a dichiarare il governatore Donato Toma.

Ma davvero il debito è da addossare al commissario? Il commissario si sarebbe tirato fuori dallo scaricabarile: checché ne dicano i partiti e lo stesso governatore della Regione Donato Toma, lui non si occupa della amministrazione ordinaria e non ha niente a che fare con i conti, ma fa solo programmazione. Per gli osservatori, il deficit sarebbe dovuto alla mancanza del flusso economico sia con la Regione che con la Cassa nazionale.

Il massacro della sanità, ad ogni modo, sembra imminente. Chi era a Roma racconta che al tavolo tecnico è stato contestato l’operato di Giustini per la mancata adozione di provvedimenti duri, severi, come il blocco del turnover. E ora il commissario ha pochissimo tempo per ‘rimediare’: dalla settimana prossima, l’ordine che sarebbe arrivato dal tavolo tecnico è di prendere provvedimenti per adempiere ai diktat dei tecnici. E cioè rimodulazione dei servizi e blocco dei concorsi. Possibile anche la chiusura possibile di alcuni reparti come Ortopedia di Isernia, mentre a Termoli dovrebbe essere soppressa la Cardiologia a prescindere da quello che stabilisce l’accordo con la Regione Abruzzo e il trasferimento di Emodinamica al San Pio. Sono indiscrezioni, è vero, ma si fondano su una riorganizzazione concreta già delineata.

Da questo punto di vista e alla luce dei conti, appare segnato il destino di Senologia a Isernia e del Punto nascita di Termoli: non avrebbero nessuna possibilità di sopravvivenza. Insomma sarebbe l’inizio della fine della sanità molisana. Si salvi chi può.