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25 novembre: iniziative e interventi contro la violenza sulle donne

CAMPODIPIETRA

Il 25 novembre alle ore 11, dinanzi al Comune, verrà collocata una “Panchina Rossa”, in una cornice suggestiva che vedrà protagonisti gli alunni della scuola primaria e secondaria di Campodipietra. Alle ore 18, inoltre, presso il Centro San Martino, verrà proiettato il monologo, interpretato e scritto dall’attrice molisana Mena Vasellino, dal titolo “Ti amo da morirNe”.  Al termine della proiezione interverrà la Cav. Maria Grazia La Selva, presidente e fondatrice dell’associazione Liberaluna Onlus, per affrontare il tema della violenza sulle donne attraverso per un confronto tra i presenti.

RIPALIMOSANI

Domenica 24 novembre dalle 18.30 si terrà una manifestazione nel Palazzo Marchesale. Nelle sale del bellissimo Palazzo avrà luogo una speciale sfilata di moda con il coinvolgimento non di modelle e modelli professionisti ma di donne uomini e bambini, tutti cittadini di Ripalimosani. Insieme: donne e uomini allineati sul principio del rispetto. Alcuni brand porteranno in sfilata i loro capi. La serata sarà aperta da uno spettacolo di danza presentato ed eseguito dalla Maestra Alessia Esposito, titolare della AG Master dance. La serata avrà anche una finalità benefica in quanto tutto il ricavato dell’evento sarà utilizzato per l’acquisto di parrucche da donare al reparto di oncologia dell’Ospedale “Cardarelli” di Campobasso per le donne che siano in cura chemioterapica.

Sarà inoltre proiettato un video realizzato attraverso interviste doppie con coppie di bambini compresi nella fascia d’età dai 10 anni ai 17 anni sul tema della violenza. Le domande sono state preparate da un team di esperti (psicologhe e giornalisti professionisti).

Lunedì 25, invece, alle 18.30 presso la palestra comunale si terrà una lezione aperta di difesa personale con il maestro di arti marziali Giuseppe Di Lauro, con cui ci si approccerà alla gestione delle emozioni, al controllo su se stessi e sui propri movimenti, a difendersi se necessario da un possibile avversario

TERMOLI

Il 25 novembre si terrà a Termoli una manifestazione di sensibilizzazione “Stendi la violenza” organizzata del Centro Antiviolenza BeFree. Il Centro AntiViolenza BeFree di Termoli organizza un flash mob, un cordone di persone con lo slogan “stendi la violenza”, perchè nella violenza di genere “i panni sporchi NON si lavano in casa”. Il corteo partirà alle 18.30 dalla ‘panchina rossa’ in Piazza Monumento. Arriverà fino alla nuova sede del CAV in via Molinello n.1?

ORATINO

L’amministrazione comunale inaugurerà la sua panchina rossa sabato 23, in piazza Rogati. Un simbolo per ricordare il posto occupato da quelle donne che non ci sono più perché vittime della violenza.

All’iniziativa parteciperanno i bambini della scuola primaria e dell’infanzia di Oratino ed interverranno, dopo i saluti del sindaco Roberto De Socio, la Consigliera di Parità della Regione Molise Giuseppina Cennamo e l’avvocato Filomena Fusco, responsabile del Centro Antiviolenza BeFree Molise. Si parlerà di rispetto e di uguaglianza che sono i principi basilari della nostra Costituzione.

CASACALENDA

#iolasciounsegno2K19 è il nome del progetto che l’Amministrazione Comunale di Casacalenda ha ideato e realizzerà in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Una idea che si articolerà in due parti. La prima parte vedrà tutti coloro che raccoglieranno l’invito all’iniziativa, disegnarsi una linea rossa sul volto e scattarsi una foto sulle panchine rosse – sedute che hanno occupato già da qualche tempo un posto stabile davanti alla Casa Comunale di Casacalenda come memento dell’impegno contro la violenza di genere – per poi postarla sui social con l’hashtag #iolasciounsegno2k19: si darà vita, così, ad un vero e proprio trend social per coinvolgere e sensibilizzare più persone possibili, che, anche da lontano, potranno aderire al progetto, postando una foto che abbia lo stesso tema.

