Primonumero.it - Notizie da Termoli Campobasso Molise

Dagli artisti ai turisti, “boom di presenze” ai murales di Campobasso. “Ormai una tappa obbligata”

Concluse le ultime due opere realizzate da Joys e Reser al quartiere San Giovanni nell'ambito del 'Draw the line' organizzata dall'associazione Malatesta che traccia un bilancio con Nino Carpenito: "Con questa forma d'arte accendiamo una luce nel quartiere" e poi "quest'anno tanti turisti sono venuti nel capoluogo per ammirare queste opere d'arte".

Il colpo d’occhio è notevole quando si percorre via San Giovanni. Arrivati in prossimità di via Marche, l’opera tridimensionale realizzata da Joys spicca tra i palazzoni del quartiere. L’artista originario di Padova e Reser, nato a Torino e autore dell’opera che ha abbellito la parete di un altro condominio poco distante, sono stati i protagonisti dell’ultima edizione del Draw the line, il festival organizzato con grandi sforzi (anche economici) dall’associazione Malatesta che ha avuto il merito di proiettare il capoluogo nel ‘gotha’ dell’arte urbana.

murales-a-campobasso-160411

“Campobasso ormai è diventata una tappa fissa per i turisti che, vogliono ammirare i murales ed è anche un luogo ambito dagli artisti che vogliono venire qui a realizzare le loro opere”, spiega Nino Carpenito. Insomma al di là delle chiese, di piazza Municipio, del castello Monforte o degli altri punti di maggiore interesse, nel capoluogo molisano si inizia a venire sempre più spesso per ammirare i murales. 

San Giovanni, spesso definito in maniera dispregiativa come il ‘Bronx ‘ di Campobasso e considerato uno dei quartieri più difficili e disagiati della città, è diventato il fulcro della street art campobassana e meta per i turisti. 

E questa è un’altra delle sfide vinte dai Malatesta: “Il nostro è un progetto per il quartiere, per le persone che vivono lì. Prima il quartiere San Giovanni era quasi dimenticato. Non ne abbiamo di certo risolto i problemi, ma dal 2015 con le nostre opere siamo riusciti ad ‘accendere una luce’ tramite questa forma d’arte che riesce a portare in quel posto persone che ammirano i murales. E così portiamo un po’ di umanità, oltre a rivitalizzare il quartiere grazie alla presenza dei visitatori nel quartiere. L’ambizione – aggiunge Carpenito – è quello di portare un numero crescente di persone che vanno a visitare quel quartiere e la nostra città. Quest’anno, a San Giovanni, c’è stato un boom di presenze come ci hanno raccontato gli stessi residenti che sono i ‘custodi’ di queste opere“.

murales-a-campobasso-160412

Pure per gli stessi artisti “è diventato un motivo di prestigio venire a dipingere a Campobasso”. 

Joys e Reser sono stati selezionati dai Malatesta perchè hanno voluto puntare su opere “non scontate” e “non meramente figurative”, con le quali “abbiamo voluto mantenere il legame con l’idea culturale da cui proviene questa forma d’arte e quindi la cultura hip hop”.

Il graffito è l’elemento che contraddistingue le opere di Joys, artista di fama internazionale (“è da 30 anni che lavora e ha girato in tutto il mondo”) e Reser, che sono riusciti “a dare colore e un’idea diversa del quartiere”, spiega ancora Carpenito. “I due artisti sono molto attivi in Asia, in Cina in particolare”.

L’opera di Reser è invece incentrata sulle lettere che compongono il suo nome e che sono state “elaborate dal punto di vista artistico. Inoltre ci sono piccole dediche alle persone del quartiere e riferimenti a quello che l’artista ha vissuto all’interno del quartiere”.

Dopo quelle realizzate in via Marche, sono complessivamente quindici le facciate dei palazzi abbellite con la street art.

Il sogno della Malatesta associati è dare un respiro più ampio alla manifestazione che ha consentito a Campobasso di diventare la città dei murales, con opere che ci invidiano in tutta Italia.

“Ora ci fermiamo per riflettere: ci piacerebbe avere interlocuzioni con altri attori, far uscire questa manifestazione al di fuori del contesto cittadino e far arrivare più persone, organizzare meglio questo progetto con l’ausilio di app e un sito Internet. Quindi – la chiosa finale di Carpenito – vorremmo cercare di capire come strutturare meglio il progetto e quali collaborazioni instaurare sul territorio”.