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Sisma 2018, ricostruzione lenta e commissario assente. Fondi per autonoma sistemazione solo fino a marzo foto

Quattordici mesi dopo il terremoto del Basso Molise confronto a palazzo Vitale tra il governatore e i sindaci preoccupati per l'avvicinarsi della fine della fase dell'emergenza: la deadline è fissata al prossimo 7 marzo e poi le famiglie fuori casa non percepiranno più il contributo per l'autonoma sistemazione. Invece la settimana prossima dovrebbero iniziare i lavori per la messa in sicurezza del serbatoio di Montecilfone danneggiato dal sisma del 16 agosto 2018. Ma ci sono ancora troppe incertezze, legate pure alla mancata nomina del commissario.

Andamento lento. E’ il ritmo che purtroppo scandisce la ricostruzione in Basso Molise. E forse non poteva essere altrimenti dal momento che, a distanza di 14 mesi dal sisma, il Governo ancora non nomina un commissario ad hoc. Sui tempi della ricostruzione pesante, per la quale sono stati stanziati 39 milioni di euro nello ‘Sblocca cantieri’, e sui fondi per l’autonoma sistemazione delle 237 famiglie che hanno perso la casa si è concentrato il vertice che questo pomeriggio (21 ottobre) si è svolto a palazzo Vitale.

Il primo summit allargato, con tutti i primi cittadini dei paesi colpiti e il governatore Donato Toma, oltre al direttore del IV Dipartimento della Regione Molise, l’architetto Giuseppe Antonio Giarrusso.

Un confronto chiesto a gran voce dagli stessi amministratori per fare il punto della situazione e per tracciare un preciso cronoprogramma degli interventi previsti nei loro paesi. Oltre ai disagi che i cittadini stanno affrontando dopo aver trascorso 14 mesi lontani dalla loro abitazione, ma c’è anche una deadline netta: il prossimo 7 marzo terminerà lo stato di emergenza riconosciuto a marzo del 2019.

Un’emergenza iniziata il 16 agosto 2018 quando una scossa di magnitudo 5.1 provocò danni ingenti nei 21 comuni del cratere sismico (Montecilfone e Guglionesi tra i centri più colpiti) e 493 persone rimasero senza un’abitazione, costrette in un primo momento a dormire nelle tende allestite dalla Protezione civile. Vennero sgomberate dalle rispettive abitazioni in forza delle ordinanze dei sindaci di 13 paesi interessati.

Per ristrutturare abitazioni, chiese ed edifici pubblici lesionati il Governo ha previsto un fondo da 39 milioni. Mentre con una ordinanza del capo del Dipartimento della Protezione Civile è stato previsto anche un rimborso fino a 25mila euro per “danni lievi” per il ripristino dell’abitazione principale.

Sono arrivate 87 istanze, relative ad altrettante situazioni condominiali. Ne beneficiano 89 famiglie e 9 attività commerciali. Nel dettaglio, sono state presentate 22 richieste a Guglionesi, 24 a Larino, 15 a Montecilfone, 11 a Palata, 8 ad Acquaviva, 3 a Castelmauro, 2 a Tavenna, una a Montemitro e una a Morrone.

Due milioni e 700mila euro (ai quali aggiungere 7 milioni e 250mila euro promessi), sono stati stanziati per lo stato di emergenza, ovvero il contributo per l’autonoma sistemazione, dato alle famiglie che hanno avuto danni maggiori. Ma in alcuni Comuni i cittadini non hanno visto ancora nulla.

Finanziamenti accreditati un paio di giorni fa almeno secondo quanto annunciato dal governatore Toma stasera ai sindaci: per la precisione 2,6 milioni di euro. Somme che “dovranno essere erogate per il pronto ripristino e per l’autonoma sistemazione”, le rassicurazioni durante il summit in Regione. I fondi saranno erogati a favore di chi ha presentato regolarmente la domanda e la rendicontazione.

Durante l’incontro il capo della Giunta regionale, come racconta chi c’era, ha pure paventato la possibilità di concessione di una proroga per i nuclei che presentato domanda entro il 31 agosto e hanno ricevuto il contributo da 25mila euro per i cosiddetti ‘danni lievi’.

E ancora: sul tavolo i lavori per gli edifici pubblici maggiormente lesionati dal sisma. “La settimana prossima dovrebbero essere aggiudicati i lavori per ristrutturare e mettere in sicurezza il serbatoio di Montecilfone”. Dopo di che, “le famiglie abitano nella cosiddetta ‘zona rossa’, dovrebbero rientrare nella loro abitazione”, ha spiegato il sindaco Giorgio Manes.

Invece a Guglionesi, per la messa in sicurezza di palazzo Vernucci, l’amministrazione guidata da Mario Bellotti ha iniziato le procedure per affidamento dei lavori che si concluderanno nel giro di una ventina di giorni. “Contiamo di terminare i lavori entro aprile”, la previsione del sindaco. Preoccupa poi il palazzo Iacp che dovrà essere abbattuto e ricostruito. Tempi in questo caso più lunghi. “Per le dieci famiglie che non riusciranno a rientrare a casa e che da marzo non percepiranno più l’autonoma sistemazione sarà un dramma”.

Sul tavolo dunque restano le preoccupazioni per la popolazione e le incertezze legate alla ricostruzione pesante che risente della mancata nomina di un commissario ad hoc. Non ci sono nemmeno prospettive precise per coloro che stanno vivendo fuori casa e che dal 7 marzo non percepirebbero più il contributo per pagare l’affitto. 

Ecco perchè, quando si è concluso il summit in via Genova, tra i sindaci si respirava un’aria di scetticismo. C’è chi non è nemmeno riuscito a prendere la parola per rappresentare le esigenze della propria comunità restando doppiamente deluso.