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La maggioranza Toma sbanda, ma non molla. La crisi silenziosa tra fame di poltrone e giochi di potere

Mentre nei palazzi della politica c'è chi rilancia la necessità di un cambio in giunta, comportamenti ambigui e assenze strategiche continuano a tenere banco nella coalizione guidata dal presidente Donato Toma. E il clima potrebbe diventare ancora più arroventato fra qualche mese: in ballo c'è la Presidenza del Consiglio regionale, un'altra poltrona succulenta per gli eletti.

La suppellettile preferita dagli italiani è il divano. Ma in Molise si preferiscono le poltrone. Specialmente in Regione. E lo dimostra l’attaccamento della maggioranza guidata da Donato Toma. “Io non ho la colla che mi tiene attaccato alla poltrona”, ha detto il Governatore a microfoni spenti proprio dopo aver rilasciato un’intervista a Primonumero al termine dei lavori del Consiglio regionale.

Consiglio regionale 10.09

Ma forse non tutti gli eletti la pensano così. E questo spiegherebbe perchè, un anno e mezzo dopo di legislatura caratterizzato da liti e malumori, nonostante la profonda spaccatura, gli esponenti della maggioranza restino tutti al loro posto. “E’ facile parlare sui giornali e poi evitare il confronto diretto”, sintetizza un consigliere regionale facendo probabilmente riferimento alla richiesta di una verifica avanzata da Michele Iorio che poi ieri (9 settembre) dopo aver lanciato fulmini e saette sulla stampa ha disertato proprio la riunione di maggioranza convocata dal capo della giunta regionale.

Oggi Iorio in Consiglio regionale ha votato assieme alla collega ex Lega Aida Romagnuolo e all’opposizione la proposta sulla costituzione di un albo regionale della mobilità dei dipendenti delle società partecipate della Regione Molise.

Il fatto però è un altro: anche se in Aula i numeri sono sempre risicati e le opposizioni continuano a sperare in una ‘conversione’ sulla via di Damasco dei dissidenti (fra questi anche Filomena Calenda che ieri ha lasciato la riunione di maggioranza), alla fine la maggioranza riesce sempre a spuntarla. Uno o due voti che fanno sempre la differenza.

In Consiglio regionale Toma non è mai andato ‘sotto’, pure grazie a comportamenti ambigui ed assenze strategiche che farebbero esplodere in maniera evidente la crisi della coalizione e potrebbero determinare le nuove elezioni.

E così va in scena la “crisi silenziosa” che in realtà serpeggia tra i palazzi della politica e i banchi del centrodestra.

Certo, fonti interne alla coalizione riferiscono pure che ieri un pezzo grosso del governo regionale – si fa il nome di Vincenzo Niro, assessore ai Lavori pubblici e leader dei Popolari – abbia rilanciato in maniera durissima la necessità di cambiare qualcosa nella composizione della giunta chiedendo la rimozione dell’assessore esterno Luigi Mazzuto (unico rappresentante a palazzo D’Aimmo della Lega, partito ormai all’opposizione a Roma) e di ridimensionare la presenza di Forza Italia soprattutto dopo il ‘pasticcio’ avvenuto in occasione delle Provinciali di Isernia.

Richieste che Toma non ha (almeno per il momento) alcuna voglia di assecondare. “La Giunta attualmente rispecchia il voto del 22 aprile dello scorso anno – sintetizza il presidente – e Forza Italia non ha una sovraesposizione“. Poi “vedremo in relazione al quadro nazionale dei partiti perché non siamo isolati rispetto al resto dell’Italia”. E in questo momento, a livello nazionale, Forza Italia appare un po’ isolata rispetto al tandem Lega-Fratelli d’Italia.

Stesso discorso per la verifica di maggioranza: “Non tocca farla a me, ma ai partiti”. 

Del resto, aggiunge il presidente, “in ogni famiglia si può litigare, ma poi si fa sintesi perché viene riconosciuta una leadership”, taglia corto lui parlando di un clima più disteso. “La Calenda? Ieri è andata via per impegni personali, tanto è vero che questa mattina ha partecipato alla riunione di maggioranza. Invece mi ha meravigliato l’assenza di Michele Iorio”.

Intanto chissà se si è ‘unito’ alla schiera dei malpancisti pure Salvatore Micone, attuale presidente del Consiglio regionale ed esponente dell’Udc. Oggi in Aula era iscritto al primo punto dell’ordine del giorno una proposta di legge che lo riguardava direttamente: la modifica dello Statuto regionale sulla durata dell’Ufficio di Presidenza, succulento incarico che viene rinnovato a metà legislatura. Un’altra poltrona che fa gola a molti.

L’argomento poi è stato rinviato con il voto favorevole di undici componenti della maggioranza (Pd e M5S hanno votato no), ma al termine dei lavori Toma si è a lungo fermato a parlare proprio con Micone. “Questo argomento non era stato concordato in riunione dei capigruppo e per questo, d’accordo con la maggioranza, abbiamo deciso di rinviarlo”.

Il governatore dunque preferisce abbassare i toni, ma nei corridoi del Consiglio regionale c’è chi usa espressioni molto più minacciose: “Non ha capito che deve muoversi e cambiare qualcosa. Oppure qui salta tutto”. Uomo avvisato…