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Infermieri: tra concorsi inesistenti, precari esclusi e pensionamenti. Le nuove assunzioni non coprono l’emergenza

Nonostante il bando per le stabilizzazioni, ci sono ancora troppe incertezze per il personale sanitario che opera nelle strutture molisane. In primis i tempi, tanto che l'Asrem ha prorogato fino al 30 settembre i contratti in scadenza. Ad alimentare il caos i nuovi pensionamenti previsti da chi usufruirà di 'quota 100' che potrebbero far suonare di nuovo l'allarme rosso e la mancanza del direttore generale dall'Azienda sanitaria dopo l'addio di Gennaro Sosto, nominato in Campania.

Probabilmente i più ottimisti pensavano che fosse la panacea di tutti i mali. Certo, le ultime assunzioni decise dall’Asrem accontentano 150 fortunati che rispondono ai requisiti del decreto Madia, ma al tempo stesso scontentano i circa 200 precari “storici” (ossia coloro che hanno usufruito solo di contratti flessibili di collaborazione continuativa) e soprattutto non coprono il fabbisogno di personale sanitario.

E’ una sorta di puzzle con tanti pezzi mancanti quello che emerge dopo la pubblicazione sul sito dell’Azienda sanitaria dell’avviso pubblico firmato dall’ex direttore generale Gennaro Sosto (assieme ai dirigenti Lucchetti e Forciniti) sulla base dell’accordo stipulato con le organizzazioni sindacali per procedere alla stabilizzazione del personale: 90 posti per il 2019, 52 nel 2020.

Com’era ovvio aspettarsi, la fetta più cospicua spetta agli infermieri (55 nel 2019, 35 nel 2020). Poi via via gli altri: sei fisioterapisti, altrettanti collaboratori amministrativi, 8 assistenti amministrativi, due dietisti, sei logopedisti, otto autisti di ambulanze, otto veterinari, un biologo e sette assistenti sociali.

Le assunzioni riguarderanno coloro che hanno i requisiti previsti dal decreto Madia, in particolare i tre anni di servizio pregresso anche se svolto in maniera non continuativa negli ultimi otto anni.

E’ la seconda ‘ondata’ di stabilizzazioni: la prima ha riguardato poco tempo fa 140 infermieri precari in servizio in Molise.

La prima ‘falla’ di tale sistema riguarda i tempi con cui si procederà alle assunzioni. Tanto è vero che l‘Asrem ha deciso di prorogare fino a fine mese (30 settembre) i contratti dei precari.

Le procedure poi hanno scontentato coloro che lavorano da anni fuori regione e che vorrebbero rientrare in Molise, ma che non rientrano nei posti in graduatoria. In pratica un’altra contraddizione per chi sta vivendo tale situazione e che ora minaccia di impugnare le procedure per far saltare il banco.

Nessun cenno, poi, ai concorsi, per coprire i posti vacanti in base al piano assunzionale 2018-2020. Piano che potrebbe essere stravolto dal personale che ha fatto richiesta di andare in pensione con qualche anno di anticipo, come previsto da ‘quota 100’ che potrebbe svuotare di nuovo le corsie. Insomma nel giro di qualche mese l’Asrem potrebbe essere punto e a capo, costretta a riavviare le procedure per tamponare l’emergenza negli ospedali dove questa estate è suonato l’allarme rosso sulla carenza degli organici.

Ad alimentare il clima di incertezza l’assenza del direttore generale: Gennaro Sosto è andato via dopo la Napoli e il governo Toma ancora non procede alla sostituzione del vertice Asrem. Ecco perchè c’è chi ha definito “una chiacchierata al bar” l’ultima riunione che si è svolta lo scorso 4 settembre con i sindacati. Sul tavolo proprio le uscite previste con ‘quota 100’: al momento non ci sono numeri certi e dati ufficiali. Tanto è vero che il summit è stato aggiornato al prossimo 16 settembre. Tuttavia, secondo i calcoli di qualche addetto ai lavori, i pensionamenti anticipati renderanno necessaria l’assunzione di altre 30 operatori.

E chissà se il nuovo Governo Conte e il neo ministro alla Salute – da Giulia Grillo (M5S) a Roberto Speranza (Pd) – cambieranno anche le ‘regole del gioco’. Col vecchio esecutivo gialloverde le novità per la sanità molisana sono state parecchie, a cominciare dall’incompatibilità tra governatore e commissario che ha portato alla nomina di un tecnico (il generale Angelo Giustini) fino al decreto Calabria (approvato a giugno) che punta a sbloccare le assunzioni nel sistema sanitario nazionale anche per le Regioni in piano di rientro. Decreto diventato legge e che sta suscitando polemiche proprio in Calabria, dove la prima richiesta al nuovo governo giallorosso è stata quella di cancellare un provvedimento considerato “ai limiti della costituzionalità”.