La seconda fase del progetto nasce in collaborazione con la Preside dell’Istituto Omnicomprensivo di Casacalenda: alcuni dei ragazzi delle ultime classi degli istituti superiori parteciperanno ad un incontro – aperto anche all’intera cittadinanza -, che si terrà nella sala conferenze “Il filo di Achille Pace” (Casa Comunale), lunedì 25 novembre dalle ore 10.30. Durante l’incontro sarà proiettato il cortometraggio “Lilium” di Mattia Marano e Antonio De Gregorio che, giovanissimi, hanno realizzato la loro opera prima sul tema della violenza assistita. Al termine della proiezione seguirà un momento di confronto tra i presenti, per affrontare il tema della violenza di genere e proporre idee per migliorare al fine di eliminare un problema sociale, quella della violenza sulle donne, ancora troppo diffuso.

I presenti verranno poi invitati a disegnarsi una linea rossa sul volto, simbolo della giornata contro la violenza sulle donne e raggiungere le panchine rosse per le foto… per lasciare un segno del loro impegno alla lotta contro la violenza sulle donne.

PALATA

Il 25 novembre alle 10, in via Calvario (presso ex sala pretura) verranno inaugurate due panchine rosse. All’evento interverranno per portare i propri saluti la Sindaca Maria Di Lena, le consigliere regionali Paola Matteo e Patrizia Manzo, il coordinatore dell’Ats Antonio Russo. Seguiranno gli interventi di Sara Fauzia e Tina De Michele, rispettivamente psicologa ed avvocato del Centro AntiViolenza di Termoli, e della consigliera di Parità Giuseppina Cennamo. Infine l’inaugurazione delle panchine nel piazzale dell’istituto comprensivo “A. Ricciardi” e in piazza San Rocco.

RICCIA

Il 25 novembre è prevista una fiaccolata contro la violenza sulle donne che partirà alle 18 da piazza Umberto I. Seguirà un momento  di riflessione in Sala consiliare, con la lettura di alcuni brani e poesia sul tema della condizione femminile.

 

FIDAPA TERMOLI

La  cultura del rispetto  e  la crisi del maschile.  I cardini dell’impegno della Fidapa in campo nazionale, declinato nelle sezioni che compongono l’esercito delle 11.000 donne impegnate.

 

La Fidapa di Termoli, presidente Angela Rusciano, aderendo al comunicato nazionale  diramato dalla presidente Maria Concetta Oliveri,  ribadisce la necessità di porre in essere iniziative di educazione al rispetto  sin dall’età scolare, educando i ragazzi e le ragazze  al rispetto reciproco,  evidenziando che le manifestazioni di violenza  in generale e contro le donne in particolare, rendono le persone schiave  del  pregiudizio e dell’ignoranza   e vittime dei comportamenti negativi adottati.

Il femminicidio  in forte crescita ed esasperato dalle logiche di una società poco attenta,  è diventato negli ultimi anni  un fenomeno di cui si sta perdendo il controllo, poche e non conformi sono le leggi che tutelano le donne soggette ad abusi molto spesso sottovalutati  o non segnalati  per  disinformazione e  per il timore delle conseguenze.  Per  questo motivo, la sezione di Termoli  il 25 sosterrà la campagna di sensibilizzazione “ Stendi La Violenza”, promossa dal Centro antiviolenza Bee Free.

Iniziative diverse per dare visibilità al fenomeno sono state messe in campo dalla  sezione che nello scorso biennio ha installato una panchina rossa  all’inizio del corso principale,  panchina a cui è stata divelta, dai vandali, la targhetta illustrativa.

