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L’archivista autodidatta che salva le fotografie e la storia nell’epoca dei selfie foto

Emiliano Di Tata passa tutto il suo tempo libero a recuperare foto destinate a perdersi scattate da Domenico D'Adderio, fotografo storico di san Martino in Pensilis. Il suo archivio è infinito e lo ha affidato a questo giovane "archivista autodidatta" nutrito dalla passione per il racconto della realtà.

Odore di pellicola, negativi misteriosi che rivelano attimi di vita preziosi, trattenuti da uno scatto. Le vecchie fotografie di Domenico D’Adderio raccontano quasi in secolo di vita di questo territorio. Con lo scatto della sua “Contessa Zeiss Ikon” la vita e l’anima di quelle persone ha la tenerezza del ricordo di chi guarda, anche dopo decenni.

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Negli anni dei selfie spasmodici e delle emozioni triturate nel digestore del web, Emiliano Di Tata ha seguito la strada solitaria del profumo di carta e del bianco e nero che racconta verità delicate. Volti antichi, uomini e donne a passeggio, alberi e verde ci mostrano una comunità progredita, o che voleva davvero esserlo. Immagini sbiadite e vecchie di paesi, monumenti, gesti quotidiani, artigiani al lavoro che insegnano al futuro che la civiltà è ricchezza, non sempre il contrario.

Emiliano ha coltivato la sua passione entrando in punta di piedi nel mondo di Domenico D’Adderio, fotografo storico di San Martino in Pensilis. Il suo archivio è infinito; prima che il tempo lo aggredisse Michele D’Adderio, figlio di “Domenicuccio” l’ha affidato ad Emiliano Di Tata, consegnando il tesoro dell’arte  di una vita a chi sente la stessa emozione nel maneggiare ricordi che a toccarli ti sporchi le mani di realtà.

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Panorami, Carresi, piazze, adolescenti eleganti o scalze, sorrisi malinconici che Emiliano Di Tata, troppo giovane, fatica ad identificare. Insegue paziente la piuma di un ricordo vago fino a quando non incrocia per caso chi quel volto lo ha conosciuto. E di foto in foto la storia di San Martino in Pensilis si ricompone. C’è della pregiata poesia nel lavoro immane di un archivista autodidatta. Con il suo profilo Facebook ‘lagrandeonda’ e oggi anche associazione ‘Centro della Fotografia’ ha restituito alla gente quelle immagini, ha propagato come ossigeno il suo entusiasmo. Un omaggio a Domenico D’Adderio che è diventato capitale culturale di cui bisognerà prendersi cura con metodo e scrupolo storiografico.

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