Trasporto pubblico locale come la sanità? Si rischia il collasso completo. Regione sotto accusa

Risorse finanziarie insufficienti, mancata puntualità nei pagamenti, parco autobus più vecchio d'Italia, fermate non sicure, per finire con la gestione del contratto di servizio ed il famigerato bando di gara per l’affidamento unico. Il Consorzio Mobilità che riunisce tante ditte del trasporto spiega le ragioni di quella che viene definita una situazione disastrosa. "A breve saremo costretti a gettare la spugna"

Il trasporto pubblico regionale farà la fine della sanità? È questo il grido d’allarme che ha lanciato ieri, 26 ottobre, il Consorzio Stabile Molise Mobilità che riunisce diverse aziende del trasporto regionale. Con una lunga missive, ricca di argomentazioni, le ditte si rivolgono direttamente ai vertici politici regionali (presidente Toma e assessore Niro in primis), ai sindaci dei maggiori Comuni (Termoli, Campobasso e Isernia), ai prefetti dei due capoluoghi nonchè ai sindacati e alle testate giornalistiche regionali.

Proprio ieri si è ‘consumato’ lo sciopero del Trasporto pubblico locale e in Molise – hanno affermato le segreterie di Faisa Cisal, Filt Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporto e Ugl Molise – ha aderito l’85-90 per cento dei lavoratori, con punte del 90% in Seac e 100% in Atm e Aesernia.

È soprattutto alla politica che le ditte consorziate rimproverano di aver abbandonato il settore. “È triste e inaccettabile constatare che il trasporto pubblico locale in Molise è prossimo al collasso. In questi anni si è creato un profondo solco di divisione tra l’Amministrazione regionale e le imprese, che impedisce il confronto necessario per risolvere le problematiche che lo affliggono. Abbiamo per tale ragione deciso di portare a conoscenza della pubblica opinione e delle autorità di controllo il degrado che lo caratterizza, indotto dal disinteresse sostanziale della politica che cerca continuamente di scaricare la responsabilità di tutto sulle imprese anche attraverso rappresentazioni della realtà totalmente distorte, lontane anni luce dai fatti e dalle leggi”.

La cronaca quasi quotidianamente racconta di incidenti e disservizi. Di recente si è deciso l’incremento sul costo dei biglietti che, vista la qualità del servizio offerto, ha sollevato molte critiche. Basterebbe un dato: il parco autobus molisano è in assoluto il più vecchio d’Italia e, scrivono dal Consorzio Mobilità, “neanche lontanamente paragonabile a quello presente in regioni limitrofe come Puglia ed Abruzzo”.

Autobus vetusti che molto spesso sono la causa principale di incendi e rotture che mettono a repentaglio la sicurezza dei passeggeri. “Le proteste che quotidianamente registriamo da parte dei viaggiatori per servizi non di qualità, insufficienti e inadeguati, sono rafforzate dall’ultimo provvedimento adottato dalla Regione con il quale si è decretato un incremento di circa il 37-40% sul costo dei titoli di viaggio a solo vantaggio delle casse regionali, nulla lasciando alle aziende che avrebbero potuto valutarne il reinvestimento nelle loro attività”.

Ma le ditte, spesso prese di mira dagli utenti, non ci stanno ed elencano ad uno ad uno i problemi che li attanagliano. Risorse finanziarie insufficienti, mancata puntualità nei pagamenti, parco autobus vecchio, non sicurezza delle fermate, per finire con la gestione del contratto di servizio e con il famigerato bando di gara per l’affidamento unico.

Rispetto alle risorse economiche, il Consorzio afferma che “tutti i bilanci di previsione della Regione approvati negli ultimi sette anni stanziano somme pari alla metà di quelle effettivamente occorrenti e necessarie per il Tpl”. Altro nodo è quello della puntualità dei pagamenti. Si registra un ritardo “ormai cronico” nel pagamento delle fatture mensili, con i riflessi negativi sui pagamenti aziendali relativi a stipendi, gasolio, spese per manutenzioni dei mezzi e quant’altro necessario allo svolgimento dell’attività. “Il contratto non prevede anticipazioni finanziarie da parte delle imprese, eppure le stesse sono costrette ad anticipazioni continue, a volte oltre la propria capacità economica, in un contesto caratterizzato da ritardi cronici che si protraggono per anni”. E dunque non è raro che le imprese si trovino costrette a ricorrere alle istituzioni creditizie.

Quello che è sotto gli occhi di tutti e che più colpisce l’opinione pubblica è lo stato dei mezzi che dovrebbero assicurare il trasporto pubblico. Un parco mezzi che per un quarto è costituito da mezzi ‘euro 0’, cui dal 1 gennaio è inibita la circolazione per legge. Ma la norma, come vi abbiamo raccontato pochi giorni fa, è disattesa.

