I lettori del New York Times pazzi per la transumanza molisana: “È il mondo puro che sogniamo”

Visitare il Molise ora, respirarne paesaggio e tradizioni ancora lontane dal turismo di massa, rappresenta un’occasione unica. Lo intuiscono e lo confermano le centinaia di persone che hanno commentato, direttamente o sui social, il magnifico reportage del New York Times sulla transumanza della famiglia Colantuono.

Ieri l’articolo a firma di Maria Russo è uscito anche sull’edizione cartacea della domenica, quella che va a ruba (tiratura di oltre 1 milione 200mila copie) per la qualità di speciali e articoli di grande qualità.

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Non un trafiletto e neanche mezza pagina come ha incautamente affermato qualcuno, ma tre pagine intere (copertina della sezione travel inclusa). Quando il NYT si muove lo fa da colosso dell’informazione planetaria, con spazi adeguati, foto bellissime (di Susan Wright) e giornalisti dotati di grosse capacità narrative e sensibilità al bello. Uno ‘spottone’ per il Molise, che ha accentuato l’enorme interesse già mostrato dai lettori della prestigiosa testata all’indomani dell’uscita sull’edizione online, di cui abbiamo parlato diffusamente la settimana scorsa.

Alla famiglia Colantuono sono arrivate già diverse mail e messaggi di amanti del trekking e della natura che si complimentano e si prenotano per la prossima transumanza, sempre a fine maggio, in coincidenza con la luna piena. Sono dichiarazioni d’amore, più che messaggi, da parte di cittadini di tutto il mondo che elogiano l’editor e giornalista Maria Russo per la capacità di raccontare una storia eterna e limpida, che ti fa immergere nel microcosmo sensoriale della transumanza in odore di riconoscimento tra i ben del patrimonio immateriale dell’umanità. “Grazie Maria Russo – scrive Jane Rosen da Sarasota (Florida) – leggendo l’articolo sulla transumanza mi sono sentita trasportare in un’altra epoca. E si capisce perché il cibo italiano è il migliore che ci sia”.

Dice Ann Weiss Legravenese da New York “Questa storia mi ha lasciato senza fiato. Irresistibile il ristoro con biscotti appena sfornati, vino ed espresso”. E ancora Jacquie dall’Iowa: “È bello vedere che in altre parti del mondo sopravviva questo stile di vita così lontano dalla dipendenza al denaro. Un vero sollievo rispetto all’atmosfera politica negativa qui negli States”.

William B da Yahima (Washington) e Mary A Martin da Bethpage (New York) amplificano l’effetto transumanza molisana rispettivamente così: “Posso solo sognare tutto questo: è una storia che mi ha rubato il cuore” e “Suona tutto come un sogno”.

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Ancora più emotiva la reazione alla lettura di Joe Mancini da Fredericksburg in Virginia: “Questo magnifico articolo mi ha fatto piangere, mio padre e suo fratello maggiore hanno fatto la transumanza. Erano di Torino di Sangro”

Martin Daly da San Diego introduce l’argomento turismo di nicchia versus turismo di massa: “Un bellissimo articolo, ma temo gli effetti della pubblicità di quello che sembra apparire ancora come un idillio relativamente ancora poco conosciuto”.

Più in basso nel forum emerge l’orgoglio di Richard, sempre dalla California (Los Angeles) “Di nazionalità sono americano, ma nella provenienza e nell’anima sono italiano. Questo ‘pezzo’ mi ha fatto piangere”.

Domenic Petito da Chappaqua (Ney York) fissa il prossimo viaggio: “Non vedo l’ora di visitare questa bella, semplice e speciale parte del mondo”, mentre Nursemom  da Bethlehem (Pennsylvania) cita il tempo che passa: “Ho pianto leggendo l’articolo perché sono un’anziana signora, ormai  posso solo sognare un’esperienza così bella per l’anima. So di non poter tornare in Italia, ma i miei figli e nipoti continueranno a mantenere in vita la meravigliosa vecchia cultura della nostra famiglia”. Laura Person da Brooklin si dichiara incredula: “Bellissima storia, sono così felice che tutto ciò ancora esista”.

La transumanza e il Molise rurale sono insomma visti come oasi di benessere da fuori, una boccata d’aria pulita nel caos programmato del terzo millennio.

Del resto, e in tempi non sospetti, lo ha detto pure il grande paesologo Franco Arminio: “Dove lo trovi un sito archeologico (Altilia, ndr) dove non paghi il biglietto e puoi parcheggiare l’auto a pochi metri dall’ingresso?”. Tutto ciò è possibile. Qui e ora.

Quando la cassa di risonanza è mondiale gli effetti sono notevoli. Decine e decine anche i messaggi di oriundi italiani e molisani che hanno letto il giornale negli Usa: “Mio nonno Joseph Covatta era di Frosolone – dice Tony C da Cincinnati con orgoglio – Nel mezzo della misera attitudine anti immigranti di oggi, è stato bellissimo leggere della pacifica, umana e laboriosa esperienza dei miei cugini frosolonesi”. I miei nonni erano di Duronia – gli fa eco Marl Manzo (Washington) – non lontano da Frosolone. Leggere questa storia mentre sono in un ristorante italiano a Vancouver in un viaggio di lavoro, mi ha riportato indietro ad alcuni dei ricordi più belli della mia vita: il pranzo della domenica al tavolo dei miei nonni. Grazie”. E poi c’è Anna da Montreal che dice: “Grazie per aver acceso i riflettori sul Molise e su una delle sue tradizioni più autentiche. La mia famiglia proviene da Ripabottoni, ho visitato quelle zone tante volte e posso certificarne la bellezza del territorio ancora intatto”.

E quando il cibo diventa arma di battaglia ecco Tom. B. da Philadelhia: “Questa potrebbe essere la giusta risposta alla propaganda vegana che prova a sostenere che l’agricoltura con gli animali sia dannosa per l’ambiente… Cancellerebbero una tradizione millenaria per piantare fagioli di soia…”. Il mondo è bello perché è vario, no?

Scegliamo per ultimi tra i tantissimi che continuiamo a leggere, da ogni dove, questi due commenti., perché sono emblematici: una miscela di realtà e speranza. Sono di Giampiero C. da New York e Lucia da Montreal. Il primo dice: “Una lettura fantastica. La mia famiglia viene da Torella del Sannio, sono stato diverse volte a Frosolone da bambino, da ragazzo e da adulto. E’ sempre bello quando questi paesi delle aree rurali accendono l’attenzione delle grandi città. Nella speranza che ciò possa avviare l’attività turistica in quell’area”.

Lucia chiosa: “La famiglia di mio marito viene dal Molise. Le proprietà di suo zio sono a Cantalupo nel Sannio. Ho appena chiamato mio marito. Gli ho detto di leggere l’articolo del NYT. Forse il nostro prossimo viaggio sarà dedicato a questa transumanza”. Lo speriamo tutti dalle nostre parti. Noi molisani vi accoglieremo, con il calore umano, il paesaggio e il buon cibo che ci caratterizza.