I millennials molisani suonano la sveglia alla politica: idee chiare e proposte concrete per “cambiare il sistema” – SONDAGGIO foto

Dalla raccolta differenziata agli incentivi per il trasporto pubblico urbano fino alla lotta agli sprechi: queste alcune delle idee lanciate dai ragazzi che hanno partecipato attivamente e consapevolmente alla manifestazioni di piazza che si sono svolte a Campobasso e a Termoli. "Le istituzioni si muovano a fare qualcosa altrimenti non avremo un futuro". Nel capoluogo l'assise civica dichiara l'emergenza climatica: di fronte ai consiglieri l'appassionato discorso di Dario.

Li chiamano millennials, ma forse si potrebbero definire i nuovi ‘sessantottini’ 4.0. Eccoli i nuovi ‘guerrieri’ dell’ambiente, sensibili alla lotta all’inquinamento e al massiccio uso della plastica, lontani dallo stereotipo dei giovani che trascorrono le giornate tra sostanze stupefacenti, giochi sugli smartphone e slot machine.

Villa Musenga è una piazza di proposta più che di protesta: è qui che si concentra la manifestazione per l’emergenza climatica che coagula gli studenti di medie e superiori di Campobasso, probabilmente mai così compatti come nella giornata del Friday For Future.

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In 180 città di tutta Italia si svolgono flash mob e cortei. E pure il capoluogo per una volta si ‘desta’, fa sentire forte la sua voce e chiede alla politica una presa di responsabilità, sceglie di essere protagonista nella lotta a difesa dell’ambiente. In questa periferia d’Italia, nel Molise che “esiste ma resiste” va in scena una mobilitazione che forse sorprende, ma sentita e fatta propria, interiorizzata dalla meglio gioventù campobassana. C’è chi ‘tatua’ sulla propria pelle i simboli di quella protesta oppure scrive con la pittura verde il nome di Greta Thunberg, l’attività svedese che ha messo ‘in riga’ i potenti della Terra.

Probabilmente questa è una delle iniziative studentesche più riuscite degli ultimi tempi, a cominciare dai numeri: c’erano oltre un migliaio di giovani, ‘supportati’ da insegnanti, esponenti del sindacato, del mondo politico (c’erano i rappresenti del Pd, come il segretario regionale Vittorino Facciolla, e Italo di Sabato della Casa del popolo) e anche della società civile. E’ il caso del professore Franco Novelli, presidente di Libera Molise. C’è anche Legambiente Molise con Mauela Cardarelli.

La manifestazione ha successo pure perché tra i seguaci campobassani di Greta Thunberg c’è una nuova consapevolezza dei problemi ambientali che stanno sconvolgendo non solo il pianeta, ma anche la città in cui i giovani vivono. Una città inquinata, sporcata da cartacce, immondizia, mozziconi di sigaretta. Una città caotica e trafficata come una metropoli.

Ed è proprio su Campobasso che gli studenti lanciano idee concrete per migliorarne la vivibilità e la sostenibilità: ridurre l’utilizzo di carta e plastica, a cominciare dalle scuole preferendo borracce e libri multimediali; estendere la raccolta differenziata porta a porta a tutto il capoluogo; rendere gratuito il trasporto pubblico o quanto meno concedere delle agevolazioni per disincentivare l’utilizzo delle auto.

Sono pronti a dare il buon esempio. “Possiamo cambiare il mondo, possiamo cambiare il sistema”: scrivono su alcuni striscioni che espongono i ragazzi che mai come questa volta chiedono che la politica li ascolti, li coinvolga e faccia qualcosa di serio perché “altrimenti non avremo futuro”.

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Al Consiglio comunale di Campobasso, di fronte al quale parla con coraggio il referente di Fridays for future Dario Di Sisto, chiedono di dichiarare l’emergenza climatica e provvedimenti ad hoc. Dario un po’ come Greta all’assemblea dell’Onu.

Il portavoce degli studenti chiede all’assise e al sindaco Roberto Gravina (assente purtroppo durante il suo discorso) di “impegnarsi secondo i principi di equità, democrazia e trasparenza, per migliorare la situazione attuale”, “per la riduzione delle emissioni” e “di riferire al consiglio comunale i progressi fatti”. “A Campobasso è inconcepibile vedere una persona per ogni auto – insiste – occorre una rete di trasporto efficiente, magari pubblici o in cui si prevedano delle agevolazioni per superare la mobilità privata”.

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Una scintilla, un segno di vitalità.

La manifestazione a favore dell’ambiente e contro l’emergenza climatica non ha trovato a Termoli la grande massa e la partecipazione convinta che qualcuno auspicava. I ragazzi che ci credevano, che sapevano di cosa si stesse parlando, che hanno avanzato proposte, non erano molti.

Ma sono già qualcosa di diverso, in un territorio poco abituato a manifestare, in una popolazione ‘poco reattiva’ come uno studio di Sorgenia ci battezzò quasi 20 anni fa. In mezzo a quella popolazione poco avvezza a scendere in piazza, venerdì 27 settembre quegli studenti più attenti e agguerriti in difesa dell’ambiente sono sembrati una scintilla accesa in piazza Monumento.

Alcuni di loro hanno probabilmente centrato il punto, pur senza voler essere polemici. “Questi temi dovrebbero essere trattati a casa, ma quasi mai succede”. E ancora: “In famiglia faccio fatica a far capire quanto questo problema sia importante”.

Il distacco fra le generazioni, la distanza di linguaggio e percezione, lo scollamento fra chi la ritiene un’urgenza improrogabile e chi lo vede come uno dei tanti problemi dell’attualità. La generazione di chi ha 40-50 anni e fatica ancora a credere che il Pianeta sta rischiando il collasso a causa del riscaldamento globale da una parte.

Gli adolescenti, a cavallo della maggiore età, che invece si rendono conto che di questo passo non avranno la fortuna di godere delle bellezze del mondo, delle comodità cui siamo abituati, se non si invertirà la rotta e si ridurrà l’inquinamento e di conseguenza la temperatura della Terra che pare avere la febbre.
Il messaggio degli studenti in piazza a Termoli è stato forse proprio questo: non abbiamo la verità in tasca ma ascoltateci, fateci partecipare, perché questo è un problema di tutti. Anzi, è il problema. Quella scintilla di interesse, di partecipazione, di volontà di impegnarsi non va dispersa, comunque la si pensi.

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