Nei prossimi giorni – precisa la presidente –  l’Associazione apporrà sulla panchina una nuova targa affinché la cittadinanza e chiunque si fermi  per  sostare e sedersi, possa  essere attratto  dalla scritta la cui lettura non  può non indurre ad  una riflessione  sul fenomeno e sulla sua portata”.   La Panchina rossa  come il “posto  occupato”, rappresentato da una sedia vuota con il drappo rosso, posto  in prima fila  ad ogni evento,  sono  simboli adottati  per fare memoria  dei tragici epiloghi  prodotti dalla  violenza le cui ripercussioni  vanno oltre la soppressione fisica di  persone che sono state  donne,  figlie, mogli, fidanzate, amiche, mamme, nonne, zi e tanto altro ancora. Una  catena infinita  di rapporti, di affetti  e di relazioni interrotte  e minate dai problemi  generati da  un gesto di inciviltà e sui quali graveranno  odio, disagi e conflitti difficili da recuperare.  “ Spesso al tema della violenza contro le donne- leggiamo nella Circolare del Sodalizio –  viene associato un altro fenomeno, ovvero la “ crisi del maschile”, secondo cui l’uomo è oggi intimorito e minacciato dai cambiamenti sociali e culturali, privato del proprio ruolo e della propria autorità, e che tutto questo abbia un impatto significativo nell’agire la violenza. In che modo questi aspetti si legano tra loro?  In che senso la violenza è frutto di un certo tipo di  “ cultura virile” diffusa?   Sono queste alcune domande culturali fondamentali di questo tempo..” ( A.M.-Ansa 19 ottobre 2019).

 

FEDERAZIONE PD BASSO MOLISE

 

Il 25 novembre del 1960  i corpi delle tre sorelle Mirabal – Patria, Minerva e Maria – furono ritrovati in fondo ad un precipizio. Catturate in un’imboscata dagli agenti dei servizi segreti del dittatore Rafael Leònidas Trujillo – che per più di trent’anni ha governato la Repubblica Dominicana – furono stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate, per poi essere gettate in un precipizio, a bordo della loro auto, per simulare un incidente.  La loro “colpa” quella di essere coinvolte in prima persona nella resistenza contro il regime.  L’omicidio de “Las Mariposas” (Le farfalle) – il loro nome in codice- scatenò una dura reazione popolare che portò nel 1961 all’uccisione di Trujillo e alla fine della dittatura.  La data, commemorata per la prima volta durante il primo Incontro Internazionale Femminista a Bogotà nel 1980, venne successivamente scelta dall’Assemblea Generale dell’ONU, il 17 dicembre 1999,  per istituire la ” Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne ” in ricordo del brutale assassinio delle tre sorelle, considerate esempio di donne rivoluzionarie.

 

Da lì, il 25 novembre ha iniziato ad assumere un valore sempre più simbolico: ogni anno ci si preoccupa di sensibilizzare l’opinione pubblica per liberare le donne dalla violenza in ogni sua forma, per educare al rispetto della persona e dei diritti delle donne, per contrastare gli stereotipi di genere che sono alla base di una visione errata di donne e uomini nella società.

 

