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Europarlamentare Patriciello invoca abolizione test di ingresso per Medicina

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Abolire il numero chiuso per la facoltà di Medicina e di conseguenza eliminare il test di ingresso. L’eurodeputato molisano Aldo Patriciello,  membro della commissione ricerca e salute nel Parlamento europeo, commenta in questo modo la recentissima sentenza del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso di 250 studenti ha mettendoli a medicina e chirurgia dopo che erano stati esclusi in seguito al test sostenuto l’anno scorso.

“In un mondo del lavoro che è in rapida evoluzione ,i sembra assurdo continuare con un metodo di reclutamento universitario che fa acqua da tutte le parti. La sentenza del Consiglio di Stato –  aggiunge Patriciello – è la conferma di come la selezione tramite test non funzioni. Il risultato è intasare ogni anno i tribunali con migliaia di ricorsi e soprattutto danneggiare gli organici degli ospedali italiani in attesa di professionisti da reclutare”.

 

La sentenza e le relative dichiarazioni dell’europarlamentare di Venafro sono particolarmente importanti per la nostra regione, dove la carenza di camici bianchi è sentita più che altrove, con una drammatica conseguenza per il corretto funzionamento dei reparti, come è stato purtroppo dimostrato soprattutto negli ultimi mesi.

“Il diritto allo studio – dice ancora in una nota Aldo Patriciello – non può essere limitato, la selezione dei più meritevoli deve essere affidata alle università e non alla cabala di quiz affidati a società private”. Il rappresentante a Bruxelles richiama l’articolo 34 della Costituzione che parla delle possibilità che ogni cittadino deve avere per raggiungere i più alti gradi negli studi.

“Se pensiamo che, oltre ai posti vacanti di oggi, i sindacati stimano nei prossimi cinque anni un vuoto di circa 45mila figure professionali per effetto dei pensionamenti, un aumento dei posti di studio a disposizione colmerebbe le carenze di personale negli ospedali, rimuovendo una barriera alla formazione dei futuri medici che, ripeto, dovrebbero essere selezionati sul campo e non attraverso un quiz. La ricerca di un lavoro in Italia incontra già troppi limiti e barriere: abbiamo bisogno, al contrario, di aumentare le opportunità”.

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