Medici del 118 ‘sotto accertamento’, il dottor Totaro: “Non devono diventare vittime delle tragedie”

La tragica morte di un bambino di un mese avvenuta la notte tra venerdì e sabato scorso a Termoli ha dato il via a delle indagini e all’apertura di un’inchiesta. La famiglia del piccolino ha infatti fatto un esposto alla Procura di Larino per accertare eventuali responsabilità del personale del 118 che è intervenuto.

Per il medico Giancarlo Totaro “è tanto necessario quanto urgente prevedere un automatismo delle tutele legali ed un trattamento assicurativo adeguato e specifico” perché il rischio concreto è che “ogni evento avverso diventi l’inizio di un travaglio giudiziario per il medico del 118”. A difesa del personale del servizio di emergenza-urgenza, Totaro sottolinea “la peculiarità del servizio svolto dai medici del 118, un servizio che li vede impegnati costantemente per i casi più gravi, pericolosi, urgenti ed indifferibili con mezzi e strumentazioni di base seppur nelle situazioni più disagiate”.

Situazioni gravi, che possono avere esiti tragici e dolorosi come nel caso avvenuto a Termoli sabato scorso, che “certamente vedranno impegnati i medici del 118 che si prodigano a contrastarli ed in ogni circostanza di accertamento giudiziario sono coinvolti e devono provvedere a risponderne”.

È chiaro che l’indagine della Procura frentana è d’obbligo e che potrebbe essere appurata la totale mancanza di colpe per i medici intervenuti in quella occasione. Un atto dovuto a garanzie e dei familiari della piccola vittima e dei medici stessi. Il dottor Totaro – che afferma di non voler entrare nel merito della questione – però ci tiene a sottolineare un punto: “Ogni qualvolta c’è un decesso sono loro malgrado coinvolti e devono risponderne penalmente”.

“La giustizia deve fare il suo corso – così Totaro – ma il medico del 118 non deve diventare una ulteriore vittima degli eventi tragici che dolorosamente colpiscono le famiglie”.

È da condividere ed è auspicabile la ricerca della verità ma Totaro invita a ricordarsi che “i medici del 118 sono i primi, con gli altri operatori, a rischiare costantemente la propria vita e la propria incolumità tutti i giorni e in ogni intervento e sono i primi a soffrire di più per il dolore dei pazienti”. C’è poi la questione, quantomai attuale nel nostro territorio, delle aggressioni che si verificano sul territorio e nei pronto soccorso ospedalieri che – come noto – sono sovente sprovvisti di guardie giurate.

 “Oltre che a confidare nella imparzialità della magistratura, si rende necessario a distanza di 20 anni dalla istituzione del 118 (il servizio fu istituito con un decreto del 1992, ndr) rivedere questo aspetto di tutela del medico del 118 così come andrebbero rivisti gli istituti di servizio presso i pronto soccorso con la rivisitazione del profilo professionale. Un profilo che si è altamente evoluto nel tempo, cui andrebbe garantito un riconoscimento, anche economico, per questo impegno che ancor oggi rende possibile la sopravvivenza anche degli stessi pronto soccorso di tutta la regione”.