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Di muro in muro

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Trent’anni sono un tempo breve della storia, ma il crollo del muro di Berlino in una notte invernale del 1989 allontana l’evento quel tanto che basta per poterne fare una valutazione, anche se appena accennata.  Le cronache televisive restituiscono l’entusiasmo, le lacrime, le speranze, la caparbietà dei picconatori, la confusione, l’atmosfera da fine dell’impero e l’inquietudine del futuro. Soprattutto fotografano la gioia collettiva. Scompare finalmente  la sigla DDR dalle targhe delle rare e povere macchine della Germania dell’Est che si vedevano allora in giro per l’Europa.

Eppure non tutti nella Germania dell’Ovest erano contenti della nuova dimensione assunta dal Paese. Molti, pur non avendo il coraggio di affermarlo apertamente, erano ostili.  Il pesantissimo debito che stavano per accollarsi sarebbe costato lacrime e sangue alla Germania occidentale. Tanti hanno guardato ai Tedeschi dell’est come a nuovi “pezzenti” di cui farsi carico, ma  non ne hanno fatto materia di propaganda. I Tedeschi hanno saputo ricomporre e ricostruire e anche grazie ad una classe politica straordinaria la Germania, non più divisa in due dal meridiano, è diventata in breve la nazione più ricca e potente d’Europa.

Sarà colpa del parallelo se la divisione in due  dell’Italia, la separazione del Nord dal Sud, non si colma. Ci fosse un muro fisico, potremmo tirarlo giù, magari facendoci aiutare da chi ci detestava fino all’altro ieri ed oggi ci copre di lusinghe. Potremmo allora abbracciarci anche noi e cantare. E invece no! Da noi il Nord scende, a conquistare il Sud che disprezzava, e il Sud sale, lasciandosi indietro territori desertificati, senza più giovani e senza lavoro. E più il Nord scende, più si alzano nuovi muri intorno al Paese: il muro del sovranismo, il muro del razzismo, il muro dell’antieuropeismo, il muro del pessimismo e del rancore… Muri che si spostano dove serve, per fare bella mostra di sé, quinte sceniche per una politica tanto spettacolarizzata quanto priva di stoffa e contenuti. Mediocre, inutile e dannosa.

Trent’anni dopo si può parlare di un vero miracolo tedesco,  un risultato che solo una democrazia liberale, matura, consapevole e attenta al sociale può produrre. Trent’anni sono un tempo più che sufficiente per cambiare. In meglio o in peggio. Certo, un po’ d’invidia per la Germania ci sta tutta…

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