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Viaggio al termine della libreria, ‘Il Ponte’ chiude dopo 36 anni. “Speriamo di aver lasciato un’impronta” fotogallery

Luigino Vitulli e Diva Cuculo, storici titolari de 'Il Ponte', hanno scelto di andare in pensione e la libreria, dopo 36 anni di attività, a fine novembre chiuderà. "Speriamo che qualcuno raccolga il nostro testimone, ma pare che non sarà così".

Ogni città ha dei luoghi identitari e tra quelli di Termoli c’è sicuramente la libreria Il Ponte che ha annunciato poche ore fa, dopo 36 anni, la chiusura di qui a poche settimane. Un’attività storica che va via e lascia un vuoto incolmabile nella città. E i cittadini, con le loro reazioni social alla notizia, lo stanno confermando.

In Corso Nazionale, al civico 178, da fine novembre nulla sarà più lo stesso. Varcando la sua porta, non troveremo più ad accoglierci Luigino Vitulli e Diva Cuculo, i due consorti che – lui dagli inizi, nel 1983, e lei un paio d’anni dopo – in tutti questi anni hanno riempito di senso, di idee e della loro passione la libreria. Perché una libreria non è un’attività commerciale come un’altra, i libri non sono merci al pari delle altre. È un luogo di scambio, di contatti umani, di circolazione del pensiero, è appunto un ponte, simbolo universale dell’incontro.

Ed è stato proprio questo il quid in più che ha dato la libreria situata vicino alla Madonnina a Termoli, e che oggi gli viene riconosciuto unanimemente dai tanti affezionati clienti. “Il contatto con gli altri, lo scambio di idee e di opinioni, ascoltare racconti di vita o relativi a un libro: questo in libreria avveniva tutti i giorni” racconta Diva lasciando trapelare come proprio questo sarà ciò che più le mancherà del suo lavoro. “Dall’altra parte sono sollevata, perché avrò a disposizione tutto il tempo per leggere, non mi sazio mai di farlo”. La libreria cesserà la sua attività difatti perché Luigino e Diva hanno deciso di andare in pensione e di godersi del tempo per loro stessi.

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Perché il lavoro da libraio è sì stimolante, “hai a che fare con i libri, con il sapere e aprire un pacco è stato ogni volta una gioia”, ma è anche tanto impegnativo, “ti assorbe completamente sia per quantità che per qualità”, afferma Luigino e spiega perché. All’anno escono circa 75mila titoli, una libreria non deve certo averli tutti ma è fondamentale che si tenga aggiornata sulle novità e su quello che succede fuori. C’è una sorta di rotazione dei volumi, una libreria non può essere statica. “A parte i classici, libri a cui vuoi far vivere una lunga vita in libreria, ci deve essere un ricambio anche perché, con la concorrenza del commercio online, il cliente che va in libreria deve avere la possibilità di sfogliare, curiosare, trovare ciò che cerca”.

C’è una parola che sta particolarmente a cuore alla signora Diva ed è perdersi. Come lettrice e come libraia, Diva desidera che ciò che succede a lei succeda anche ai suoi clienti. Un perdersi che poi significa ritrovarsi. Quando entravi al Ponte e ti lasciavi trasportare dalla curiosità, gli occhi si riempivano di libri, la mente di vivaci associazioni e il cuore di sussulti. Quando però ciò non avviene – come accade oggi quando il cliente entra, sa già cosa vuole e in fretta va via – il libraio vero ne soffre, “è limitante per noi”, dice Diva con una velata malinconia.

La libreria Il Ponte non è stata solo i suoi innumerevoli libri. Luigino la definisce “una libreria da combattimento” ed è stato in effetti un po’ così. Tante battaglie civiche, per la città, sono nate e si sono portate avanti qui. Luigino in particolare difende questa scelta: “Una libreria deve avere un suo carattere, una sua identità, non ti puoi fermare solo a presentare un libro”.

Un presidio culturale a tutto tondo che tra un po’ verrà a mancare, ed è una perdita per la città che difficilmente potrà essere rimpiazzata. “Lasceremo il locale, speriamo che qualcuno raccolga il testimone, anche altrove”. Perché finora nessuno si è fatto avanti per portare avanti questo tipo di attività. Gli scaffali in legno, cui la pàtina del tempo non ha tolto smalto alcuno, stanno cominciando a svuotarsi.

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Il giorno dopo l’annuncio della chiusura, la libreria è tutto un via via di persone, di tutte le età, che vengono sì per acquistare gli ultimi volumi in sconto, ma soprattutto per testimoniare il loro affetto sincero per quello che Luigina e Diva hanno dato a loro e alla città tutta in questi anni.

Tutto ciò ci commuove, è molto bello e ci ripaga di tutto l’impegno e la passione che ci abbiamo messo. Però è anche triste. Siamo anche noi termolesi e passare qui davanti dopo la chiusura sarà un colpo anche per noi”. Diva, emozionata, fa un piccolo mea culpa: “A volte, presi dalla gestione della libreria e dal dover sbrigare tutto il lavoro materiale, si perdevano di vista cose più gratificanti”. Ma l’impronta lasciata dice ben altro, dice di un posto dove potersi ‘rifugiare’ e dove il vero piacere era quello di trovare persone con cui poter chiacchierare amabilmente.

Una libreria apprezzata non solo dai termolesi. “Ci sono turisti del CentroNord – più attenti di quelli del Sud alla lettura, sottolinea Luigino – che ogni anno passano di qui. Uno di loro una volta mi ha detto ‘Per essere una libreria piccola, c’è una concentrazione di qualità di titoli che non ho quasi mai visto’”. “Voi sapete di libreria di una volta” è il commento impresso nella mente di Diva mentre il ricordo di Luigino è quello di un uomo della Puglia che in passato ogni settimana faceva un’ora e mezza di macchina per venire al Ponte, la libreria preferita dalla figlia.

Un’avventura longeva e un esempio di resilienza, anche commerciale. Non può essere un caso se Il Ponte ha ‘resistito’ per quasi 4 decadi e non è caduta sotto i colpi patiti dalle librerie indipendenti di cui negli ultimi anni c’è stata una vera e propria ecatombe.

In questo viaggio al termine della libreria, dal sapore triste, rimane la consapevolezza che senza Il Ponte Termoli sarebbe stata molto più povera.