Tuttavia, la strada da percorrere per abbattere ogni disparità e per debellare la violenza è ancora lunga. Siamo consci che esistano attualmente  leggi a tutela delle donne ma sappiamo, parimenti, che restano i problemi correlati ad una ottimale applicazione degli strumenti  giuridici nell’individuare e contrastare, insieme a quella fisica, anche la violenza psicologica. C’è violenza, infatti, ogni volta che si verifica un controllo sull’autonomia della persona- che può essere anche economica – e che non riguarda solo le donne appartenenti a contesti sociali svantaggiati. Il fenomeno del “gaslighting” – diffuso in ambienti di lavoro competitivi –  messo in atto quando si attaccano donne che hanno ruoli importanti, è una forma di violenza psicologica subdola che mina fortemente l’autostima delle vittime fino a farle dubitare delle proprie capacità e competenze, che allo stato attuale non trova tutela ad esempio.  Sarebbe utile, dunque, cominciare a prevedere come arginare questi fenomeni, con una normativa mirata e risolutiva. Un’altra tematica di intervento, non trascurabile, poi, riguarda la disciplina del lavoro che – a più di 60 anni dal Trattato CEE che all’art. 119 assicurava la parità di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro – continua rimarcare disparità salariali tra uomo e donna, portando a vivere le donne in una condizione di subalternità rispetto ai colleghi di sesso maschile, ma anche ad avere maggiore difficoltà di accesso nel mondo del lavoro – come dimostrano le statistiche Istat – e questo sul piano psicologico ha certamente ripercussioni significative. Sconfiggere la violenza contro le donne richiede, dunque, un cambiamento culturale enorme, lo sforzo congiunto di tutte le istituzioni e risorse economiche adeguate a sostegno delle iniziative messe in atto per contrastarla senza sottovalutare le iniziative utili a supportare le donne nel mondo del lavoro. La violenza contro le donne può essere infatti anche economica. Più sottile da definire, più subdola da individuare, eppure sempre più diffusa. Una forma di sopruso che sfrutta il denaro come strumento di potere e che preclude alle vittime la vita sociale. Esiste soltanto un mezzo per uscirne: il raggiungimento dell’indipendenza economica attraverso il lavoro.  Avere un lavoro può essere infatti un aspetto determinante nella decisione di liberarsi dalle catene dell’oppressione non solo per l’aspetto economico, seppur già di per sé molto rilevante, ma perché il contesto lavorativo può supportare la donna nel rompere la dinamica di sottomissione. Aumentare i fondi per i Centri Antiviolenza – sempre più esigui ed erogati ogni anno con grandi ritardi – e pensare a misure legislative capaci di incentivare associazionismo, mutualità e cooperazione tra donne vittime di violenza, crediamo dovrebbe essere una delle priorità da inserire nell’agenda politica di ogni Paese attento alla salvaguardia dei diritti.

 

In tal senso, la Regione Molise, ha dimostrato una certa lungimiranza – durante il governo Frattura a firma della consigliera Nunzia Lattanzio – con la proposta di legge n. 197 “Riconoscimento e sostegno del caregiver familiare e del valore economico-sociale del lavoro casalingo ed iniziative a tutela della sicurezza domestica”,  poiché il dettato normativo   mirava  a riconoscere un valore economico e sociale al lavoro casalingo e al caregiver familiare. Due figure “professionali” non retribuite, ma che con una normativa adeguata, potrebbero avere, almeno nella nostra Regione, un dignitoso riconoscimento economico, utile a liberarsi dalla spirale di violenza che, spesso, ha sede nelle mura domestiche. Una proposta che Noi della Federazione PD del Basso Molise riteniamo sia utile rilanciare in modo propositivo, per consentire alle vittime di violenza domestica di avere il giusto riconoscimento sociale.

 

Riteniamo, infine, che il lavoro come “arma” al contrasto alla violenza di genere, debba essere, contestualmente, affiancato ad un piano di prevenzione utile a far adottare le giuste misure per disinnescare l’odio di genere attraverso una condanna precisa nei confronti di ogni gesto, frase, atteggiamento che violi la libertà delle donne.  È pura demagogia, infatti,  dirsi dalla parte delle donne e poi dare in pasto le donne anche agli haters dei social in cui le donne vengono minacciate o insultate come recentemente è accaduto anche alla senatrice a vita Liliana Segre, costretta – dopo aver subito minacce ed insulti sul web – ad uscire sotto scorta.  Disinnescare vuol dire togliere l’arma dalle mani dei carnefici facendo in modo che fin da bambini si impari il rispetto nei confronti delle persone di altri generi. Educare già da bambini  al rispetto contro l’utilizzo di azioni e parole d’odio può essere la chiave utile a porre le basi per formare degli adulti affettivamente e socialmente maturi. Un ambiente sociale in cui regna il rispetto,infatti,  favorisce  lo sviluppo di una comunità solidale in cui  anche i più deboli e quindi anche le donne vittime di violenza riescono a trovare il proprio spazio.

