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September 11, falling man

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Nel disegno di sangue, disumano,

la mano assassina affonda nel cielo.

Le Torri Gemelle, miseramente

in frantumi. S’abbracciano più stretti

quei grattacieli. Poi entra a casa mia

la fine del mondo, tra quattro mura.

La morte m’assale e provo nel vuoto

a prolungare la vita, d’un istante.

 

Andri120919 Parafrasi = scabroso e complicatissimo far poesia con tale tragedia, io ci ho provato solo ora, a distanza di anni. Con certi argomenti, si rischia seriamente di “cadere” nella retorica, ad ogni singolo verso. Io, per poter scrivere tale strambotto, endecasillabo ma non rimato, mi son dovuto calare nella psicologia degli sfortunati Falling Man. La narrazione è al presente per conferire contemporaneità a questo dramma epocale.

The Falling Man: è una fotografia scattata da Richard Drew durante gli attentati dell’11 settembre 2001 di New York. Essa raffigura un uomo che, nel tentativo di sfuggire alle fiamme e al fumo causati dallo schianto dell’aereo, si getta nel vuoto precipitando dalla Torre Nord del World Trade Center. L’uomo è raffigurato a testa in giù mentre tiene le braccia allineate alle linee verticali dell’edificio e una gamba piegata. Divenuta una delle foto più note dell’11 settembre, The Falling Man è considerata un simbolo e una delle immagini più potenti della catastrofe.

Drew scattò l’immagine quando, durante la mattina dell’11 settembre, fu mandato a fotografare una sfilata di moda premaman al Bryant Park di Manhattan.[3] Durante l’attentato, Drew ebbe l’ordine di andare al World Trade Center e, una volta giunto sul posto, iniziò a scattare diverse fotografie di persone che precipitavano dai grattacieli. Poco prima che gli edifici crollassero, Drew tornò negli uffici della Associated Press per cui lavorava. Il giorno seguente, la fotografia apparve sui giornali di tutto il mondo. Il New York Times del 12 settembre pubblicò la fotografia e la sua didascalia riportava:

«Una persona cade a capofitto dopo essere saltata dalla Torre Nord del World Trade Center. È stato uno spettacolo orribile che si è ripetuto nei momenti in cui gli aerei hanno colpito le torri.»

L’immagine fu oggetto di molte critiche in quanto considerata una forma di indiscrezione e di sfruttamento verso chi compie un gesto estremo come quello del soggetto raffigurato. Proprio per tali ragioni, questa e altre fotografie raffiguranti i “falling men” subirono diverse censure e vennero eluse dai media. Il New York Times tornò a parlare dei salti nel vuoto nel 2004 e non pubblicò più The Falling Man fino al 2007.

Nel 2006 fu diretto il documentario, 9/11: The Falling Man, dedicato alla fotografia e alla sua storia. Esso si ispira direttamente a un articolo scritto da Tom Junod per l’Esquire nel 2003 e fu realizzato anche utilizzando il materiale fotografico scattato da Lyle Owerko che ritrae altre persone che precipitano dai grattacieli durante l’attentato. La foto ispirò un personaggio del romanzo Molto forte, incredibilmente vicino (2005) di Jonathan Safran Foer, così come il protagonista di L’uomo che cade di Don DeLillo (2007) dedicato a un artista che ricrea gli eventi della fotografia.

 

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