Meticcia avvelenata da boccone killer durante una passeggiata al guinzaglio. Pericolo in zona San Pietro

“L’ho vista morire in pochissimo tempo, nemmeno il veterinario ha potuto fare nulla” racconta ancora sotto choc la padrona di fenny, la cagnetta che giovedì scorso ha ingerito una polpetta alla stricnina durante un giretto serale in zona Porticone. Le uccisioni volontarie di animali non si placano, e i proprietari di cani e gatti devono stare attenti, convivere col rischio di vedere morire il loro amico per la crudeltà gratuita di qualcuno che riesce sempre a farla franca. La vicenda è stata segnalata all’Anpana.

Una passeggiata serale, come sempre. La cagnolina che scodinzola, felicissima di poter uscire. Il guinzaglio allentato, quattro passi che fanno bene a padrona e animale. Ma giovedì scorso l’imprevedibile: sul percorso abituale un boccone al veleno. La padrona non fa in tempo ad accorgersene. Si sa come sono i cani, specie giovani ed esuberanti. Raccolgono tutto, mangiano quello che trovano a terra. “Altre volte sono riuscita a farle sputare qualcosa che aveva preso da terra, ma quella sera non me ne sono proprio resa conto”.

La zona è San Pietro, quartiere Porticone, Termoli. Dietro la farmacia che costeggia la strada di ingresso verso il centro urbano, tra le case e un campo di ulivi. Ed è qui, accanto a un contenitore per i rifiuti, che la cagnetta Fannu probabilmente ha ingerito l’avviso di morte.

“Non posso esserne certa, non posso giurare se fosse una polpetta o altro”. Qualcosa ha mangiato, di sicuro. Un principio di tosse, “ma non mi sono preoccupata più di tanto perché aveva tossito anche la sera precedente. E non era successo nulla”.

E invece, giovedì, i sintomi sono arrivati terribili e impossibili da fermare. Al rientro a casa, in poco tempo, arti sempre più rigidi, vomito mischiato a sangue. Bava alla bocca. Lo strazio, l’agonia dell’animale che, come sanno bene tutti i padroni e le padrone di cani del mondo, è come un familiare, è un amico prezioso, è uno di casa. La corsa notturna dal veterinario è stata inutile. La diagnosi ha confermato i sospetti peggiori: avvelenamento.

“L’ho vista morirmi in braccio, non si è potuto fare nulla. Sono ancora sotto choc”. Era una meticcia, di taglia media, meno di un anno, una compagna di vita dolcissima e indimenticabile. L’ha uccisa la crudeltà di qualche scellerato che ha confezionato un boccone avvelenato con qualcosa di molto tossico e in grande concentrazione, come ha osservato il veterinario registrando il lasso di tempo nel quale l’animale ha man mano perso la sua vitalità.

Le uccisioni volontarie di animali continuano, e le sostanze che i killer – perché tali sono classificabili gli umani che mettono in atto comportamenti del genere – utilizzano diventano sempre più pericolose, come certificano i resoconti degli istituti Zooprofilattici italiani. Stricnina, metaldeide, pesticidi vietati, topicidi. Oltre a chiodi, viti, graffette, vetri mischiati carne cruda. Ogni anno sono migliaia gli animali selvatici e domestici che muoiono così. Le associazioni animaliste ricevono innumerevoli segnalazioni.

L’ultima da A.B., la padroncina di Fenny, che ha deciso di far sapere all’Anpana cosa le è capitato “anche per porre attenzione sul fenomeno ed evitare che altri possano subire il mio dolore”. Nel quartiere sono tanti a possedere un cane, ed è agghiacciante mettere in conto di portare l’animale a fare una passeggiata che può rivelarsi l’ultima.