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Carambola di auto in via Ferro, la strada è fuori controllo e ogni giorno si sfiora la tragedia

Insufficienti le misure adottate dopo la tragica scomparsa del giovane Gianmarco Di Vico accaduta il 9 luglio scorso a causa di uno schianto fatale contro un’auto mentre viaggiava a bordo del suo scooter. Questa mattina un altro incidente ma è soltanto l’ultimo di una lunga serie

Ancora un incidente in via Ferro, questa mattina, a Campobasso. Pochi metri da dove il 9 luglio scorso rimase ucciso il giovane Gianmarco di Vico. Incidente dopo il quale l’unica accortezza adottata è stata quella di una segnaletica verticale per richiamare gli automobilisti a moderare la velocità non superando i 50 chilometri orari. Strategia insufficiente se quasi ogni giorno si rischia o si consuma un nuovo sinistro.

incidente zona industriale cb

Questa mattina è accaduto l’ultimo e ha visto coinvolte quattro auto. Nessuno ferito grave, soltanto un uomo sulla sessantina che è voluto ricorrere alle cure del pronto soccorso senza per fortuna riportare serie conseguenze.

Mezzi distrutti invece, segno che l’impatto fra le macchine è stato violento e che se fosse stato coinvolto un mezzo a due ruote probabilmente a quest’ora saremmo costretti a raccontare fatti diversi e dal profilo drammatico.

incidente zona industriale cb

E’ chiaro ed evidente che la zona industriale di Campobasso è fuori controllo rispetto all’aspetto della viabilità.

E’ sotto gli occhi di tutti che le macchine lungo quel rettilineo (ma un po’ in tutta l’area) sfrecciano incuranti della segnaletica verticale e finanche sopportati dall’assenza di deterrenti come per esempio i rallentatori (che con la prima neve verrebbero distrutti dai mezzi spazza neve) o di rotatorie (che pare costino troppo. Ma tanto più di una vita?).

Circa un mese su questi aspetti si è confrontato anche il consiglio comunale e l’amministrazione aveva annunciato il rifacimento della segnaletica orizzontale e verticale tra via Carlone e via Ferro. Ma, a parte i provvedimenti di cui abbiamo infatti dato conto, poi nient’altro. E, certamente, pare chiaro, che quanto fatto non è tuttavia sufficiente se realmente si vuole perseguire la strada della prevenzione rispetto a quella della repressione o – ancora peggio – rispetto a quella di dover correre ai ripari soltanto a nuova tragedia avvenuta.