Basta alimenti nella spazzatura: meno tasse per le aziende che donano cibo a chi non ne ha

Nasce il progetto Pnp lanciato dall'associazione Covsal in collaborazione con lo studio Consa, Confesercenti e il Comune di Termoli. Obiettivo ridurre gli sprechi e dare sostegno ai più bisognosi

Intere confezioni di alimenti che finiscono nella spazzatura. Quintali di cibo che potrebbe essere consumato da chi non ha nulla da mettere a tavola e che invece finiscono nel bidone dell’umido. Per dire basta a questa orribile consuetudine, il Comune di Termoli ha aderito al progetto Pnp, cioè Profit non profit, che vede in prima linea l’associazione Covsal in un percorso di formazione e dialogo fra le aziende della ristorazione, della grande distribuzione e di tutti quegli esercizi commerciali che hanno cibo che rischia di diventare rifiuto e le famiglie più bisognose, tramite associazioni no profit ed enti di volontariato come la Caritas.

un pasto al giorno

La presentazione del progetto è avvenuta stamattina 11 novembre in sala consiliare, alla presenza delle assessori comunali Rita Colaci e Silvana Ciciola, del presidente del Consiglio comunale Michele Marone e dei referenti di Covsal (Andrea Coletta), Consa (Benedetta Marinucci) e Confesercenti Termoli (Massimiliano Orlando).

In sostanza sono stati programmati quattro eventi formativi (14, 21, 28 novembre e quello finale del 6 dicembre) nei quali Covsal, col contributo degli esperti in sicurezza alimentare di Consa e delle conoscenze sul campo di Confesercenti, fornirà tutti i dettagli su quali alimenti si possono donare, come e con che tipo di vantaggi.

No spreco alimentare

Andrea Coletta della Covsal ha spiegato come nasce il progetto. “Spesso le attività commerciali non sanno come smaltire i propri alimenti e rimetterli all’interno della società con la donazione. Questo progetto, nato da un bando del Centro servizi volontariato, nasce con questo intento”.

“C’è un triplice profilo positivo – ha sintetizzato il presidente Marone -. Questo progetto incide positivamente sulla raccolta dei rifiuti, riducendoli. Poi sotto il profilo sociale, perché si va a soddisfare l’esigenza di persone che hanno bisogno. In più c’è l’aspetto di natura fiscale, col beneficio delle riduzioni di imposte per le aziende che aderiscono”.

Infatti le imprese che decideranno di donare cibo alle associazioni e gli enti no profit avranno sgravi fiscali sull’Iva dei prodotti acquistati. Ma c’è anche la possibilità che abbiano riduzioni della Tari, la tassa sui rifiuti. “Il Comune di Milano l’ha già fatto, in seguito alla legge Gadda del 2016 e ci proveremo anche noi” ha commentato l’assessora Colaci.

“Inizieremo un percorso formativo – le parole dell’assessora Ciciola – che riguarderà anche le scuole dove ci sono le mense. Coinvolgeremo non solo gli alunni, ma anche le famiglie, gli insegnanti e i dirigenti scolastici. Occorre far capire che non bisogna sprecare cibo in questo momento storico”.

Benedetta Marinucci dello studio Consa, che si occupa di sicurezza alimentare e formerà gli operatori, ha fornito ulteriori dettagli. “Fra le aziende che possono usufruire di questa possibilità ci sono quelle della grande distribuzione, la ristorazione, le attività commerciali, la produzione artigianale, i mercati ortofrutticoli”.

“Ci si potrà iscriversi tramite un apposito link Internet o anche direttamente alla Confesercenti, in sede o ai nostri recapiti – ha spiegato Massimiliano Orlando, ricordando che – il nostro Paese è quello che spreca più cibo in Europa. Noi nei nostri corsi formativi puntiamo molto sulla conservazione dei cibi che può evitare lo spreco alimentare”.

No spreco alimentare

Nel percorso di formazione quindi, aziende e associazioni no profit potranno prendere degli accordi per la donazione del cibo. Le famiglie potranno ricevere le donazioni tramite le associazioni, usufruendo così di cibo in buono stato. “Speriamo di far nascere nuove associazioni e magari imprese che possano utilizzare questo settore delle donazioni, creando così posti di lavoro” ha concluso Benedetta Marinucci.