Molise addio: pure gli stranieri vanno via. “Non c’è lavoro, e chi ha un impiego è sfruttato”

A sorpresa anche i giovani stranieri in cerca di un impiego lasciano il Molise: "Per la prima volta la comunità degli immigrati residenti ha subito un'inversione: fino al 2018 c'era stato un progressivo aumento, ora registriamo una battuta d'arresto", spiega il direttore dell'Archivio di Stato Vincenzo Lombardi che questa mattina ha presentato il Dossier 2019 curato dalla ricercatrice molisana Chiara Cancellario. In Molise risiedono poco meno di 14mila migranti, la maggior parte è composta dalle comunità provenienti da Romania, Marocco e Albania.

Chi rimarrà in questa terra così bella ma poco valorizzata e povera di prospettive? Fra cinquant’anni – secondo gli studi della Svimez – in Molise ci saranno 88mila residenti in meno e la popolazione si ridurrà a circa 230mila persone. Non solo i ragazzi, ma pure gli stranieri arrivati nella nostra regione decidono di andare via. Il paradosso tutto molisano (in Italia è proprio grazie agli stranieri se si riesce a contrastare il calo demografico, ndr) viene fotografato dal Dossier 2019 presentato questa mattina – 25 ottobre – all’Archivio di Stato di Campobasso dal direttore Vincenzo Lombardi, dalla ricercatrice Chiara Cancellario (Idos) e da Luca Anziani (della Tavola Valdese che ha finanziato l’opera).

Come i loro coetanei italiani, pure gli stranieri fanno la valigia per gli stessi motivi: manca il lavoro. 

Un quadro radicalmente diverso rispetto a quello presentato solo un anno fa nel Dossier 2018, dal quale era emerso il modello di accoglienza e integrazione offerto dai piccoli borghi della nostra regione che si candidavano a seguire l’esempio di Riace. Certo, un modello che non è tramontato del tutto perchè restano in piedi i progetti realizzati nel settore agricolo a Campobasso, Ripalimosani e Jelsi, o quello di Castel Del Giudice dove sono state costituite delle cooperative di migranti. Ma non basta.

dossier 2019 Vincenzo Lombardi

“Nonostante la sua scarsa attrattività – la riflessione di Lombardi – per i migranti il Molise ha esercitato un certo richiamo. Negli ultimi anni l’incidenza dei migranti residenti sulla popolazione regionale è aumentata passando dal 2,9% del 2012 al 4,5% del 2017″.  In pratica, se nel 2012 i residenti stranieri erano poco più di 9mila, nel 2017 siamo arrivati a quasi 14mila. E’ stato l’anno del boom perchè poi dal 2018 “in Molise si è registrato un calo dello 0,3%, soprattutto in provincia di Isernia”, contrariamente a quanto avvenuto nel resto del Paese.

Attualmente nella nostra regione “risiedono 13.900 migranti, il 4,5% della popolazione”.

Quali sono i Paesi di provenienza dei migranti che vivono in Molise? In gran parte da Romania, Marocco e Albania. “Tuttavia,  si rafforza anche la comunità nigeriana””.

La fetta principale degli immigrati è composta da persone che hanno fra i 30 e i 44 anni (31,8%), oltre ai ragazzi tra i 18 e i 29 anni (27,5%). Mentre ha tra i 45 e i 64 anni il 21,3% degli stranieri residenti. Numeri che, spiega il direttore dell’Archivio di Stato, “raccontano della stratificazione dei primi arrivi, della stabilizzazione e della prima generazione di nati in Molise“.

Bambini e ragazzi (ne sono circa 1400) che grazie alla scuola si integrano nella società molisana e che socializzano con i loro coetanei. Almeno fino a quando diventano maggiorenni e cercano un impiego. A questo punto decidono di andare via.

“Per ragioni economiche e di opportunità il Molise comincia a stare stretto anche agli immigrati. La seconda e la terza generazione, i ragazzi che sono in età lavorativa, vanno via come i ragazzi molisani”, conferma Lombardi. “Per la prima volta del 2018 la comunità degli immigrati residenti ha subito un’inversione: fino al 2018 c’era stato un progressivo aumento, ora registriamo una battuta d’arresto“. Tutto questo accade quando “i ventenni nati in Molise perchè loro famiglie abitano qui e che in Molise hanno frequentato le scuole riprendono la via dell’esodo“.

Al tempo stesso diminuiscono le presenze negli centri di accoglienza per effetto del decreto Salvini e della più generale diminuzione degli sbarchi: dai quasi 3mila migranti ospiti nel 2017, nei primi sei mesi di quest’anno sono state registrate 1656 unità.

“La famosa invasione dei migranti in Italia e in Europa non è vera, lo dicono i numeri” e “la Germania è il Paese che ha registrato i più consistenti flussi migratori”, scandisce la Cancellario. Rispetto al 2016 gli arrivi sono diminuiti del 67,4%, rispetto al 2017 del 50,6% per effetto degli accordi internazionali. 

Probabilmente diminuiranno ancora dal momento che ieri il Parlamento europeo ha bocciato una risoluzione sulle attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo dove nel giro di 19 anni sono morti 25mila disperati durante le traversate.

Inoltre cambia la tipologia dei migranti: “Le persone in fuga dai disastri naturali – i cosiddetti sfollati ambientali – superano nettamente chi scappa da guerre e conflitti”.

Infine il Dossier fornisce informazioni anche sugli stranieri che lavorano in Italia: la maggior parte è impiegata nei servizi (quasi il 66%), mentre solo il 6,4% nell’agricoltura. “Ma questo dato – aggiunge la ricercatrice – non ‘fotografa’ il sommerso”. Nel dettaglio, in Molise gli stranieri lavorano soprattutto nei servizi (52,7%) e nel settore delle costruzioni (21,2%). “Il settore agricolo è afflitto dal fenomeno del caporalato soprattutto in Basso Molise, che costituisce il 6% del totale dei reati in regione”.

E poi gli stranieri sono pagati meno: la loro busta paga è inferiore ai mille euro, rispetto ai 1300 riconosciuti ai molisani.