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Metanodotto, si gioca a sorpresa la carta delle Istituzioni: Toma impegnato all’unanimità per fermare l’opera

L’ordine del giorno votato da maggioranza e minoranze apre, almeno in teoria, alla possibilità di rivedere il percorso evitando il passaggio nel bosco di Corundoli ma non solo. Obiettivo: provare a fermare l’intervento, che peraltro è già partito, e l’autorizzazione del bombolone al Sinarca.

Metanodotto Larino-Chieti e tracciato che attraversa il bosco di Corundoli, a Montecilfone: si può fermare l’opera? Si può ottenere una revisione del percorso ed evitare che venga compromesso il patrimonio naturale di alberi, che i mezzi meccanici hanno già iniziato a sradicare?

In Consiglio regionale è passato all’unanimità un ordine del giorno – prima firmataria è Micaela Fanelli, del Partito Democratico – che impegna il Governatore Donato Toma a verificare l’opportunità di sospendere i lavori del metanodotto, “con particolare riguardo allo spostamento del tracciato nel bosco Coriundoli di Montecilfone”. Con lo stesso atto, che hanno votato maggioranza e minoranze ieri 17 settembre, si chiede di valutare gli adeguamenti necessari per garantire le compatibilità del metanodotto realizzato da Società Gasdotti Italia,  lungo 110 chilometri su tre province, quelle di Campobasso, Chieti e Pescara, su 26 comuni e su diverse aree protette, compresa l’area archeologica di Montenero.

“L’area del tracciato – precisa Legambiente – interessa inoltre 16 Siti di Interesse Comunitario e 1 Zona di Protezione Speciale, aree fortemente sensibili sia dal punto di vista naturalistico-paesaggistico che dal punto di vista del dissesto idrogeologico. Le aree interessate, inoltre, sono per circa il 13 per cento del tracciato a forte rischio, come più volte comprovato nel corso dei decenni dai tanti e a volte vasti movimenti franosi verificatisi nell’indicata area molisana”.

Dopo le proteste della stessa Legambiente Abruzzo e Molise, del Coordinamento Trivelle Zero del Molise, del Forum abruzzese dei Movimenti per l’Acqua, del Comitato No Stoccaggio Poggiofiorito e dei Discoli del Sinarca, che da molto tempo sollecitano la classe politica regionale a intervenire, i consiglieri di Palazzo D’Aimmo danno mandato al Governatore Toma di informarsi attraverso tutti i canali istituzionali possibili per capire la realizzabilità dell’opera e soprattutto l’ubicazione del collegamento presso il Sinarca. Il Ministero dello Sviluppo Economico potrebbe infatti autorizzare a breve il centro di stoccaggio del gas che dovrebbe essere realizzato tra i Comuni di Guglionesi, Montecilfone, Palata e Montenero di Bisaccia, un impianto con una capacità di immagazzinamento di circa 300 milioni di metri cubi di gas che entrerebbe in funzione a pochissimi chilometri di distanza dalla faglia che si è attivata lo scorso anno, innescando lo sciame sismico tuttora in atto.

La mozione presentata dal Gruppo Consiliare del Partito Democratico e dalla consigliera Aida Romagnuolo, trasformata in ordine del giorno, impegna Toma ad attivarsi presso il Presidente del Consiglio e il Ministero dello Sviluppo Economico per reclamare una nuova valutazione del progetto. Oltre a questo, gli chiede di verificare con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Ministero dello Sviluppo Economico (Paduanelli, M5S) la sospensione dell’iter procedurale, fin quando non venga comunicato dal Ministro dell’Ambiente (Costa, M5S) il risultato della procedura di Valutazione Ambientale Strategica.

“Un risultato politico importante – commenta Micaela Fanelli – per un’opera infrastrutturale certamente strategica, ma dall’alto impatto ambientale, che ha suscitato, legittimamente, dubbi e preoccupazioni nella popolazione e in molte associazioni ambientaliste, finora mai pienamente fugati dalle istituzioni competenti al rilascio dell’iter autorizzativo”.

Dunque ora anche secondo l’organismo consiliare sussiste un potenziale pericolo per l’ambiente e la biodiversità, esistono “timori finora mai dissipati in maniera esaustiva, che hanno portato il Partito Democratico a sollecitare l’intero Consiglio Regionale a comprendere, fino in fondo, la reale utilità e soprattutto la sicurezza dell’opera, così come chiesto a gran voce dai territori interessati dal nuovo metanodotto” aggiunge la capogruppo in Consiglio del Pd. “Tanto più che il tracciato attraversa 16 siti di interesse comunitario e una zona di protezione speciale, oltre all’area archeologica di Montenero”.

Toma si impegni a sospendere l’Iter autorizzativo, chiede Legambiente Molise. “È arrivata l’ora di aprire in Molise la stagione della produzione diffusa di energia, unica prospettiva di sviluppo e innovazione che permette di rallentare l’impatto dei cambiamenti climatici”. L’associazione ambientalista dichiara di aver accolto con grande favore la presa di posizione del Consiglio Regionale del Molise sulla realizzazione del gasdotto. “Come abbiamo più volte detto, riteniamo che sia un’opera inutile in quanto non strategica, di nessun interesse pubblico e non in linea con gli obiettivi della strategia energetica nazionale che prevede la totale decarbonizzazione entro il 2025, con il raggiungimento del 55% dei consumi energetici da fonti rinnovabili. Per questo – continuano da Legambiente – chiediamo al governo regionale di inserire all’interno della propria agenda la lotta ai cambiamenti climatici e la progettazione di un modello di produzione di energia locale e pulita. Il territorio ne beneficerebbe sicuramente sia dal punto di vista economico che ambientale”.

E’ sempre Legambiente a ricordare che non bisogna sottovalutare il rischio sismico indotto che si presenta con l’estrazione e lo stoccaggio del gas-metano. “Il sottosuolo  viene sottoposto, alternativamente, nel corso dell’anno, ad un continuo alternarsi di rigonfiamento, ad opera della pressione impiegata per l’immagazzinamento e la successiva contrazione durante il periodo di estrazione, in condizioni, cioè, del tutto innaturali e quindi di difficoltoso controllo”. Questo pericolo tuttavia potrebbe realizzarsi – il condizionale è d’obbligo perché non esistono indagini e studi certi – in caso di realizzazione del serbatoio del gas, una sorta di “bombolone” che al momento non è stato autorizzato. La Sgi, dopo il terremoto dello scorso agosto proprio nella zona oggetto dell’intervento di costruzione del metanodotto, aveva rassicurato sull’impatto ambientale, definendolo “scarso o trascurabile, e limitato alla fase di cantiere”, assicurando che i  lavori sarebbero stati realizzati “con la massima attenzione ai sistemi idrici e idrogeologici”.