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Opinione pubblica e senso comune nell’epoca dei social

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Dopo l’ennesima discussione con amici (come al solito al termine di una cena) in merito alle disfunzioni, divisioni, superficialità, perdita di valori del mondo che ci circonda, inevitabilmente si ribadiscono convincimenti e opinioni  circa l’incidenza sulle persone dei nuovi mezzi di comunicazione e dei c.d. “social” (che, come fa notare Erri De Luca, sono esattamente il contrario del social): facebook, internet, TV, twitter, telefonini  ecc. ecc..

Al di là della solita frase: “dipende dall’uso che ne fai” (che è un po’ come quando si dice: “Venezia è bella , ma non ci vivrei”),  evidentemente il tema è il grado di manipolazione delle nostre coscienze, cervelli, conoscenze da parte dei grandi manovratori del destino del mondo ed il grado di consapevolezza che ciascuno di noi ha di tutto questo.

Cerco di spiegare il mio pensiero (naturalmente per molti  poco interessante, ma che, anche se rispettabilmente non condivisibile e certamente non esaustivo, voglio condividere un po’  perché in linea con miei precedenti interventi ed un po’ perché scrivere e leggere, senza la frenesia del confronto isterico  post-cena, aiuta un po’ a riflettere!)

Tempo fa mi è capitato di ascoltare (non più di due minuti) un intervento di Ezio Mauro che ho condiviso in toto ed in ordine al quale invito a trarne spunto per qualche riflessione.

Il tema è: la differenza tra opinione pubblica e senso comune.

  L’opinione pubblica nasce dagli individui, dal confronto tra di essi, dall’incrociarsi di esperienze, necessità e idee che, in uno stato di assoluta libertà, nel momento in cui prendono corpo, determinano nella classe politica dirigente ed in piena autonomia,  la necessità di legiferare in merito, facendosi interprete di tali sensibilità ed istanze,  .

Mi vengono in mente le battaglie sull’aborto, sul divorzio, contro il nucleare; e, per stare più bassi, si pensi al divieto del fumo nei locali pubblici … ecc. ecc.

Questo interpretare e legiferare, sollecitati dall’opinione che viene dalla popolazione o da gran parte di essa, soprattutto dal confronto, è la vera colonna della democrazia, dell’equilibrio e della tutela dei valori e dei diritti in campo; incidendo nella nostra vita, anche nei suoi aspetti quotidiani.

  Il senso comune, al contrario, è figlio della manipolazione che la classe politica fa senza un confronto di base, senza un coinvolgimento collettivo e rappresentando una realtà che, non solo non vede nessun filo conduttore tra le persone e le parti coinvolte, ma rappresenta realtà travisate che consapevolmente determinano, appunto, il c.d. “senso comune”, indirizzato e gestito dal potere stesso a suo piacimento, con conseguenze nefaste facilmente intuibili.

Ed anche qui è il caso di fare degli esempi:  si pensi alle leggi razziali ieri ed alle politiche anti immigratorie oggi; si pensi alla legittimazione del possesso di una pistola in casa, laddove una normativa sulla legittima difesa c’era già, figlia della nostra cultura e della nostra storia; si pensi come ieri interveniva la censura per il c.d. “comune senso del pudore”: tutte vicende  di cui il potere politico dapprima ne fa una rappresentazione unilaterale, poi se ne appropria e, quindi,  ci legifera su; la norma è il risultato di un inganno, di un falso (evidentemente il tutto a discapito di valori e diritti, conquistati spesso a prezzi carissimi e che vanno strenuamente difesi).

Potere politico che naturalmente utilizza tutti quegli strumenti unilaterali (facebook in primis) per ritenersi legittimato ad intervenire: una pia illusione il controllo delle fake news.

Questo è il contrario della libertà e della democrazia.

E’ necessario avere consapevolezza di tutto questo e non cadere nel tranello di farsi bere il cervello da chi ha sete di potere e farsi dettare le priorità; bisogna cercare di fare più temi  e meno dettati;  è necessario sollecitare ed incrementare il senso critico di ciascuno di noi nei confronti del mondo che ci circonda e, soprattutto, bisogna cercare di trasmettere questo impegno ai giovani (sia chiaro senza togliere loro  strumenti di assoluto progresso comunicativo e conoscitivo), ma facendo di tutto per essere più critici, con proprie anche diverse opinioni, in piena autonomia: giovani che devono riappropriarsi  del loro futuro, augurandoci che possano  realizzare i loro sogni (famiglie, scuole e parrocchie diventano determinanti in questo processo di sensibilizzazione).

Attenzione, però: dall’assumere questo impegno all’ inconsapevole e colpevole ruolo passivo il passo è brevissimo; ma voglio credere che sollecitare e promuovere nei giovani questo senso critico   aiuterebbe anche a vivere con minor disagio in questa società sempre più superficiale, nevrotica, divisa, intollerante ed ingiusta.

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