 

DONATO TOMA – PRESIDENTE REGIONE MOLISE

Sono trascorsi cinquantanove anni da quando,  a Salcedo, nella Repubblica Dominicana, furono rinvenuti i corpi delle tre sorelle Mirabal all’interno di un’auto in fondo a un dirupo. Si appurò che erano state barbaramente assassinate da agenti dei Servizi segreti del dittatore Rafael Leonidas Trujillo, che avrebbero voluto far passare la loro morte come un incidente stradale. Patria Mercedes, María Argentina Minerva, Antonia María Teresa  facevano parte del “Movimento 14 di Giugno”, un gruppo che si batteva per l’affermazione della democrazia e dei diritti in quel Paese. La loro uccisione provocò una veemente reazione popolare che, di lì ad un anno, portò alla fine della dittatura.

Ci vollero vent’anni perché, nel corso del primo Incontro internazionale femminista di Bogotà, le sorelle Mirabal venissero commemorate e la loro storia assumesse un valore simbolico.

Il primo passo verso quella che diventerà una lunghissima lotta per il riconoscimento della violenza di genere, quale fenomeno sociale da prevenire e combattere, fu fatto con la Dichiarazione di Vienna del 1993: “I diritti umani delle donne e delle bambine sono parte inalienabile, integrale e indivisibile dei diritti umani universali. La piena ed eguale partecipazione delle donne nella vita politica, civile, economica, sociale, culturale, a livello nazionale, regionale e internazionale e lo sradicamento di tutte le forme di discriminazione sessuale, sono obiettivi prioritari della comunità internazionale. La violenza di genere e tutte le forme di molestia e sfruttamento sessuale, incluse quelle derivanti da pregiudizi culturali e da traffici internazionali, sono incompatibili con la dignità e il valore della persona umana e devono essere eliminate”.

Intanto, il 17 dicembre 1999, l’Assemblea generale della Nazioni Unite dichiarò il 25 novembre  “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”.

Ma è con la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica dell’11 maggio 2011, più conosciuta come Convenzione di Istanbul, che sono state tracciate le linee per prevenire la violenza, dare protezione alle vittime, non lasciare impuniti i colpevoli.

In tale ottica, il Parlamento italiano, ad iniziare dalla XVII legislatura, dopo aver ratificato tale Convenzione, ha provveduto ad aggiornare il quadro normativo di riferimento, modificando il codice penale e di procedura penale con l’inasprimento delle pene, adottando un Piano straordinario contro la violenza di genere, prevedendo stanziamenti per il supporto alle vittime, istituendo una Commissione d’inchiesta sul femminicidio.

La Regione Molise ha fatto la sua parte, molte sono le azioni  poste in essere a tutela delle vittime, dei loro figli e per la prevenzione del fenomeno. È stata costituita la Rete antiviolenza, sono operativi tre Centri antiviolenza, a Campobasso – ove ha sede anche la Casa rifugio – a Termoli e a Isernia. Oltre alla  Casa rifugio e ai tre Centri antiviolenza, sono in corso di attivazione anche quattro Sportelli di ascolto negli Ambiti territoriali ad oggi sprovvisti di servizi: Agnone, Venafro, Riccia/Bojano e Larino. Inoltre, sono state recepite, da parte della Giunta regionale, le Linee guida nazionali per le Aziende sanitarie e le Aziende ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria alle donne vittime di violenza.

Purtroppo, frequenti episodi di cronaca evidenziano che il fenomeno della violenza di genere sia tutt’altro che in fase di regressione, nonostante le leggi tutelino le vittime della violenza e massicce campagne di informazione sensibilizzino l’opinione pubblica.

Occorre un deciso cambio di passo nell’approccio culturale della tematica, che tenda a stroncare l’idea di un “ego ipertrofico maschile”, latente e ipocritamente non manifesto, che di fatto è ancora troppo forte e persistente in taluni contesti sociali.

