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Fermate soppresse a Val di Sangro e operai costretti a piedi, convocato incontro in Abruzzo

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Le Regioni Molise e Abruzzo hanno convocato i sindacati e tutte le parti in causa dopo le numerose richieste, soprattutto da parte della Cgil, dalla categoria dei trasporti Filt e da quella dei metalmeccanici Fiom, per risolvere l’odioso problema dei pendolari che ogni giorno, partendo dal Molise, devono raggiungere il nucleo industriale di Atessa Val Di Sangro.

Venerdì 6 settembre, infatti, è stata recapitata la nota a firma del Sottosegretario alla Presidenza della Regione Abruzzo e dell’Assessore regionale ai trasporti del Molise, con la quale si convoca un incontro del tavolo istituzionale per il prossimo 11 settembre in Abruzzo, a cui sono stati invitati anche tutti i soggetti interessati delle due Regioni.

Il tema è ormai noto da tempo e riguarda tutte quelle maestranze che ogni giorno utilizzano il trasporto pubblico per raggiungere il proprio posto di lavoro. Centinaia sono i lavoratori interessati che, per ragioni incomprensibili, si sono visti sopprimere alcune fermate all’interno del nucleo industriale di Atessa, non avendo più garantita la compatibilità di tempi con la presa in servizio degli stessi operai nelle rispettive fabbriche del nucleo industriale.

“Come sindacato – scrive Il Segretario Regionale Cgil Abruzzo Molise Franco Spina -, abbiamo sempre sostenuto che fosse paradossale una rimodulazione del sistema che non contempli le necessità di chi usufruisce del servizio. Così come è paradossale che non si riesca a trovare una sintesi anche economica di modesta entità rispetto ai volumi totali del trasporto, pur in presenza di una necessità seria e dimostrabile.

Il mondo del lavoro dovrebbe essere al centro delle politiche governative e andrebbero superati eventuali problemi organizzativi, tanto più quando eroici lavoratori si spostano tutti i giorni percorrendo centinaia di chilometri per mantenere i legami con la propria terra di origine”.

Spina ricorda inoltre che “il Molise è una terra che perde annualmente circa 2.000 abitanti, per lo più cittadini che si trasferiscono per trovare lavoro. Se come Regione ci permettiamo il lusso di trascurare anche tutti quelli che vogliono restare in Molise, ma devono (loro malgrado) spostarsi quotidianamente per lavorare, rischiamo di aggravare le nostre fragilità, oltre a creare un danno legato all’ulteriore arretramento economico regionale derivante dal mancato introito delle tasse”.

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