“Tale situazione è stata posta all’attenzione della Regione con largo anticipo in innumerevoli occasioni e segnalata come potenzialmente pericolosa”. Eppure “la Regione Molise, al pari delle altre, è risultata destinataria di risorse statali per interventi di ammodernamento del parco, ma pur essendo esse disponibili ormai da oltre cinque anni, non si è stati in grado di attivare le procedure necessarie per il loro utilizzo, per cui oggi siamo ancora in attesa. Ma di cosa? Che succeda qualche disgrazia?”.

Negli incidenti che sempre più vedono coinvolti gli autobus della nostra regione, spesso è solo grazie alla professionalità degli autisti che si evitano tragedie. Il Consorzio sottolinea come “la manutenzione ordinaria e straordinaria, quotidianamente effettuata dalle aziende, non può garantire il ripristino delle condizioni di sicurezza laddove la corrosione ha intaccato la struttura dei mezzi”. 

“Inoltre – rilevano – il costo contrattuale riconosciuto per la manutenzione è stato definito nel 2010, e oggi sicuramente non è adeguato a mezzi che hanno aumentato la loro vita di altri dieci anni”. L’anzianità media accertata del parco regionale varia dai 18 ai 25 anni ed è caratterizzata in prevalenza dalla presenza di veicoli con circa un milione e mezzo di chilometri di percorrenza.

Uno stato di usura dei mezzi ormai fuori controllo che è oggettivamente pericolosa per gli utenti ma, nonostante questo e le numerose denunce, segnalazioni ed esortazioni, “si persevera in una diffusa indifferenza”. Non così nelle altre regioni in cui “si è provveduto, attingendo a finanziamenti statali e a fondi di altra natura, alla sostituzione del parco esistente”. Nessuna possibilità di far fronte da soli all’investimento, dicono le aziende, perchè si tratta di somme ingenti che dovrebbero essere il frutto di una previdente politica del trasporto regionale.

Poi il j’accuse su scelte non condivise: “Nella nostra regione si sono preferite scelte trasportistiche diverse, quali la realizzazione di una metropolitana leggera, la cui utilità è tutta da dimostrare, stante la difficoltà di raggiungere le stazioni di Matrice e Bojano con le proprie autovetture e abbandonare le stesse in mezzo alla campagna”. E ancora: “Allo stesso modo sono stati gettati decine di milioni di euro per la manutenzione straordinaria della ferrovia Campobasso-Termoli, per un treno che non esiste, sostituito ormai da anni da ‘servizi sostitutivi’ ad opera di vettori non regionali”.

Altro problema annoso e mai risolto, la sicurezza delle fermate, “una situazione disastrosa e anche lì neppure un euro investito”. Bocciate le soluzione, ventilate, della creazione di hub con annesse navette di raccordo per i collegamenti. Soluzione considerate poco economica e non in linea con il contesto molisano.

Sulla gestione del contratto di servizio, le ditte della mobilità accusano la Regione per il mancato riconoscimento delle compensazioni economiche per le tessere di libera circolazione a favore di particolari categorie di utenti. Di poche settimane fa il caso di Termoli (in quel caso si trattava della Gtm): per due settimane ai disabili è stato chiesto il pagamento della corsa nonostante il diritto alla circolazione gratuita.

Ma non solo, a detta del Consorzio: “Altrettanto dicasi per le corse aggiuntive che la Regione stessa richiede nonché per quelle concernenti i chilometri percorsi fuori regione, ma a vantaggio dell’utenza molisana. Non sono ad oggi riconosciuti i costi sostenuti dalle aziende per i Terminal-bus, attualmente di Termoli e Larino. Così come non sono riconosciuti quelli sostenuti dalle aziende concernenti gli adeguamenti contrattuali, puntualmente corrisposti in busta paga dalle aziende ai propri dipendenti”.

Insomma la lista è lunga. Per finire, il Consorzio pone l’attenzione sul bando di gara per scegliere il gestore unico per i servizi regionali, che considera necessario ma che tarda ad arrivare. “Abbiamo assistito in questi anni ad una difficoltà della Regione nella formulazione di un valido bando di gara: quelli proposti non erano conformi perciò annullati dal TAR. Eppure – la denuncia – a tal fine si sono investiti circa cinquecentomila euro in consulenze esterne e studi fuori regione che è lecito dubitare saranno mai in grado di disciplinare l’organizzazione dei servizi sul territorio molisano in considerazione della mancata conoscenza delle esigenze effettive della nostre comunità”.

Le conclusioni sono amare e il timore è che il Tpl faccia la ‘fine’ della sanità. “A furia di rimandare, di non prendere per tempo le misure necessarie, e individuando figure prive della giusta competenza, si rischia il collasso completo. Non siamo certi di poter sopportare a lungo questo stato di degrado complessivo. È verosimile che a breve saremo costretti a gettare la spugna perchè non saremo più nella condizione di assicurare i servizi, svolti con professionalità, puntualità e sicurezza negli ultimi quaranta anni”.