I dati di Bankitalia certificano il declino: “Il Molise non riesce a tornare ai livelli pre-crisi”

Male l’industria, col crollo delle esportazioni dell’automotive, arrancano anche servizi e agricoltura. Persino il turismo non migliora. La fotografia della Banca d’Italia sull’economia molisana è pessima: l’occupazione sale solo a causa dell’emigrazione e oltre 5500 famiglie prendono Reddito o Pensione di cittadinanza.

L’economia molisana va male e se questa non è una novità, lo è invece il fatto che praticamente ogni indice fa registrare il segno meno secondo i dati della Banca d’Italia: male l’industria, l’agricoltura, i servizi, persino il turismo che cresce in ogni angolo del globo. Cosa aumenta? L’occupazione, ma solo perché sono tanti quelli che emigrano e lasciano il posto a chi c’è. E poi ci sono le oltre 5500 famiglie che usufruiscono di Reddito o Pensione di cittadinanza, misura voluta dal governo Conte 1 per contrastare la povertà e migliorare l’accesso al mondo del lavoro, anche se su questo secondo punto i risultati non si vedono.

Il vero segnale negativo che emerge dall’aggiornamento congiunturale che Bankitalia fa su ogni regione, è che rispetto agli anni del recente passato, il Molise sembra aver nuovamente rallentato, come la fine del 2018 aveva fatto presagire. “Nella prima parte del 2019 è proseguita la fase di debolezza dell’attività economica regionale emersa già negli ultimi mesi dell’anno precedente” scrive Bankitalia nella presentazione del documento sulla nostra economia.

Il sondaggio congiunturale della Banca d’Italia è stato condotto tra settembre e ottobre su un campione di imprese con sede in regione e con almeno 20 addetti. Da questo lavoro, in tema di industria, emerge che “il saldo tra la quota di aziende che hanno segnalato un aumento del fatturato nei primi nove mesi dell’anno e quella delle aziende con il fatturato in calo, positivo nella precedente edizione dell’indagine, è tornato ad annullarsi. La dinamica delle vendite ha risentito della debolezza della domanda interna, mentre sui mercati esteri sono stati conseguiti risultati migliori”.

nucleo-industriale-panorama-156175

L’edilizia, spina nel fianco che sta martoriando l’economia molisana, potrebbe far segnare un’inversione di tendenza, ma come si suol dire, una rondine non fa primavera. “Nel settore delle costruzioni sono emersi segnali di un modesto recupero dell’attività” scrive Bankitalia che conferma anche il leggero aumento gli acquisti di case.

Ma arranca il settore terziario, col commercio che “ha continuato a risentire della dinamica negativa delle vendite di autoveicoli, già in calo dal 2018”. Quello che sorprende e scoraggia è leggere che persino un settore considerato in ascesa da tutti gli analisti d’Italia e del mondo, dalle nostre parti fatica più del dovuto. “Secondo le informazioni preliminari fornite dagli enti provinciali per il turismo, nei primi sette mesi dell’anno gli arrivi e le presenze di turisti in regione si sono ridotti”.

Cala il numero complessivo delle imprese, soprattutto per una flessione registrata nell’agricoltura. In ribasso le esportazioni, specie per il crollo delle commesse che la Fca Fiat aveva dalla Cina e dagli Stati Uniti.

Nel primo semestre del 2019 le esportazioni di merci dal Molise sono diminuite a prezzi correnti del 6,9 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La riduzione è riconducibile alla componente dei mezzi di trasporto (parti e motori per autoveicoli); al netto di questa categoria merceologica le esportazioni sono cresciute del 15,7 per cento, sostenute principalmente dalle vendite del settore della gomma e plastica e di quello alimentare” si legge nella nota di aggiornamento sull’economia regionale.

In mezzo a questa sorta di tempesta per la nostra economia, che vede la diminuzione dei consumi di pari passo con l’aumento delle ore di cassa integrazione, da sottolineare due segnali positivi: la crescita seppur minima dei redditi e un leggero aumento dell’occupazione.

“Nella prima parte del 2019 in Molise il recupero occupazionale osservato nel corso dell’anno precedente ha rallentato. Secondo la Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, nella media del primo semestre l’occupazione è cresciuta dell’1,2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018 (0,5 in Italia). Il divario rispetto ai livelli pre-crisi, già colmato nel Paese, resta significativo (circa 4 punti percentuali) e sostanzialmente in linea con il Mezzogiorno”.

Bankitalia entra nel dettaglio. “L’incremento dell’occupazione è stato maggiore per la componente femminile (1,8 per cento) rispetto a quella maschile (0,9 per cento). Tra i settori di attività, sono ancora aumentati i lavoratori nell’industria e nel terziario, mentre è proseguito il calo nell’agricoltura e nelle costruzioni. Nel settore privato, secondo i dati amministrativi dell’Inps le assunzioni nette nel primo semestre si sono ridotte ulteriormente”.

laboratorio-meccanica-scuola-e-lavoro-149231

Ma perché in una situazione congiunturale così negativa, aumenta l’occupazione? Anche qui c’è poco da essere ottimisti. “Il tasso di occupazione è aumentato al 53,6 per cento nella media del semestre (a fronte del 44,4 per cento nel Mezzogiorno e del 58,8 in Italia), anche per effetto del calo della popolazione di età compresa tra i 15 e i 64 anni. Il maggior numero di occupati si è riflesso in un aumento delle forze di lavoro, nonostante la riduzione delle persone in cerca di occupazione; il tasso di disoccupazione è sceso al 12,6 per cento (dal 13,0 per cento del 2018), un valore che si conferma sensibilmente inferiore a quello del Mezzogiorno (18,3 per cento) e più elevato di oltre 2 punti percentuali di quello nazionale (10,4 per cento)”.

Per chiudere, il dato sull’erogazione di Reddito e Pensione di cittadinanza, per chi ha bisogno di sostentamenti economici. “I redditi delle famiglie molisane hanno beneficiato della crescita dell’occupazione. Tra le prestazioni sociali, da aprile sono state liquidate le prime erogazioni del Reddito di cittadinanza. Secondo i dati più recenti dell’INPS riferiti al mese di settembre, in Molise i nuclei familiari beneficiari di Reddito di cittadinanza o di Pensione di cittadinanza ammontavano a oltre 5.500, pari a poco più del 4 per cento delle famiglie residenti in regione (la corrispondente quota per il Mezzogiorno è di quasi il 7 per cento). L’importo medio mensile erogato è stato di 466 euro per famiglia (482 nella media italiana)”.