Micro cellulari in carcere, numeri in crescita: i detenuti come gli 007

Aldo Di Giacomo snocciola i numeri dell’ultimo anno in una conferenza stampa convocata questa mattina in via Cavour: sono stati ritrovati 2100 telefonini nelle 190 carcere italiane, il 120 per cento in più rispetto all’anno precedente. I detenuti in permesso lo introducono in carcere occultandolo nelle scarpe da ginnastica sfuggendo ai controlli oppure le donne in visita li nascondono nelle parti intime

I più piccoli telefonini in commercio misurano appena 4,5 centimetri e pesano nulla, ci si può telefonare o mandare messaggi. Ma per chi sta in carcere, tanto basta per mantenere un legame con l’esterno.

I telefonini short vengono spesso acquistati nei negozi gestiti dai cinesi,  ma è possibili acquistarli anche su internet per dieci euro o al massimo per un costo di venti euro. C’è tanta plastica attorno e pochissimo materiale ferroso in modo che possono superare con estrema facilità il controllo del metal detector. Leggerissimi, piatti e con le funzioni essenziali. Una tastiera numerica, il tasto di accensione e spegnimento e un piccolo schermo.

Entrano con facilità. Succede – per esempio – che chi esce in permesso o in semilibertà li inserisca nella suola delle scarpe, spesso da ginnastica. La suola incisa viene incollata nuovamente sul cellulare così da risultare intatta. All’esame dei metal detector non suona e così il gioco è fatto. E poi man forte, all’ingresso dei telefonini, la danno soprattutto le donne quando fanno visita ai loro familiari.

Non è una novità che i cellulari siano usati all’interno dei penitenziari ma nei giorni scorsi, all’atto della perquisizione la reazione di alcuni che hanno aggredito un ispettore della penitenziaria spedendolo in ospedale con una prognosi di dieci giorni ha sollecitato l’urgenza di una riflessione sulla problematica e quindi di una soluzione.

“Il merito è sicuramente del nuovo comandante, dal cui insediamento, meno di 4 mesi, sono stati ritrovati oltre 20 telefonini e un significativo quantitativo di droga – ha detto il sindacalista Aldo Di Giacomo in una conferenza stampa convocata questa mattina davanti al carcere di via Cavour – . La dottoressa Roberta Calcutta è stata in grado di dare una svolta significativa al proliferare di droga e telefonini all’interno del carcere Campobassano ed a infliggere un duro colpo alle organizzazioni malavitose che girano intorno al malaffare locale ma soprattutto extraregionale”.

“In Italia sono circa 2100 i telefoni cellulari sequestrati nel corso di perquisizioni e di altre attività di controllo. Il record è Campobasso, il carcere con il maggior numero di telefoni ritrovati negli ultimi sei mesi rispetto al numero di ristretti”.

Quindi l’appello: “È ora che anche il mondo della politica si faccia carico del problema che non è solo un problema di sicurezza nelle carceri ma soprattutto dei territori dove essi sorgono. Noi – conclude Di Giacomo – anche per questo continuiamo il ‘tour’ tra le carceri e l’’operazione verità’ avviata sui problemi veri del nostro sistema penitenziario”.