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Niente da fare per la lottizzazione Mucchietti, lo ha deciso il Tar. L’Amministrazione Sbrocca aveva ragione: lì il cemento non ci può stare

I giudici del Tribunale Amministrativo del Molise respingono il ricorso della impresa che da anni mira a costruire un grande complesso turistico-residenziale nella zona del nuovo ospedale. Il Tar riconosce la legittimità della revoca del provvedimento che per errore aveva aperto alla edificazione su un terreno vincolato dal Piano Regolatore Generale che deve restare verde. Una vicenda urbanistica complessa e intrigata, che aveva pure registrato una lettera intimidatoria ai consiglieri chiamati a esprimersi in aula.

Ahia, l’urbanistica. Gira che ti rigira è sempre quello il nodo sul quale si attorcigliano i fluenti capelli di Termoli. Questioni di cubature, volumi, Prg, cemento. E soldi, un bel po’ di soldi. Perché all’urbanistica è associata un’altra parola: speculazione. Ovvero: hai un terreno dove in teoria non puoi costruire un accidenti di niente ma grazie ai magheggi di uffici tecnici, atti amministrativi, iter autorizzativi, alla fine ti ritrovi con un “tesoro” che vale 50 volte tante. In questo caso: ville e villette in una zona pianeggiante, quieta, poco rumorosa, ben servita, vicina al meraviglioso parco comunale urbano.

Ma la Mucchietti Immobiliare, almeno per ora, deve rinunciare al “sogno”. I giudici del Tribunale Amministrativo Regionale, Sezione Prima, hanno in parte rigettato e in parte dichiarato inammissibile il ricorso contro i provvedimenti presi dalla ex amministrazione di Angelo Sbrocca sulla cancellazione degli atti che aprivano alla lottizzazione. Da una parte la Mucchetti Immobiliare srl rappresentata in giudizio dagli avvocati Ruta e Zezza, dall’altra il comune di Termoli difeso da Derobertis.

Sul tavolo dei magistrati una questione che scotta e che già in passato, con il sindaco Antonio Di Brino, aveva creato più di un problemino. Era poi arrivata al clou della tensione sotto il governo Sbrocca, che in consiglio comunale, con 14 voti favorevoli e 3 astenuti, aveva revocato il provvedimento del commissario ad acta con il quale si approvava il programma costruttivo della Mucchetti. E aveva pure registrato l’invio di una lettera intimidatoria infilata nelle cassette dei consiglieri con tanto di minaccia di querele e azioni risarcitorie. Un “attenti a quello che fate signori consiglieri, o ne risponderete penalmente”.

 

Loro non si erano fatti condizionare e avevano alzato la mano in assemblea, quindi la vicenda era tornata al Tar dove la società immobiliare aveva impugnato gli atti del Comune. Ora arriva la sentenza che, in sostanza, afferma che il Comune ha fatto bene e ha seguito la strada del diritto, coerentemente con quelli che sono i suoi poteri decisori. Stop quindi alla lottizzazione in deroga ai piani regolatori e alle destinazioni d’uso di quei terreni. Almeno per ora.

Ma vale la pena fare un tuffo nel passato per ricostruire una storia-simbolo della cittadina adriatica, che si muove tra carte, mappe territoriali, demarcazioni, delibere e atti bollati. Una storia che comincia nel 2012 quando la ditta presenta il programma costruttivo, il Comune di Termoli resta zitto e il Tar accoglie il ricorso dell’ impresa, obbligando il Comune a esprimersi, a dire “si” o “no”.

Come sia possibile costruire su una zona zeppa di vincoli è presto spiegato. Il trucco si chiama perimetrazioni ed è una possibilità di cambiare la destinazione d’uso a terreni che si trovano in “aree abusive e da riqualificare”, come previsto dall’articolo 14 del vecchio Piano Casa. Va da sé che potrebbe essere un vero colpo di fortuna che in un secondo converte una zona verde in un tesoretto da lottizzare: basta la dicitura di “complesso turistico” a giustificare la riqualificazione, consapevoli che basta un attimo a trasformare poi hotel e residence in appartamenti residenziali e villette stile American Beauty.

 

L’ex sindaco Di Brino aveva incaricato l’ingegnere Ciummo di fare le perimetrazioni dopo che la sua stessa amministrazione aveva provato a liberare il nuovo cemento in tutta la città, perimetrando l’intera Termoli. Una mossa spregiudicata alla quale si era opposta la Regione che aveva rispedito al mittente il tentativo. A quel punto entra in gioco l’ingegner Ciummo, che riceve l’incarico formale e decide a Termoli ci sono solo due aree da perimetrare, quindi da lottizzare ex novo. Una è a Marinelle, a sud di Rio Vivo, mentre l’altra è identificata come Contrada Mucchietti- Ponte 6 Voci.

 

“Ma si trattava di una zona tra via Corsica e il mare, non di quella vicino all’ospedale che confina con il parco e non ha nulla di abusivo o tantomeno da riqualificare” aveva spiegato l’assessore all’Urbanistica dell’epoca Pino Gallo. Insomma, dietro lo sblocco c’era un clamoroso errore del commissario ad acta che aveva fatto confusione tra Ponte 6 Voci- Mucchietti e Contrada Mucchietti.

L’impresa costruttrice a quel punto aveva diffidato il Comune a chiudere comunque l’istruttoria, ma dopo 12 mesi di salti mortali la maggioranza Sbrocca aveva revocato il provvedimento in autotutela, chiudendo alla variante. Era il 9 luglio del 2018, lo stesso giorno in cui gli amministratori avevano scoperto la lettera firmata in stampatello dal geometra Mario De Santis, il costruttore, e dal rappresentante legale della Mucchietti Immobiliare.

14 mesi dopo arriva la decisione dei Giudici di Campobasso, i quali prendono in esame anche giurisprudenza pregressa, ritenendo fondata su elementi di diritto l’azione del Comune di Termoli, riconoscendo peraltro che l’accertamento dell’errore nella perimetrazione fatto dal tecnico “vale a giustificare l’esercizio dei poteri di autotutela dell’ente, stante anche la carenza dei presupposti – si legge nella sentenza che si può visionare per intero qua – sentenza mucchietti  – e delle condizioni per consentire l’edificazione nei termini richiesti dalla ricorrente”.

Il Comune non ha preso alcuna decisione illegittima dunque, e le censure della ditta – dice il Tar – “sono manifestamente infondate”. Questo oltre al fatto che la Mucchietti non ha provato nemmeno a dimostrare che il suolo interessato dalla lottizzazione sia effettivamente suscettibile di perimetrazioni ai sensi della legge.

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“L’area oggetto del progetto edificatorio – sintetizza Pino Gallo – non è stata perimetrata e non può subire alcuna variazione nella destinazione d’uso. Mi auguro che questo metta la parola fine a una vicenda che ci è costata tempo, studio e impegno, trattata con grande serietà. Abbiamo difeso il bene comune, provando a non far prevalere, come spesso accaduto in passato in materia urbanistica, gli interessi di pochi su quelli della collettività”.