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Truffa migranti: nei centri di accoglienza blatte e pulci, a politici e imprenditori “beni di lusso”

L’inchiesta delle guardia di finanza e della squadra mobile di Cassino è scattata questa mattina: riguarda due sodalizi attivi nel settore dell’accoglienza ai rifugiati. Sono state emesse 18 misure cautelari, 25 invece le persone indiziate di reato e sono stati sequestrati beni per 3 milioni di euro. Tra gli indagati anche il sindaco e il tecnico del Comune di Sant’Agapito in provincia di Isernia

“Welcome to Italy”, è il nome della bomba giudiziaria nell’ambito del sistema di accoglienza agli immigrati, che è esplosa all’alba di questa mattina partendo da Cassino e toccando anche il Molise. Venticinque gli indagati nel presunto sistema corruttivo emerso nelle dinamiche di accoglienza dei migranti, tra questi ci sono anche il sindaco di Sant’Agapito e il tecnico comunale.

Hanno operato in sinergia guardia di finanza e squadra mobile di Cassino. I reati emersi vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di dipendenti pubblici o incaricati di un pubblico servizio, estorsione, truffa ai danni dello Stato e Enti Pubblici, frode in pubbliche forniture, abuso d’ufficio, malversazione ai danni dello Stato, emissione ed utilizzo di fatture false.

A condurre l’operazione di polizia giudiziaria il procuratore capo Luciano d’Emanuele e il sostituto Alfredo Mattei e i comuni interessati appartengono alle provincie di Isernia, Frosinone, Caserta, Latina e Rieti.

Copiosi i faldoni che sono finiti sul tavolo della procura. A riempirli atti e documenti contabili ed extracontabili che hanno permesso agli investigatori di ricostruire i presunti meccanismi illeciti compiuti nella gestione dell’accoglienza dei rifugiati sia nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar) che in quello dei Centri di Accoglienza Straordinari (Cas) gestiti dagli uffici delle Prefetture.

Gli indagati, a vario titolo, avrebbero emesso fatture per operazioni inesistenti e relative all’ottenimento di rimborsi non dovuti, frode nella fornitura di servizi ai rifugiati e richiesta di rimborso rette per rifugiati non più presenti sul territorio nazionale, e individuati ulteriori soggetti ad essi collegati.

Sono state acclarate precise responsabilità a carico dei legali rappresentanti e soci di 3 cooperative dalle quali è emerso un vero e proprio sistema basato sull’illecito e indebito rapporto tra il responsabile dell’ufficio rendicontazione del servizio Sprar e i responsabili di due cooperative ramificate nei territori delle province di Isernia, Frosinone e Caserta.

Le indagini svolte hanno permesso di appurare che le cooperative erano giunte a una sorta di patto “di non concorrenza” con il quale si erano spartite il territorio dove operavano.

Nell’ambito delle perquisizioni è stato rilevato lo stato dei luoghi altamente fatiscente con ambienti sporchi e blatte all’interno delle cucine, ma la mala gestione di questi centri di accoglienza aveva invece consentito ai responsabili di questi, di utilizzare automobili di lusso, quali due Suv della Bmw modello X1 e X3, acquistati in leasing dalla cooperativa stessa.

All’esito delle indagini di polizia giudiziaria, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Cassino, su richiesta del Sostituto Procuratore Alfredo Mattei, ha emesso un’ordinanza di applicazione di 18 misure cautelari personali, di cui 11 relative all’obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria e 7 relative al divieto di esercitare attività imprenditoriali, disponendo altresì il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta e per equivalente di beni per un importo pari a circa 3 milioni di euro.