“Il musicista è un lavoratore in nero”: ristorante chiuso. Ora la rivincita: ricorso accolto, “chiederemo i danni”

Gli investigatori intervenuti per un controllo che rientrava tra le azioni messe in campo per contrastare il lavoro irregolare, hanno considerato dipendente anche il giovane che invece suonava il pianoforte a titolo gratuito e occasionale. La sentenza della Commissione interregionale di Napoli ha accolto le ragioni dell'avvocato Fabio Zoccolo

Eccesso di zelo da parte dell’ispettorato del Lavoro, maglie contorte della burocrazia, leggi giungla, abbondanza di rigore; c’è un po’ di tutto nella triste vicenda che riguarda un noto ristorante di Vinchiaturo costretto a chiudere oltre un mese – con tutti i danni del caso – per una violazione inesistente. Lo aveva detto l’avvocato Fabio Zoccolo prima, lo ha confermato la Commissione interregionale di Napoli oggi.

Il personale delegato dall’Ispettorato entra in azione i primi di agosto. Il ristorante quel giorno era in fermento per la preparazione della sagra del baccalà che si sarebbe tenuta la sera.

Tra cose da programmare e personale da organizzare perché tutto funzionasse nel rispetto dei tanti ospiti attesi in serata, subentra l’assenza imprevista di due dipendenti e dunque l’urgenza di individuare una coppia di sostituti tra il personale presente in sala.

Detto, fatto. Poco dopo al ristorante arrivano due persone che avrebbero lavorato in serata per sostituire gli assenti. Ma erano ancora in procinto di capire cosa fare, come, dove e quando che il blitz dell’ispettorato blocca tutto e tutti.

Scattano i controlli. La normativa cita che se in un’azienda più del 20 per cento dei lavoratori non è assunto, interviene il provvedimento di chiusura.

Il personale dell’Ispettorato riscontra che i due sostituti della serata sono senza contratto ma la percentuale non arriva al 20 percento. Accade però che nel prosieguo delle verifiche tra i lavoratori inserisce anche il musicista che era lì per il piano bar. Per gli inquirenti è un lavoratore in nero. Verbalizzato il nome di quest’ultimo e raggiunta a quel punto la percentuale del 20 per cento utile alla chiusura, il 16 agosto arriva la ratifica del provvedimento.

Da quel momento l’avvocato Zoccolo ha fatto il possibile per dimostrare presso la sede campobassana dell’Ispettorato che quel musicista era nel locale per una prestazione gratuita e occasionale. Ha provato in ogni modo a dimostrare che quel provvedimento era quindi oltremodo ingiusto. Ma nulla ha potuto rispetto all’irremovibilità di chi ha emesso l’atto con il quale si disponeva la chiusura del ristorante.

Il legale è stato costretto a ricorrere alla Commissione interregionale di Napoli dove si è opposto a quel provvedimento sottolineando proprio la posizione del giovane che avrebbe suonato gratuitamente e occasionalmente come fra l’altro ammesso – in sede di ascolto da parte degli inquirenti – dallo stesso musicista.

La commissione interregionale ha accolto il ricorso. Ha quindi confermato le ragioni dell’avvocato Fabio Zoccolo e sostenuto che sì, è vero “chi presta attività collaborativa non può essere considerato lavoratore subordinato”. Il ristorante non andava chiuso e i titolari sono pronti a chiedere il risarcimento danni.