Eni e Edison devono 23 mln a Petacciato, parte la trattativa. Il Comune: “Aspettiamo la loro mossa”

La sentenza che condanna le multinazionali è esecutiva ma il Comune per ora non intende pignorare alcuna somma. Più probabile la strada della transazione. La Giunta Di Pardo, in compagnia dell’avvocato Stefano Labbate, ha spiegato com’è nato l’accertamento che ha portato alla sentenza della commissione tributaria provinciale per la quale Eni e Edison dovranno versare 23 milioni di euro di Imu e Tasi al Comune di Petacciato. Per il futuro entrate certe di milioni di euro per le casse pubbliche

La sentenza è di due giorni fa: le piattaforme petrolifere Rospo Mare e la nave di stoccaggio Alba Marina si trovano in territorio di Petacciato (non di Termoli) e a quel Comune devono 23 milioni di euro di Imu e Tasi mai versati per gli anni dal 2012 al 2017. Lo ha stabilito la Commissione Tributaria di Campobasso rigettando il ricorso di Eni e Edison.

Conferenza piattaforme Petacciato

“La sentenza è effettiva, potremmo anche andare a pignorare i loro conti correnti”. Ma è più probabile che il Comune guidato da Roberto Di Pardo non vada al muro contro muro. “Aspettiamo una loro mossa” dice davanti alle telecamere accorse per la conferenza stampa in Municipio, stamane 10 ottobre.

Tradotto: una transazione, una trattativa. “Siamo disponibili a sederci a un tavolo” le parole dell’avvocato Stefano Labbate, colui che ha curato la parte legale. Il tutto per arrivare a un accordo che preveda il pagamento di una somma decisamente inferiore ai 23 milioni, ma in tempi molto più rapidi. “Altrimenti ci vorranno 3, 4 o 5 anni”.

Conferenza piattaforme Petacciato

Perché è vero che la commissione tributaria provinciale ha sentenziato. Ma è vero anche che siamo solo al “primo round. È il primo grado di giudizio. I soccombenti possono fare ricorso e anche dovessero perdere lì, c’è sempre la Cassazione”. Ma la giurisprudenza parla chiaro e in altri casi analoghi Eni e Edison hanno preferito trovare un accordo coi Comuni nei cui territori marini ricadevano le piattaforme petrolifere.

Così è anche per Petacciato, ma lo si è scoperto solo di recente. “Un nostro sostenitore in campagna elettorale ci ha dato questa informazione – ha confidato il sindaco -. È stata nostra volontà politica andare a verificare. Abbiamo anche fatto un giro in barca, coi Gps e già da quella verifica avevamo certezza. Però è stato necessario fare un accertamento e non è cosa semplice. Due giorni fa la sentenza ci ha visto vincenti”.

Di Pardo però ha ammonito. “Qualche consigliere si è spinto a dire come verranno spesi questi soldi. Io dico come quel famoso allenatore ‘non dire gatto se non ce l’hai nel sacco’. Siamo Davide contro Golia ma non sempre vince Golia”.

“L’intuizione del Comune è stata che la posizione delle piattaforme Rospo Mare e della nave di stoccaggio Alba Marina ricadessero nel suo territorio. Il valore dei 23 milioni – ha precisato l’avvocato vastese – è stato calcolato desumendolo dai bilanci della Camera di Commercio e e sui costi di realizzazione di circa 20 anni fa”.

A Petacciato spettano quindi Imu e Tasi dal 2012 al 2017, visto che gli anni precedenti risultano prescritti. Per quei sei anni invece le somme erano state messe a bilancio dal Comune di Termoli, prima dell’accertamento che crea alla città costiera molisana qualche grattacapo finanziario adesso. Ma è forse per il futuro che questa sentenza apre a Petacciato prospettive inattese.

Al di là della somma che i due colossi dell’energia dovranno sborsare per le imposte mai versate negli anni precedenti, d’ora in poi dovranno al Comune di Petacciato Imu e Tasi che per l’anno 2018 sono state calcolate in circa 4 milioni di euro.

A partire dal 2019, per una modifica voluta dallo Stato, dovrebbe restare al Comune poco meno della metà, che è comunque una somma di tutto rispetto. Per un Comune che era in grave difficoltà finanziaria, si tratta della salvezza economica e probabilmente l’inizio di un nuovo capitolo per il paese.