La violenza è la diretta conseguenza di uno stereotipo di ignoranza atavica, che affonda le radici in una sciocca concezione gerarchica di genere che tende ad imporsi con la forza.

Contro ciò dobbiamo continuare a lottare: è il modo migliore per celebrare la ricorrenza e dare un senso ad essa, al netto di enfasi e retorica,

 

PAOLA MATTEO – CONSIGLIERA REGIONALE ORGOGLIO MOLISE

“Da quando è partita la mia esperienza in Consiglio regionale ho cercato di impegnarmi a fondo per trovare risposte adeguate alle emergenze sociali che abbiamo di fronte, quindi mi sento particolarmente coinvolta dalla Giornata internazionale contro la violenza di genere”. La consigliera regionale di Orgoglio Molise, Paola Matteo, spiega i motivi che l’hanno indotta a portare a compimento una serie di iniziative di valore sostanziale e simbolico nella lotta alla violenza sulle donne.

“Le statistiche ci mettono spalle al muro – afferma la Capogruppo di Orgoglio Molise – e soprattutto evidenziano che tutte le donne possono essere vittime di violenza. Non é la nazionalità, non è l’età non è il ruolo sociale a incidere, ma è un dramma che riguarda tutte e tutti, un tema purtroppo ancora sottovalutato, almeno finché non ci riguarda da vicino.

“Siamo partiti poco più di un anno fa – prosegue la consigliera – modificando la Legge regionale n. 15 contro la Violenza di genere, che necessitava di una serie di correttivi”.

Paola Matteo è stata prima firmataria e relatrice della Pdl, contribuendo a rendere effettivo l’inserimento del reato di stalking nel vecchio impianto normativo.

“La vastità e drammaticità del fenomeno – riprende la Segretaria dell’Ufficio di Presidenza – sono purtroppo del tutto evidenti anche nella nostra regione, soprattutto con reati di stalking e maltrattamenti. Grazie all’inserimento all’interno della Legge 15 della Convenzione di Istanbul, l’accordo con il quale Consiglio d’Europa è intervenuto per la prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, anche il Molise si muove nella stessa direzione dell’Italia e soprattutto dell’Europa.

“Il Consiglio regionale ha voluto dare un senso di marcia deciso e inequivocabile nel percorso verso la tutela delle fasce più a rischio della società, coniugando gesti simbolici di grande impatto mediatico con iniziative legislative concrete. Ultima, ma determinante per dare un senso al ruolo attivo dei consiglieri nelle politiche sociali che investono la Regione è stata l’approvazione di un emendamento da me proposto in sede di Bilancio. In virtù di tale intervento, sono state stanziate molte risorse per sostenere l’attività dei centri anti violenza previsti nella Legge regionale.

“Ma ci sono anche altre iniziative simboliche da citare in questa occasione. Penso al ‘Posto occupato’ attraverso il posizionamento in Consiglio regionale di una poltrona rossa. E’ un piccolo gesto che tuttavia rappresenta un grande vuoto: il ‘posto’ lasciato nella società da ogni donna uccisa da un uomo”.

La Consigliera Matteo ha inoltre aderito alla campagna ’Non è normale che sia normale’, presentata dalla Parlamentare Mara Carfagna, a cui molti consiglieri regionali del Molise dei diversi schieramenti hanno aderito. Infatti, non esistono distinzioni politiche quando si tratta di emergenze sociali percepite in maniera così forte dalla società civile.

“Sono stata poi la prima firmataria della ‘Legge Quadro contro ogni forma di discriminazione per l’affermazione dell’uguaglianza’, sempre in esame in IV Commissione, che mette in atto una serie di politiche antidiscriminatorie per rimuovere gli ostacoli all’ingresso delle donne nella vita pubblica, per ridurre le disparità nel mondo del lavoro, nell’accesso ai servizi e nella vita familiare”.

