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“Gli ultimi sempre al primo posto”

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    Messaggio della Caritas diocesana in occasione della 105esima Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato (29 settembre 2019): “Vicini a tutte le persone che a prescindere dalla nazionalità, dal colore della pelle e della religione stanno attraversando un momento di esclusione ed emarginazione”

    La Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato dal 1914. È sempre stata un’occasione per dimostrare ed esprimere preoccupazione per le diverse categorie di persone vulnerabili in movimento, per pregare per le sfide e aumentare la consapevolezza sulle opportunità offerte dalla migrazione. Nel 2019, la Giornata verrà celebrata domenica 29 settembre.

    Papa Francesco ha scelto il tema Non si tratta solo di migranti per mostrarci i nostri punti deboli e assicurarci che nessuno rimanga escluso dalla società, che sia un cittadino residente da molto tempo, o un nuovo arrivato. A tal proposito, la Caritas della Diocesi di Termoli-Larino ha voluto diffondere una riflessione rivolta all’intera comunità per sensibilizzare ogni persona su un tema che riguarda tutti:

    Non si tratta solo di migranti: si tratta di mettere gli ultimi al primo posto”, questa affermazione del Santo Padre da sola potrebbe bastare a spiegare il senso della giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2019. Forse a guardar bene non dovremmo chiamarla giornata del migrante, ma giornata dell’umanità, poiché essa riguarda intrinsecamente ognuno di noi. Andare oltre le distinzioni straniero/italiano, uomo/donna, ci permette di andare alla radice della questione, e cioè alla paura di incontrare l’altro, tipica della nostra società, dove “globalizzazione dell’indifferenza”, individualismo e mentalità utilitaristica, fanno di ogni persona un estraneo, uno straniero.

    Ed è proprio in un ottica di contrasto a questa mentalità imperante che la nostra Diocesi, per tramite della sua Caritas, si adopera per promuovere e sostenere attività, servizi e progetti che vedono come destinatari tutte quelle persone, che a prescindere dalla nazionalità, dal colore della pelle, dalla religione stanno attraversando un momento della loro vita caratterizzato da esclusione ed emarginazione che nella società della “cultura dello scarto”, trasforma ognuno di loro in un invisibile, un estraneo, uno straniero.

    È per questo che la giornata del migrante e del rifugiato non può e non deve concludersi alla mezzanotte del 29 settembre ma deve durare tutto l’anno, 365 giorni, fino a quando avremo la forza di ascoltare gli inascoltati e di dare voce a chi non ha voce.

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