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A 12 anni vittima di bullismo a scuola. Picchiato, minacciato e insultato. La madre denuncia: “Non è la prima volta” foto

Gravi episodi di violenza psicologica e fisica su un ragazzino che frequenta la II media. Offese continue su whatsapp, braccato dal branco affiliato a un 14enne prepotente e manesco ai giardini pubblici, menato a scuola qualche giorno fa. La madre ha sporto denuncia ai carabinieri e solleva un problema molto più diffuso di quanto si creda. Il suo racconto: l’inferno quotidiano e l’omertà dettata dalla paura.

La scuola è ricominciata solo qualche settimana fa, e per Giuseppe è ricominciato anche l’inferno quotidiano. “Sei una m…a umana”, “Vai al catechismo, quindi sei gay”, “Tua madre è una p……a”.

Ha paura anche di aprire whatsapp e leggere i messaggi che gli arrivano sulla chat. Perfino su quella di gruppo. “Passaci i compiti, tu sei buono solo per quello”. Minacciato ogni giorno da un “branco” di compagni, capeggiato da un 14enne ripetente che frequenta la sua stessa classe e che già lo scorso anno scolastico, prima media, lo ha tormentato senza dargli tregua, avvertendolo che prima o poi lo avrebbe “ammazzato di botte”.

E le botte sono arrivate davvero. L’altro giorno, 15 ottobre, a scuola. Il bullo non si è accontentato più di offenderlo davanti a tutti ma lo ha schiaffeggiato alla presenza della sua claque. Nessuno ha mosso un dito per prendere le difese di Giuseppe, convinto a raccontare l’accaduto dalla preside che lo ha visto piangere fuori dalla scuola.

Non è un episodio sporadico, non è la “follia” di 5 minuti di strane dinamiche adolescenziali. E’ un incubo che va avanti da tempo e che la madre di Giuseppe (nome di fantasia perché parliamo di un minore, ma una storia purtroppo vera) ricostruisce in un racconto preciso e coraggioso dopo la denuncia presentata alla caserma dei carabinieri di Guglionesi.

“Mio figlio è vessato da due anni da questo ragazzino più grande di lui che ha al seguito altri compagni che lo trattano come un re e fanno tutto quello che lui vuole. Alcuni giorni fa è stato braccato a Castellara (la villa comunale di Guglionesi, ndr) da 4 ragazzini che lo hanno fermato, avvertendolo che stava arrivando il bullo per picchiarlo. In quel frangente è intervenuto mio marito che ha fermato il tutto. Ma poi, il giorno dopo, mio figlio è stato picchiato in classe e ho deciso di sporgere denuncia”.

Così è andata dai carabinieri, portando anche i messaggi delle chat del telefonino nelle quali si possono leggere le offese e le minacce che Giuseppe riceve. “La mia denuncia si riferisce solo al ragazzo che lo ha menato, con i cui genitori peraltro avevo anche parlato lo scorso anno”.

Giuseppe è già stato vittima di bullismo in prima elementare, riportando un trauma pesante. “Aveva 5 anni e mezzo quando sul pulmino sullo scuolabus è stato picchiato da un ragazzo di quinta elementare”. Il bullo, in quel caso, aveva 5 anni più di lui, una forza notevole: lo ha mandato in ospedale, da dove è stato dimesso con una settimana di prognosi.

Dopo la fatica enorme per ritrovare fiducia in se stesso e nei compagni, si è ritrovato suo malgrado in una situazione analoga. La sua “colpa”? Andare bene a scuola, frequentare una scuola calcio diversa da quella che frequentano il ragazzo che lo perseguita e i suoi fedelissimi, che fanno esattamente quello che lui dice di fare. “Mio figlio inoltre segue il catechismo e per questa ragione viene additato e insultato. Nelle chat ci sono minacce di botte, insulti personali molto pesanti, insulti a me e mio marito. Questa situazione  – aggiunge questa madre che sta attraversando un momento delicato accompagnato da un grande dolore – non può andare avanti così”.

Ragazzini che girano con i coltelli in tasca, che fumano sigarette elettroniche nei bagni della scuola, che in alcuni casi hanno appiccato il fuoco in paese, che hanno distrutto panchine e pensiline degli autobus. Tutti sanno, ma di denunciare non se ne parla. Si rischia di mettersi contro la tal famiglia, magari pure in vista. Si ha paura di essere isolati, discriminati. Così come sono discriminate le vittime, poco più che bambini che sperimentano la prevaricazione, la violenza, l’abuso.

Io non posso fare finta di nulla – confida la madre – soprattutto perché mi sono resa conto che queste violenze, che sono davvero tali, sono molto più diffuse in ambiente scolastico di quanto si creda. Nessuno può chiudere gli occhi pensando di poter stare tranquillo”.

Non è azzardato chiamarle baby gang “perché di questo si tratta”, continua la madre di Giuseppe, che dopo un post su facebook è stata contattata da altre madri, addirittura di bambini di scuola elementare, che le hanno confidato di vivere esperienze simili. La scuola, per fortuna, si è messa in moto e probabilmente interverrà una psicologa. “Non possiamo lasciare che questi ragazzini diventino barbari”.

Bullismo tra scuola e villa comunale. Castellara, il giardino pubblico di Guglionesi, fino a metà è di tutti. Dietro, nel semicerchio invisibile dalla strada, diventa una terra di nessuno in cui si compiono prepotenze e prevaricazioni.

Importante sensibilizzare, parlarne, denunciare. Perché l’altro nemico da combattere è l’omertà. “Solo un compagno di mio figlio ha avuto il coraggio di difenderlo, di chiedergli ‘come stai’. Gli altri hanno paura, vivono sotto la minaccia di essere a loro volta maltrattati e perfino picchiati. E’ un mondo che funziona al contrario” riflette con amarezza.

Andare bene a scuola, frequentare il catechismo, significa essere discriminati, insultati, minacciati, picchiati. E spesso le famiglie ne sono al corrente ma chiudono un occhio o li chiudono entrambi. Meglio non sapere, meglio fare finta di nulla.

Così nessuno fra i genitori dei compagni di Giuseppe ha espresso solidarietà alla madre e al padre. “No, nessuno mi ha chiamata. Dopo essere stata dai carabinieri la notizia si è sparsa in fretta e il fratello più grande del bullo, anche lui protagonista di episodi di violenza ai danni di mio figlio, ha provato a minacciarlo. Per fortuna è intervenuto un  bidello della scuola che ha visto tutto. Ma c’è molta omertà fra i genitori”.

Forse perché sanno che i figli sono coinvolti e vengono sottomessi dallo stesso prepotente, che ha bisogno del suo pubblico per sentirsi forte e invincibile. “Ma io lo dico senza vergogna – ammette – mio figlio è vittima di bulli e non posso permettere che continui ad accadere. L’altro giorno sono dovuta andare a prenderlo a scuola perché stava male in classe, i compagni continuavano a offenderlo. Il pomeriggio mi ha raggiunta al lavoro, mi ha abbracciato ed è scoppiato in lacrime. Si sente ferito dentro, si sente sbagliato. Tutto questo deve finire”.

Qualche anno fa a Guglionesi un ragazzino più o meno della stessa età era stato costretto a guardare un filmato pornografico ed era stato spogliato nel giardino comunale in un pomeriggio drammatico. Era tornato a casa praticamente nudo. E scioccato. Da quel giorno non frequenta più nessuno, le sue ansie si sono moltiplicate a dismisura. Il racconto della mamma di Giuseppe ha il merito di dare voce anche a chi, per paura, vergogna e perché si sente intimidito ed è addirittura ricattato, è stato ridotto al silenzio.