No alle quote rosa: M5S si spacca, muro del centrodestra. Variazione di 9 mln per pagare debiti sanità

Lunga seduta del Consiglio regionale che ha respinto la modifica allo Statuto sulla rappresentanza di genere, una legge che avrebbe potuto 'tagliare le gambe' a Luigi Mazzuto, assessore esterno dell'esecutivo regionale. La maggioranza di centrodestra tira dritto e 'approfitta' dell'assenza di Iorio, delle consigliere ex Lega Romagnuolo e Calenda e della Fanelli (prima firmataria del testo). Via libera anche allo sblocco del finanziamento del trasporto pubblico locale a favore dei Comuni di Campobasso, Termoli, Isernia e Larino.

Fallisce il piano delle opposizioni di mettere in crisi la maggioranza. Il grimaldello – la proposta di modifica dello Statuto sulla ‘quota rosa’ in Giunta – non riesce a scardinare il muro eretto dalla maggioranza che tira dritto, si chiude a riccio e boccia il testo che ha il copyright di Micaela Fanelli (Pd). La capogruppo dem non c’era al momento della discussione.

Assenti pure le due consigliere ex Lega – Aida Romagnuolo e Filomena Calenda (che avrebbe voluto votare a favore e per questo avrebbe avuto un malore dopo un aspro battibecco con un collega di maggioranza) – che avrebbero potuto rendere meno scontato l’esito del voto. Stesso discorso pure per Michele Iorio.

Il tema è controverso. Quasi tutti gli eletti di via IV Novembre (sia nel centrodestra che tra gli stessi pentastellati) non condividono la modifica allo Statuto per garantire – è l’obiettivo della proponente – l’equilibrata rappresentanza di genere negli organi di governo e nelle società partecipate dalla Regione Molise. La norma sarebbe comunque entrata in vigore dalla prossima legislatura, secondo un accordo che pare avessero preso in commissione Pd e centrodestra.

Fontana e De Chirico (M5S) ad esempio annunciano il voto contrario, così come non sono favorevoli gli esponenti della maggioranza.

Dal punto di vista politico la norma avrebbe potuto ‘tagliare le gambe’ a Mazzuto, unico assessore esterno della Giunta, ed esporre l’attuale esecutivo al rischio di un ricorso al Tar. Dunque, avrebbe potuto costringere Donato Toma a rivedere gli assetti nella sua squadra bilanciando le richieste delle forze della sua coalizione. Alla fine i numeri consentono al governatore di vincere la ‘partita’.

Intuendo come sarebbero potuto andare il voto il consigliere Pd Facciolla e il capogruppo del Movimento 5 Stelle Greco chiedono (invano) il rinvio della discussione. “Ritengo che sia assurdo prevedere delle quote di genere per legge, M5S ha sempre assicurato la rappresentanza di genere senza imposizioni e senza sancire in una legge un principio sacrosanto. Ma alla luce di quello che è successo in questo consesso, questa norma ha un valore”, il ragionamento di Greco. Poi abbandona l’Aula. Poco dopo lo seguirà Facciolla che spara una serie di missili terra aria contro la maggioranza tanto da provocare la reazione di Paola Matteo (Orgoglio Molise): “Non sono un corredo della maggioranza”.

“Non serve una legge del genere e lo dimostra il fatto che Patrizia Manzo è stata la più votata di questo Consiglio e la segretaria regionale del Consiglio regionale è una donna”, rimarca il sottosegretario Quintino Pallante.

La proposta sulle ‘quote rosa’ viene alla fine bocciata con 10 voti contrari. Si spacca anche il Movimento 5 Stelle: l’unico sì è quello della Manzo, votano no pure Primiani e De Chirico. 

Il Consiglio regionale inoltre approva anche la variazione al bilancio del Consiglio regionale e della Giunta regionale. Come spiega in Aula il presidente della Prima commissione Andrea Di Lucente, è necessario stanziare delle somme per coprire il debito sanitario su richiesta del tavolo tecnico. La variazione è di 9 milioni di euro, il 96% destinato alla sanità. Tra i capitoli di spesa anche il contributo da 200mila euro per i centri per l’impiego. 

I due documenti contabili vengono approvati con il voto della maggioranza (10 sì, 6 no).

Infine il via libera all’unanimità allo sblocco del finanziamento a favore del trasporto pubblico locale a favore dei Comuni di Campobasso, Termoli, Isernia e Larino.

La Regione Molise infatti contribuisce al trasporto pubblico urbano erogando fondi ai Comuni con popolazione superiore ai 5000 abitanti per una quota pari al 70% della spesa effettivamente sostenuta.

La proposta di legge approvata dall’assise è una sorta di deroga per i Comuni inadempienti rispetto a quanto previsto dalla Legge di Stabilità regionale 2017 che sollecita le amministrazioni a indire le gare di appalto per affidare il servizio, pena la sospensione del contributo regionale.

Dunque,intanto viene evitata l’interruzione delle corse degli autobus. Tuttavia, entro il 31 dicembre 2020 gli enti dovranno espletare le gare di appalto per affidare il trasporto urbano. Se si sforerà anche in questo caso, non ci saranno più possibilità e il contributo regionale verrà sospeso.