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Boicottaggio delle aziende italiane presenti in Turchia, la protesta della sinistra contro l’attacco ai curdi

Solidarietà al popolo curdo. È più di un messaggio retorico quello che mandano Termoli Bene Comune-Rete della Sinistra, il Partito della Rifondazione Comunista e la Casa del Popolo che lanciano una protesta significativa contro l’operazione miliare turca in Siria contro il popolo curdo voluta dal presidente Erdogan.

Un boicottaggio delle maggiori aziende italiane presenti in Turchia e che troviamo anche nelle nostre città italiane. “Ariston, Barilla, Benetton, Chicco, Electrolux, Enel spa, Fiat auto, Luxottica, Ferrero, Magneti Marelli, Bialetti, Sapori ecc., ma l’elenco è in aggiornamento”, spiegano in una nota gli attivisti della sinistra.

Il motivo di questa protesta? Per i tre gruppi politici sarebbero “Lacrime di coccodrillo quelle del governo italiano e dell’Unione Europea che intrattengono con la dittatura turca di Erdogan rapporti economici, militari e politici strategici, aprendo filiali delle aziende italiane nelle maggiori città turche a tutto vantaggio dei proprietari, dei banchieri e dei soldati della morte che in queste ore attaccano il popolo curdo che ha sconfitto da solo l’Isis nelle zone di guerra della Siria”.

E ancora: “L’Italia è partner strategico della Turchia soprattutto in settori quali quello bancario, dell’energia, delle infrastrutture e dell’ industria bellica (cosiddetta della ‘difesa’). Dobbiamo fermare subito l’aggressione militare lanciata dalla Turchia di Erdogan contro la Siria del nord e contro il popolo curdo! Dobbiamo fare la nostra parte, colpire il sistema economico”.

La battaglia parte anche da qui, dalla campagna di boicottaggio.

foto Ansa.it