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Caretta caretta, ore di apprensione per il primo nido della regione: 12 già morte, pericolo ipotermia

Si tratta di una scoperta importantissima nella nostra regione: per la prima volta nella storia, infatti, è stato scoperto un nido di caretta caretta sulla spiaggia di Campomarino. Grande attesa per la nascita delle tartarughine, sorvegliate 24 ore su 24 dal gruppo del Centro Studi Cetacei di Pescara, assieme ai volontari dell’Anpana ed ai funzionari del Comune.

Il miracolo della vita raggiunge le coste di Campomarino Lido: un nido di uova di tartaruga, della specie comune caretta caretta, è stato scoperto nelle scorse ore, per la precisione durante la mattinata di venerdì 18 ottobre da un residente che passeggiava con il suo cane, in un tratto di spiaggia al confine con gli stabilimenti balneari.

Nido caretta caretta

Si tratta di un rinvenimento eccezionale sotto tutti i punti di vista: in primis perché è la prima volta che se ne registra uno nella Regione Molise “ma nulla toglie che, in passato, possano essercene stati altri”, confermano dal Centro Studi Cetacei di Pescara e in secondo luogo perché ci troviamo di fronte ad un nido cosiddetto tardivo. Solitamente la deposizione delle uova avviene tra maggio e giugno, con picchi proprio in quest’ultimo mese, per poi assistere alla schiusa a settembre, dopo circa 60 giorni di incubazione.

A Campomarino Lido, invece, la nidificazione sarebbe avvenuta fuori stagione, verso la fine di agosto, sottoponendo le tartarughe ad una lotta per la vita all’ultimo sangue in un’esistenza dura sin dall’inizio, tra la fatica per uscire dal nido, i predatori e gli esseri umani. Tra i più temibili nemici del nido molisano c’è l’ipotermia: malgrado le temperature raggiungano i 20 gradi di giorno, durante la notte scendono pericolosamente, con picchi di umidità non indifferenti. “È importante mantenere costante la temperatura del nido – spiega il responsabile del sito del Centro Studi Cetacei di Pescara Sergio Guccione a Primonumero.it – Le temperature anomale di quest’anno hanno ingannato la madre, che ha deposto le uova tardi”.

Il nido, sorvegliato notte e giorno dal gruppo del Centro Studi Cetacei di Pescara, assieme ai volontari dell’Anpana ed ai funzionari del Comune, conterrebbe un’ottantina di uova: una decina di tartarughine lo hanno già lasciato, raggiungendo il mare ed iniziando la loro nuova vita marina. Alcune di loro, sfortunatamente, non ce l’hanno fatta. I loro corpicini sono stati ritrovati sulla spiaggia, ormai privi di vita.

E mentre le 12 tartarughine rinvenute morte sono state pesate e catalogate, cresce l’apprensione per la schiusa delle altre uova che dovrebbe avvenire durante la notte tra domenica e lunedì: “Solitamente la schiusa avviene dopo 3 giorni dall’uscita dei primi esemplari – conferma Guccione – Ci troviamo di fronte ad un nido attivo. Se la schiusa non avverrà entro la fine della settimana provvederemo ad aprire il nido per salvare le tartarughe”.

Nido caretta caretta

Le tartarughe marine sono animali antichissimi, sopravvissuti perfino all’estinzione dei dinosauri, arrivate indenni fino ai giorni nostri. La loro vita è una vera e propria lotta per la sopravvivenza: fin da quando abbandonano il nido, infatti, devono vedersela con i predatori, gabbiani in primis, nel tentativo di raggiungere il mare dove, secondo alcune stime, solo una su mille diventerà adulta. A minare la loro vita, oggigiorno, è l’attività umana: “Le tartarughe prediligono zone remote dove regnano buio e silenzio, con scarsissima presenza umana – spiega ancora Guccione – L’antropizzazione della costa, invece, sottrae aree disponibili alla nidificazione, lasciando sempre meno luoghi sicuri per i nidi. A questo si aggiunge la pesca: si stima che, annualmente, siano almeno 140mila gli esemplari catturati accidentalmente nelle reti. Noi del centro di Pescara ne curiamo e liberiamo tra i 40 ed i 60 ogni anno”.

La strada per salvarle dalla possibile estinzione, seppur ben tracciata, è ancora lunga: sono sempre più numerose le caretta caretta rinvenute morte sulle spiagge molisane ed italiane a causa di pericoli sempre maggiori. La plastica, nemico numero uno: scambiata per meduse, di cui le tartarughe sono ghiotto, viene ingerita provocando la morte dell’esemplare. E poi gli impatti con le imbarcazioni, gli ami rinvenuti nel sistema gastrointestinale e l’annegamento: “Le tartarughe marine fanno parte della famiglia dei cetacei. Hanno i polmoni e necessitano di risalire in superficie per respirare, prima di immergersi nuovamente – chiarisce il responsabile del sito di Campomarino Lido – Spesso, durante la risalite, restano impigliate in buste di plastica o nelle reti e muoiono perché incapaci di raggiungere la superficie”.

Per questo è fondamentale informarsi e prestare la massima attenzione quando si è in mare. Per salvaguardare le caretta caretta si deve iniziare dal nido: niente rumore o luci in attesa della schiusa, nessun intralcio sulla via che conduce i nuovi nati verso il mare e flash di telefonini e fotocamere bannati per evitare di disorientarle. Se, invece, ci si imbattesse accidentalmente in una tartaruga che sbatte contro un natante, bisogna immediatamente contattare La Capitaneria di Porto o il Centro Cetacei più vicino: “Molto spesso – conclude Guggione – Dopo un impatto con l’imbarcazione le tartarughe ricominciano a nuotare. Questo, però, non vuol dire che stiano bene e la diagnosi non deve essere fatta da chi non è esperto. L’esemplare potrebbe avere danni interni o la polmonite, per questo è importante recuperarla. Fortunatamente abbiamo un ottimo rapporto con i pescatori che ci avvisano sempre quando notano una caretta caretta impigliata nelle reti da pesca”.

Nido caretta caretta