Mammografo rotto da almeno un mese: le pazienti ex-oncologiche restano senza esame

Chi ha chiesto alla Cattolica di eseguirlo pagando le canoniche 75 euro si è sentito rispondere che la disponibilità sarebbe stata a giugno. Al di là del raziocinio freddo e programmato di politica e commissari, la sanità molisana è questo: si muore perché funziona nulla. E la prevenzione non si può fare neanche pagando

Da almeno un mese è rotto e decine di donne stanno aspettando che venga riparato per sostenere l’esame dal quale dipende il loro futuro. È il mammografo in dotazione nell’ospedale Cardarelli, nuova pietra dello scandalo di una sanità molisana ormai sventrata nella sua missione principale: favorire e salvaguardare la salute pubblica.

C’è Carla, ma c’è anche Maria. Miriam e Antonella. Tutte raccontano la paura di un’indagine medica che slitta continuamente e raccontano l’ansia angosciante che le logora in questi interminabili giorni di attesa.

Sono ex malate oncologiche (grazie al Cielo!) ma “con questa patologia – dicono – sappiamo che di ex c’è ben poco”.

“Ho telefonato mesi fa al numero verde dell’Asrem per prenotare la mammografia che in quanto ex oncologica devo eseguire tutti gli anni. Mi hanno fissato l’appuntamento fino a quando, a cavallo della scadenza, mi è arrivata la telefonata in cui mi è stato comunicato che il mammografo era rotto e che mi avrebbero richiamata non appena lo avrebbero aggiustato. E’ passato un mese: ho chiamato io. E mi hanno detto che il mammografo era nelle stesse condizioni del mese prima, ho chiesto di parlare con un direttore o un funzionario per denunciare un tale scandalo, non mi hanno voluto passare nessuno, ma questo lo immaginavo: il grido della povera gente non lo ascolta nessuno. Non lo ascoltano i direttori né chi amministra (cosa amministrano però non ho ben capito!). Allora al di la delle polemiche, ho chiamato in Cattolica chiedendo di pagare pur di fare subito l’esame. Per settantacinque euro avrei però dovuto aspettare giugno. Ora andrò a Chieti la prossima settimana e farò l’esame. Pagherò all’Azienda sanitaria abruzzese e dovrò sobbarcarmi anche le spese di viaggio che insomma di questi tempi non davo per scontate”.

La storia che ci racconta Maria, è identica a quella di altre donne che si trovano nella sua stessa condizione.

E la condizione che raccontano, che sono costrette a subire senza alcuna spiegazione né aiuto, né sostegno, è raccapricciante. Cartina tornasole di una sanità molisana che  – tolta l’abnegazione dei professionisti – per il resto fa acqua da tutte le parti.

L’ospedale Cardarelli, il più importante della regione, quello che la classe politica ambiva (e chissà se ambisce ancora, perché allo stato delle cose il suo futuro è alquanto nebuloso) a diventare un policlinico grazie anche alla presenza della facoltà di medicina dell’Unimol, è ridotto a finanche a posticipare indagini diagnostiche a carico di malati cronici, ex oncologici, perché nel caso specifico il mammografo –  primo strumento di prevenzione per il carcinoma della mammella che conta numeri importanti anche in Molise – è scandalosamente rotto da un mese. Con buona pace e disinteresse di tutti.