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Omicida evaso, mai una visita in carcere o una telefonata. Nessuno lo ha visto fuggire: si cerca un aiuto nelle telecamere di sorveglianza

Ascoltate le persone con le quali lavorava grazie ad un permesso speciale presso l’Istituto agrario nell’ambito del progetto scolastico che fu promosso dall'allora preside Rossella Gianfagna e che prevede uno scambio tra prestazione d'opera e formazione a 360 gradi a favore dei detenuti. Agli investigatori hanno detto di non averlo visto allontanarsi dalla struttura

I fari degli inquirenti sono puntati sulle telecamere di sorveglianza. E sono ore di lavoro intenso, gli agenti della questura di Campobasso stanno spulciando frame dopo frame i nastri delle telecamere della zona per capire quando è fuggito ed eventualmente con chi.

Sembra scomparso nel nulla, Olsi Shaqlli l’uomo evaso venerdì – 4 ottobre – 45 anni, pregiudicato albanese, in carcere nel capoluogo molisano dopo una condanna a 11 anni e mesi di reclusione emessa dal tribunale di Bari per omicidio, rapina, tentate lesioni e porto abusivo di armi in concorso con altri. Ma nel suo curriculum penale ci sono anche droga e ricettazione.

E l’altra fetta di indagini, infatti, punta a spulciare anche tra i nomi di coloro che a Campobasso hanno a che fare col mondo dello spaccio e che all’uomo potrebbero aver offerto un sostegno nel pianificare la sua fuga e quindi un appoggio successivo.

Gli inquirenti hanno già ascoltato le persone presenti quella mattina all’Istituto di via Principe di Piemonte. Tutti avrebbero affermato di non averlo visto uscire dalla scuola e di essersi accorti della sua assenza soltanto in un secondo momento.

Il 45enne rientrava nel progetto che fu ideato e promosso dall’allora preside Rossella Gianfagna in un protocollo d’intesa con l’Amministrazione penitenziaria e che prevedeva che i detenuti ammessi al regime di permesso straordinario per lavori socialmente utili alla mattina si prendessero cura dei lavori di manutenzione della scuola.  L’omicida – reo confesso – era uno di loro.

Uomo solitario, in questi anni nessuno sarebbe stato in carcere per una visita né per un saluto. Pare che sul territorio italiano né tanto meno molisano non abbia rapporti di amicizia o conoscenza, dunque si insinua il sospetto che potrebbe essere venuto in contatto con qualcuno del posto magari immischiato in faccende di droga, un nome e un volto che – anche questo non è escluso – potrebbe avergli fornito qualche recluso del carcere di via Cavour.

Inutili gli accertamenti telefonici, l’uomo non aveva telefonini né schede intestate. Si spera, dunque in qualche frame che possa indicare la strada percorsa dall’uomo ed eventualmente un’auto sulla quale è salito per poi fuggire e sparire nel nulla.