Arrestata perchè spacciava ai domiciliari: cori e applausi degli amici fuori dalla palazzina. Il sindaco: “Gravissimo”

Tutti i conoscenti le hanno manifestato il sostegno mentre veniva portata via nel corso di un blitz antidroga della squadra mobile. Nonostante il provvedimento a suo carico, la donna – residente in via Quircio – ha continuato a vendere sostanze anche all'interno della sua abitazione. Soltanto una settimana fa era stata sorpresa dagli agenti della squadra mobile che l’avevano denunciata a piede libero. Oggi pomeriggio è scattato l’arresto

Quello che voleva essere il racconto di una giornata in via Quircio, pezzo di inferno urbano dal quale giungono quotidianamente richieste di aiuto per uscire dal ghetto da parte di famiglie per bene, stanche di vivere situazioni di paura e fuori controllo a causa della droga e dello spaccio, si è trasformato in un pezzo di cronaca pura.

Blitz via Quircio Campobasso

Per caso e per fortuna (giornalistica) un pomeriggio trascorso ad osservare l’andirivieni di consumatori e le dinamiche di spaccio, è stato interrotto dalle sirene della polizia. E c’è stato l’arresto. In carcere è finita lei, la 38enne che soltanto una settimana fa aveva ricevuto la visita degli uomini della squadra mobile nel suo appartamento al civico 9 di via Quiricio dove era confinata ai domiciliari perché intenta a spacciare nonostante il provvedimento restrittivo.

In quella occasione non l’hanno beccata in flagranza e se l’era cavata con una denuncia a piede libero.

Oggi no. In queste ore deve essere accaduto qualcosa, gli uomini della Mobile hanno probabilmente individuato elementi utili ad ottenere il mandato di arresto. E così è stato.

I fatti. Sono le 15 quando passeggiamo lungo la strada, descritta e raccontata sempre più spesso per fatti di cronaca e per la disperazione che vive chi qui è costretto a starci ma con la cronaca vorrebbe avere nulla a che fare.

Quel civico nove, finito al centro dell’attenzione degli investigatori una settimana fa, è tuttora affollato già a quell’ora.

Ci sono anche donne e bambini. E dietro il vetro del portone c’è anche lei, la 38enne che da lì a poco sarà ammanettata. Ci spostiamo per non essere riconosciuti e osservare meglio. Ma c’è un uomo, con un’auto rossa, che si guarda attorno e ci nota. Chiama un amico per chiedere conferma se fossimo interessati ai loro movimenti,  vediamo che annuisce e lasciamo il “posto di guardia”. Ci spostiamo altrove.

L’andirivieni di giovani lungo quella strada e in quella palazzina è palese e costante. Sono circa le 16 quando arrivano due auto, capiamo che si tratta della polizia perché una delle macchine ha il lampeggiante sul tettuccio ma soprattutto capiamo che si tratta di agenti perché vediamo correre verso di noi due tossicodipendenti. E’ tardi per sfuggirgli e fingiamo di essere interessati ad altro ma nel frattempo raccogliamo il loro sfogo accanito e disperato. Accanito contro la polizia e chi ha denunciato, disperato perché sanno che probabilmente da lì a breve perderanno il punto di rifornimento.  “Bastardi”, “Io so chi è stato”, “Quella figlia di p…”, è una cantilena che squarcia una tranquillità cittadina ormai inesistente e descrive invece il baratro che questi giovani vivono, senza alcuna voglia apparente di uscirne.

Andiamo via e scendiamo proprio lì, a cento metri dal portone: adesso c’è pure la pattuglia della Volante. Arrivano altri due giovani, stanno imboccando via Quircio quando notano la pattuglia e fanno dietrofront.

I poliziotti sono ancora in casa e nel frattempo un capannello di persone, maschi e femmine,  richiama la nostra attenzione. Sono soprattutto donne. Chiedono di andare verso di loro. Minacciano con sguardi e gesti.

Ma il peggio che una città possa ricevere dalla sua gente arriva qualche minuto dopo: dal portone esce Margherita M. accompagnata dai due agenti delegati a trasferirla nel carcere di riferimento ed esplode l’applauso e il sostegno di vicini e conoscenti. Urla di solidarietà. Scene che lasciano senza parole.

Per un attimo la mente torna all’arresto del boss Cimmino che fuori dalla caserma dei carabinieri ricevette la solidarietà di parenti e amici. E’ chiaro, parliamo di un boss della camorra in quel caso e qui siamo a Campobasso non a Napoli, ma il clima che abbiamo respirato oggi, in questo pezzo di città che sembra fuori dal mondo, è lo stesso che solo la solidarietà criminale è capace di trasmettere.

Un fatto inquietante. Che angoscia e sconforta.

Sostegno a chi vende ‘morte’, sberleffi ai servitori dello Stato che provano a restituire la vita a tanti, troppi giovani ostaggio di un cancro di cui non hanno contezza nonostante la crociata delle Istituzioni contro il consumo di sostanze stupefacenti. Genitori ciechi o stanchi. Figli che per quello che abbiamo visto forse non hanno alcuna voglia di venire fuori dallo schifoso mondo dello spaccio, del ricatto e della violenza.

Quanto a Margherita M., invece, ha continuato a spacciare nonostante fosse agli arresti domiciliari. E ha continuato a farlo pure dopo la denuncia, che doveva essere un altolà per invitarla a cambiare condotta,  disposta una settimana fa.

 Era ai domiciliari dopo che  il 2 settembre scorso gli uomini di Raffaele Iasi, l’avevano sorpresa a spacciare utilizzando  – per sfuggire ai controlli – un B&b di via Garibaldi. Quel giorno aveva addosso 28 sacchetti di eroina, (20,37 grammi) e 27 di cocaina (7,85 grammi).

Indagata anche nell’ambito della maxi inchiesta antidroga – sempre a firma della Mobile –  denominata “Alcatraz” (chiusa lo scorso maggio con l’arresto della sorella che invece gestiva lo smercio di droga su indicazioni del compagno rinchiuso in via Cavour) la 38enne campobassana non ha mai smesso di spacciare.  Nonostante tre figli minori, nonostante il fiato sul collo da parte dell’autorità inquirente.

Il sindaco di Campobasso, Roberto Gravina,  messo a conoscenza dell’accaduto ha definito un “fatto gravissimo” quanto accaduto in via Quircio esprimendo invece piena solidarietà alle forze di polizia e alle persone per bene costrette a subire in silenzio questo genere di condotta “riprovevole”. Ha poi annunciato che nei prossimi giorni metterà a punto un piano di interventi per “bonificare” il quartiere anche “con la collaborazione di tutte le istituzioni”, per tentare “la risalita dal baratro”.