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Una stanza del Castello usata come il peggior ripostiglio. “Sparite le iscrizioni in carbone, erano un patrimonio storico” foto

Nella sala all'ingresso del castello le iscrizioni in carbone lasciate dai detenuti durante il periodo di prigionia nella fortezza stanno piano piano scomparendo. Quella stanza è chiusa e usata come un ripostiglio per scope, stracci, strumenti di pulizia

C’è una stanza nel Castello Svevo di Termoli che rappresenta un patrimonio culturale e quindi storico di un certo valore. Ma forse in pochi lo sanno. O meglio, forse giusto qualcuno che si conta sulle dita di una o due mani ad abbondare. Molto più probabilmente non lo sa nessuno, visto che quella stanza è chiusa al pubblico a chiave e si cela dietro la grande grata di ferro all’ingresso della fortezza federiciana a picco sul mare.

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Proprio all’ingresso della struttura, sulla destra. C’è una porta costruita con il ferro, una grata dietro alla quale si nascondono alcune stanze, una delle quali rappresenta una ricchezza: su una parete infatti restano i segni di una iscrizione in carbone che risale al 18esimo secolo, periodo in cui alcune sale della struttura erano utilizzate come carcere. 

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E proprio ai detenuti chiusi nelle sale della costruzione si devono quei segni lasciati sulla parete con il carbone per indicare nomi, date e disegni durante la loro permanenza nelle stanze per lasciare una traccia del loro passaggio. Addirittura qualcuno di loro ha donato all’intonaco per iscritto una sorta di confessione per rendere pubblico il motivo per cui era stato rinchiuso: “Alla trasuta […] ammazzai”, si legge sul libro “Il Castello di Termoli” in cui si racconta la storia dell’edificio nelle cui stanze si sono svolti e si svolgono eventi di ogni tipo, dalle prigioni fino alle mostre, piccoli incontri e convegni e dove gli sposi scelgono di scambiarsi le fedi nel giorno delle nozze civili.

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Sulle pareti ci sono inoltre due ideogrammi utilizzati fin dall’epoca paleocristiana per indicare Cristo: sulla parete a Nord-Est si trova uno inscritto in un cerchio, mentre l’altro si trova in una mandorla raggiata sulla parete Nord Ovest. Ma ciò che resta è abbandonato e per nulla salvaguardato o messo in sicurezza. Non c’è una teca a custodirlo, non c’è un vetro a proteggerlo. E non c’è nemmeno modo di vederlo, guardarlo dal vivo e ammirare un pezzo di storia visto che manca un percorso per arrivare nella stanza, che invece paradossalmente è chiusa.

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Oltre il danno la beffa, si potrebbe commentare, perchè non solo non viene tenuta in giusta considerazione come dovrebbe essere, ma addirittura quello spazio è usato come “il peggiore ripostiglio”, ha commentato chi lo ha notato da dietro la grata di ferro che separa l’ingresso dalle altre stanze. Al suo interno sono finiti scope, secchi, strutture per le pulizie, stracci, guanti e anche pannelli inutilizzati. Il luogo dove lasciare ciò che non deve essere visto, in un posto dove solo in pochi possono accedere noncuranti del patrimonio che ospita. Farebbe gola a qualsiasi storico, come a qualsiasi studioso di scritture, iscrizioni e reperti di questo tipo visto che trovarli ancora è cosa rara.

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Quel pezzo di storia ad una parete potrebbe rappresentare un interessante spunto di curiosità, storia e attrazione turistica visto che si nasconde all’interno del Castello svevo, luogo da sempre visto con ammirazione, soprattutto dai bambini. E sarebbe bello poter visitare anche a Termoli un angolo che racconta la storia.