Ed è su iniziativa della consigliera Matteo anche l’ordine del giorno (approvato all’unanimità) che ripristina l’Osservatorio regionale delle Politiche sociali. Qualsiasi tipo di intervento non può prescindere dai dati, compresi quelli relativi alla violenza sulle donne. Ridare vita a un organismo così essenziale nella battaglia che il Consiglio regionale sta conducendo, è ad avviso di tutti un punto di ripartenza nella corsa alla programmazione e all’operatività delle politiche sociali.

“Oggi – prosegue la consigliera – condividiamo la decisione della Presidenza del Consiglio regionae di illuminare con luce aranciane, dal tramonto all’alba, dal 23 al 30 novembre, palazzo d’Aimmo.

“Nonostante la mole di lavoro e il buon esito di tante iniziative – prosegue Paola Matteo – restiamo vigili sul tema violenza. E non solo. Le aggressioni e le molestie di genere s’inseriscono tra i temi approfonditi, che legano ad un unico filo la mia responsabilità di donna, cittadina e amministratrice nella lotta alle emergenze sociali. Violenza di genere, droga, bullismo, gioco d’azzardo patologico, tutto rientra in un rinnovato impegno che, attraverso la prevenzione, l’informazione e il sostegno alle vittime, intende stringere i tempi, l’incidenza di tali fenomeni, e far sentire forte il peso delle istituzioni.  Credo che in giornate come quella di oggi, per occasioni così rilevanti – ha concluso – sia necessario dare queste chiare indicazioni”.

FILOMENA CALENDA – CONSIGLIERA REGIONALE ‘PRIMA IL MOLISE’

“Il 25 novembre si celebra una sconfitta, quella di una società che, nonostante i progressi in tutti i campi del sapere, fatti nell’ultimo secolo, deve ancora fare i conti con una vera e propria piaga, figlia di un retaggio culturale che, così come una pianta infestante, sembra impossibile da debellare.

Nonostante i passi in avanti fatti da un punto di vista normativo, grazie al cosiddetto Codice Rosso, maltrattamenti, abusi sessuali e femminicidi in Italia sono all’ordine del giorno. Fenomeni a cui non è esente il Molise, dove stereotipi e pregiudizi devono essere combattuti con maggior vigore. A tal proposito, apprezzo lo sforzo delle istituzioni locali e le numerose iniziative di sensibilizzazione che sono state organizzate per l’occasione, soprattutto quelle che hanno coinvolto le scuole di ogni ordine e grado.

Prevenzione e supporto alle vittime di violenza, è necessario focalizzarsi su questi due aspetti per realizzare politiche pubbliche capaci di avere un impatto efficace sul fenomeno. Un obiettivo raggiungibile solo attraverso la collaborazione tra istituzioni e associazioni, alle quali va il mio plauso per l’indispensabile lavoro quotidiano che svolgono per supportare le donne che subiscono questa sorte. Un aiuto non solo psicologico ma anche legato al reinserimento sociale e lavorativo delle vittime di violenza.  Sono convinta che questi sodalizi necessitano di un maggior sostegno economico. Mi impegnerò affinché questo sia possibile.

In tal senso, credo che l’attuale governo regionale, su iniziativa del Consiglio, si è reso protagonista di una serie di provvedimenti di fondamentale importanza, tra questi le modifiche alla legge regionale 13/2015 riguardante le “Misure in materia di prevenzione e contrasto alla violenza di genere”, che hanno avuto il merito di adeguare il testo normativo regionale alle novità sancite in materia dalla legislazione nazionale ed europea, garantendo la tutela anche alle vittime dei reati di stalking, ricatti a sfondo sessuale e di sfregi permanenti al viso.

Tanto è stato fatto, ma purtroppo ancora non basta. I dati testimoniano la drammaticità del fenomeno e le sempre nuove vulnerabilità a cui si deve far fronte. Finché una sola donna sarà uccisa o subirà dei maltrattamenti non si dovrà abbassare la guardia”.