La Comunità montana non paga i cappelli per i bimbi: dopo 10 anni 1500 € diventano 15mila €. Sulle spalle dei molisani

Si conclude dopo dieci anni la 'guerra' a suon di carte bollate tra la Comunità montana e una ditta di Campobasso che aveva confezionato berretti per una manifestazione che aveva coinvolto gli alunni di una scuola. E così, dopo i tre gradi di giudizio, i mille euro che bisognava versare alla tipografia diventano quasi 15mila. Una storia di sprechi di soldi pubblici tutta italiana.

Questa è la storia di uno spreco di soldi pubblici avvenuta in Molise ma che racconta anche l’Italia e i suoi paradossi. In sintesi: 1500 euro non liquidati, dieci anni di ‘guerra’ in Tribunale a colpi di carte bollate, ricorsi e controricorsi. E alla fine spese aumentate a dismisura che pesano sulle spalle dei molisani. 

Tutto comincia nel 2009. In occasione del terremoto che ha distrutto L’Aquila viene organizzata una manifestazione (dal titolo ‘Solidarietà, ragazzi di Teramo’) che coinvolge la Comunità montana ‘Molise centrale’ e la scuola di Petrella Tifernina. L’ente guidato all’epoca dall’avvocato Giovanni Fratangelo commissiona alla Linea Molise Pubblicità, ditta che si trova nella zona industriale di Campobasso, mille cappellini con il logo della Comunità montana.

L’evento si svolge regolarmente ma poi qualche ‘smemorato’ dimentica di pagare il conto di 1500 euro alla ditta.

La scuola di Petrella versa la sua parte delle spese (500 euro).

Chi invece non liquida la fattura è la Comunità Montana che nel frattempo viene commissariata. L’avvocato Fratangelo viene rimosso e al suo posto l’allora governatore Michele Iorio nomina la dirigente regionale Emilia Petrollini.  Tuttavia, nemmeno quest’ultima provvede a versare i soldi nonostante un decreto ingiuntivo ‘spedito’ dal piccolo imprenditore campobassano titolare della tipografia.

A questo punto la ditta va dal giudice di pace. E vince. 

Tutto risolto? Conto pagato? Assolutamente no.

La Comunità montana, sotto la guida del nuovo commissario Domenico Marinelli, si rifiuta di effettuare il versamento. “Deve pagare chi ha commissionato i cappellini (l’ex presidente Fratangelo, ndr)”, il ragionamento fatto dalla ‘Molise Centrale’.

Per questo Marinelli nel 2017 decide di impugnare la sentenza del giudice di pace e presentare ricorso in Appello. Viene condannata pure in secondo grado di giudizio. 

Non contento, il commissario si gioca l’ultima chance: il ricorso in Cassazione. Tanto paga Pantalone, si potrebbe dire.

In terzo e ultimo grado di giudizio il verdetto è lo stesso: la Comunità montana deve pagare la Linea Molise Pubblicità. Peccato che dopo dieci anni di giudizio l’elenco delle spese si è incredibilmente allungato: non ci sono solo gli ormai famosi cappellini per i bambini da pagare, ma anche gli avvocati. Costo totale: quasi 15mila euro.

Paga la Comunità Montana, ma nella sostanza le spese sono a carico della collettività dal momento che parliamo pur sempre di un ente pubblico. 

La Regione Molise ha avviato da tempo l’iter per chiudere definitivamente le Comunità montane, che hanno perso la loro funzione originaria e in cui (forse) piuttosto ‘si spende e si spande’.