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Telefonini e risse nel carcere, ma Di Giacomo è ottimista: “Qualcosa sta cambiando”

Il segretario generale del sindacato di Polizia Penitenziaria commenta i fatti avvenuti nelle ultime settimane, tra criticità e prospettive di miglioramento: “Il fatto che ci siano un direttore fisso notoriamente preparato come la dottoressa La Ginestra e un comandante estremamente competente sono tutti segnali positivi. Certo, non si tratta di una guarigione completa, ma la strada è quella giusta".

La situazione del carcere di via Cavour resta complessa, afflitta da problematiche ormai arcinote, che purtroppo continuano a pesare sulle sorti della struttura. E questa mattina, 9 settembre, il segretario generale della Polizia Penitenziaria, Aldo Di Giacomo, è tornato a fare il punto dopo le vicende delle scorse settimane, segnate dal ritrovamento di alcuni telefonini e dalle risse avvenute all’interno della casa circondariale; tafferugli pagati a caro prezzo anche da due agenti, costretti a ricorrere alle cure mediche.

Circostanze non facili da affrontare, perché impeti violenti e animi surriscaldati dei carcerati potrebbero essere legati anche a una lotta intestina per la “spartizione” di potere. Un’eventualità capace di partorire un carico di preoccupazione evidentemente elevato.

Nello specifico, il riferimento è a un episodio avvenuto in infermeria, al termine di un litigio tra alcuni detenuti. Proprio nel corso dell’intervento sanitario, questi ultimi avrebbero infatti preso di mira i poliziotti in servizio. Ad avere la peggio, in modo particolare, uno degli esponenti delle forze dell’ordine: per lui, una prognosi di trenta giorni.

Ma il quadro non è del tutto negativo. E Di Giacomo lo assicura: “Qualcosa sta cambiando. Il fatto che siano stati ritrovati dei telefonini da noi, il fatto che ci siano un direttore fisso notoriamente preparato come la dottoressa La Ginestra e un direttore estremamente competente sono tutti segnali che ci stanno facendo capire come la situazione all’interno del carcere stia lentamente migliorando. Certo – conclude il sindacalista – non è una guarigione totale; è una condizione che si può paragonare a un malato ancora in convalescenza, ma credo che la strada sia quella giusta”.

Sui ritrovamenti di telefoni cellulari: “Il ritrovamento dei telefoni, l’installazione di una sezione in cui vengono chiusi i detenuti che si comportano male, sono tutti segnali positivi, che fungono da deterrente. Resta invece il problema di tutte quelle persone “borderline”, difficilmente gestibili: tossicodipendenti e dipendenti da alcol, ad esempio, che purtroppo non comprendono né il premio né la punizione”.

Qualche considerazione anche sul carcere di Larino: “È il più sovraffollato d’Italia – spiega Di Giacomo – con il 220% di detenuti in più. Però, fortunatamente, a questa problematica si risponde con meccanismi premiali che assicurano una situazione migliore rispetto ad altri istituti con la stesa criticità: chi si trova nel carcere di Larino infatti può studiare, per scuola o università”.