Muore schiacciato dal lastrone di marmo, inchiesta per omicidio colposo. La famiglia vuole la verità: “Non siamo convinti  della versione dell’azienda” foto

I familiari di Michele Calabrese, il 43enne di Bojano che ha perso la vita il 20 novembre scorso alla Edilforniture Sas, per nulla convinti della versione fornita dall’azienda, si sono rivolti a una società specializzata per ottenere la verità sulla morte bianca, la nona dall’inizio dell’anno in Molise. La Procura ha aperto un procedimento penale per omicidio colposo

La Procura di Campobasso ha aperto un fascicolo per “omicidio colposo”. Indagati i responsabili dell’azienda di Bojano dove il 20 novembre scorso l’operaio di 43 anni ha perso la vita, schiacciato da un pesante lastrone di marmo durante le operazioni di scarico dal rimorchio. Si tratta di un passaggio di prassi, con l’obiettivo di ricostruire esattamente quello che è accaduto perché dietro il decesso di Michele Calabrese ci sono ancora troppe ombre.

Come è morto Michele Calabrese, che da oltre 15 anni lavorava presso la Edilforniture Sas di Valentino Bernardo & C., considerato all’unanimità “attento e scrupoloso”? Come ha fatto a ritrovarsi sotto il lastrone di marmo che lo ha ucciso in poco tempo, causandogli traumi da schiacciamento fatali che non gli hanno lasciato scampo?  Malgrado i tentativi di salvarlo da parte dei sanitari del Suem, accorsi nel luogo dell’incidente, l’operaio è spirato durante la corsa verso l’ospedale Cardarelli di Campobasso. Ora la madre, i fratelli e le sorelle vogliono sapere cosa è successo. “Vogliamo verità e giustizia” sostengono, affranti per la morte bianca del loro caro, che realizza il nono infortunio mortale sul lavoro del Molise nell’arco del 2019, a conferma del triste primato in regione del più elevato indice di mortalità in Italia rispetto alla popolazione lavorativa: quasi quattro volte superiore alla media nazionale.

Secondo la ricostruzione dell’azienda, sulla quale i carabinieri di Bojano stanno indagando anche con il supporto di perizie tecnico-meccaniche dopo il sequestro dei mezzi, Michele Calabrese sarebbe stato investito e schiacciato dalla pesante lastra di marmo, parte di una fornitura che stava scaricando da un camion assieme ad alcuni colleghi nel piazzale esterno dello stabilimento.

I familiari non credono a questa versione e si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha nel frattempo acquisito tutta la documentazione medica e monitorerà le indagini coordinate dal Pubblico Ministero della Procura di Campobasso Francesco Santosuosso.

“I congiunti – si legge nella nota inviata dalla società di consulenza – non sono per nulla convinti di quanto è stato loro riferito dall’azienda, che cioè la lastra sia scivolata e sia caduta dal mezzo pesante: il blocco si è disintegrato a terra a circa tre metri di distanza del veicolo. Troppi. Tutti elementi che lasciano presumere che l’incidente sia in realtà avvenuto durante la manovra di scarico effettuata con l’ausilio di un muletto per la movimentazione delle lastre a brache, e nell’ambito della quale Calabrese si sarebbe trovato proprio al di sotto della lastra, intento a reggerla per evitare che subisse oscillazioni: il 43enne è stato colpito inizialmente proprio a livello del collo e delle spalle. Bisognerà dunque capire se il tragico incidente sia stato dovuto a un errore da parte dell’addetto che movimentava il muletto, che potrebbe aver sollevato troppo in alto il pesante carico, oppure a una non corretta imbracatura o se si sia proprio spezzata una delle brache con cui il blocco era stato assicurato, con conseguente sbilanciamento del carico.

Ci potrebbero dunque essere responsabilità specifiche, umane o tecniche, dietro la tragedia per la quale non è stata disposta l’autopsia sulla salma della vittima. La magistratura ha ritenuto sufficiente la ricognizione cadaverica esterna.